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King of New York.
Rimatore abile come pochi, Mc dal flow magistrale, poeta di strada, icona black, quando parliamo di Nas siamo di fronte a un vero fenomeno del rap degli anni '90 e, più in generale, a un gigante di questo movimento culturale e musicale.
Figlio di un musicista jazz, classe '73, Nasir Jones è un talento precocissimo, sbocciato a suon di rime per le strade dei project di Queensbridge di NYC, uno dei più grandi ghetti di tutti gli Stati Uniti. Il ragazzo si appassiona e affina la sua tecnica ascoltando i 'fratelli grandi' della Golden Age e della Old School: Big Daddy Kane, Gang Starr, EPMD, Marley Marl e Public Enemy.
A 14 anni 'Nasty Nas' è una piccola superstar di quartiere e gode della tipica fama dei 'saranno famosi': tutti parlano del piccolo rapper 'mezzo uomo e mezzo meraviglia', un rimatore micidiale che per inventiva, prontezza e stile darebbe del filo da torcere persino a Rakim. Un prodigio destinato a stravolgere il rap game con il solo aiuto di un microfono. Il suo album d'esordio, "Illmatic" del 1994, si rivela uno dei successi più annunciati mai registrati e oggi viene riconosciuto come uno dei migliori dischi del decennio. I pezzi assurti allo status di classico sono "Life's A Bitch" (eseguita con l'amico d'infanzia AZ), "N.Y. State Of Mind", "The World Is Yours" e "It Ain't Hard To Tell".
Per la verità a contribuire al successo di Nasir è la sponsorship della 'creme' dei producer della città - figure chiave nel rap più che in altri ambienti - tra cui il leggendario DJ Premier, Pete Rock, Large Professor (colui che lo introduce nell'ambiente) e Q-Tip di A Tribe Called Quest, tutti fautori di un hip hop indipendente, venato di jazz, e meno influenzato dalle derive commerciali che il genere subisce in quegli anni. Ciò che colpisce non è la precocità del talento di Nas (molti mc sono già strafamosi a 20 anni) bensì la maturità, l'autorevolezza e lo stile originale esibito del giovane rapper. Le sue rime - mai sboccate o urlate, sono intelligenti ed evocative, i brani sono simili a storie ben sceneggiate, cronache dalla ghetto life e spaccati dei bassifondi di New York, inquadrati e descritti con fluida abilità dal punto di vista di un cantastorie metropolitano lucido e consapevole. Ma ancora di più "Illmatic" segna il rinascimento artistico del rap della East Coast, da tempo stagnante e schiacciato dalle tonnellate di produzioni californiane scatenate da Dr. Dre e dall'imperante gangsta rap.
Solo Nas e pochi altri rapper newyorchesi (leggi Wu-Tang Clan, saliti alla ribalta l'anno precedente con l'innovativo "Enter The Wu-Tang (36 Chambers)") tengono alto il vessillo e l'onore nella Grande Mela, dove il rap è nato ed è diventato grande.
Quando nel 1996 pubblica il suo secondo album completo, "It Was Written", Nas entra nelle case e negli stereo dei milioni di americani che acquistano il CD, che comincia e finisce con 2 brani da antologia del rap: "The Message" e "If I Ruled The World", rifacimento del successo di Kurtis Blow, con coro cantato da una Lauryn Hill alla prima uscita ufficiale dopo il successo mondiale di "The Score" con i Fugees.
Nas è uno storyteller prolifico, fonte inesauribile di fermento e creatività. Tra le sue collaborazioni figurano i personaggi più in vista dell'hip hop, del rhythm and blues e del pop: Diddy, Dr. Dre, Eminem, R. Kelly, Notorious B.I.G. , Missy Elliott, Mary J. Blige e Jennifer Lopez.
Spesso però la quantità lavora a discapito della qualità e questo vale anche per Nas; così si spiegano le alterne fortune dei dischi pubblicati tra il 1999 e il 2001 e l'accoglienza non unanime da parte di un pubblico divenuto nei suoi confronti sempre più esigente: "I Am...The Autobiography" (la cui versione italiana contiene il duetto "Hate Me Now" con Frankie Hi NRG al posto dell'originale Diddy), "Nastradamus" e "Stillmatic". Ma tra alti e bassi la carriera e la dimensione artistica di Nas continua a crescere, allargando nel corso degli anni e degli album le sue doti di cantastorie e re delle pantomime (in tutti i suoi dischi Nas assume diverse identità: da Nasty Nas a Nas Escobar, da Nastradamus a God's Son).
Ma intanto altri contendenti si sono fatti avanti per raccogliere lo scettro di primo Mc di New York, lasciato vacante dal defunto Notorious B.I.G., tra cui DMX e Jay-Z. Proprio quest'ultimo conosce un'ascesa irresistibile che lo porta a sostituire Nas nel ruolo di numero uno della East Coast, titolo che può sembrare di poco conto ma che in realtà è fondamentale nel competitivo mondo del rap, che da sempre si fonda sulla sfida. Non è un caso se quindi se nel 2001 Jigga e Nas sono protagonisti di una faida verbale che culmina con reciproci dissing inseriti nei rispettivi album ("Takeover" in "The Blueprint" per Jay-Z e "Ether" in "Stillmatic" per Nas). L'anno seguente Nas ritorna sul mercato con un album di forte impatto emotivo e degno dei suoi primi lavori, "God's Son", un lavoro introspettivo condizionato dalla scomparsa della madre Ann Jones e impreziosito dalla presenza di tre chicche: il brano "Warrior Song" con l'astro nascente dell'r&b Alicia Keys, Eminem nelle vesti di producer per "The Cross" e un 'duetto unplugged virtuale' con il defunto Tupac Shakur nella toccante "Thugz Mansion (N.Y.) ". Sposato con la cantante r&b Kelis, nel 2006 Nas, a sorpresa, sigla la pace con Jay-Z entrando nella scuderia Def Jam, di cui il rapper di Brooklyn è amministratore delegato. Passa qualche mese e arriva il nuovo album - "Hip Hop Is Dead", preceduto dall'omonimo singolo - un disco critico e provocatorio che provoca un sacco di polemiche interne ed esami di coscienza nel mondo del rap, che si spacca in due tra chi è a favore di Nas e chi contro.
L'estate 2008 vede la luce il nuovo album di Nas, con "Hero" come singolo portante, dopo mesi di polemiche sul titolo che hanno coinvolto non solo i vertici della label ma anche politici e opinione pubblica. Nas infatti avrebbe voluto intitolare il disco "Nigger" ma dopo il forte biasimo di leader afroamericani (Jesse Jackson e Al Shrapton) e la presunta contrarietà della sua stessa label, Nas è dovuto tornare sui suoi passi. A nulla è valsa la solidarietà di moltissimi colleghi - da Common a Ice Cube, da Melle Mel a Alicia Keys - sulla copertina del nuovo disco del rapper newyorchese campeggia la scritta "Untitled", un non-titolo scelto probabilmente in segno di protesta.