Nevermore

Nevermore

L'essenza del metal moderno.
I Nevermore emergono nella scena di Seattle nel 1994: la città è in piena rivoluzione grunge, ma il cantante Warrel Dane e il bassista Jim Sheppard non fanno una piega e rimangono fedeli al power- thrash che praticavano nei dissolti Sanctuary. Della nuova creatura fanno parte anche Jeff Loomis, chitarrista purosangue con una formazione death, e Van Williams alla batteria. Il primo contratto è subito un affare di peso: niente meno che la Century Media.
Nel 1995 esce l'impressionante (per una band sconosiuta) disco omonimo, il primo di una lunga collaborazione con il produttore Neil Kerson (Judas Priest, Queensryche, Dokken). I Nevermore partono in tour, di spalla ai Death in America e ai Blind Guardian in Europa, e folgorano le 100mila persone del Dynamo Rock Festival. Tornati in patria, assoldano il chitarrista Pat O'Brien, ex-Monstrosity, e nel 1996 pubblicano l'EP "In Memory". E si comincia a capire che qui sta succedendo qualcosa di veramente grosso.
La conferma alla sensazione che i Nevermore non sono una band come le altre è racchiusa in "The Politics Of Ecstasy" (1996): aggressività, scarti psicotici, melodia deviata, abilità strumentale fuori dalla norma si fondono in una power-thrash dai toni progressivi. La critica grida al miracolo, i metalkid sono in tumulto. Pat O'Brien lascia il gruppo per entrare nei Cannibal Corpse, sostituito dall'ex-Forbidden Tim Calvert. Nel 1999 esce "Dreming Neon Black", un concept-album ambizioso e oscuro, uno dei capolavori metal del decennio. I Nevermore sfoggiano una personalità debitrice solo del proprio talento, con dominio assoluto sul songwriting intrecciano le sfuriate trash e le dissonanti discese chitarristiche di Loomis alla voce teatrale di Dane: episodi come la title-track o la gotica "Cenotaph" fanno scivolare brividi lungo la schiena.
In seguito ai tour negli Stati Uniti (con i Mecyful Fate), in Europa e in Australia, Calvert decide di lasciare i compagni, che proseguono come quartetto nella configurazione originale. Poi scelgono un nuovo produttore, Andy Sneap (Machine Head, Testament, Kreator), e con lui si rinchiudono nei Village Studios – leggenda li vuole posseduti - in Texas. "Dead Heart In A Dead World" (2000) riesce in un'impresa che sembrava folle: superare "Dreaming Neon Black". Incredibile.
Siamo al cospetto della miglior band metal del mondo? (Sì.)
La stampa si inchina, il disco infuria come un uragano sulla scena mondiale e inaugura un biennio di straordinari concerti: dai festival Wacken Open Air, Dynamo e With Full Force, fino ai tour con Arch Enemy, In Flames/Shadows Fall, Opeth/Angel Dust e Savatage.
Per cesellare "Enemies Of Reality" (con la produzione balbettante di Kelly Gray: qualche dinamica si perde nell'impasto di chitarre e basso) ci vogliono due anni: l'album viene pubblicato solo nel 2003 e conferma l'eccellenza della band. E' un viaggio cupo ed enigmatico, guidato dalla voce e dai testi di Dane, ormai uno dei migliori cantanti in circolazione. Nessuna vera innovazione rispetto a "Dead Heart In A Dead World", ma "Enemies Of Reality" – per il tiro senza cedimenti, per la maestria strumentale, per il sound coeso - vale il 95% della produzione pesante contemporanea.
Nel 2004, prima di tornare in Europa per una serie di concerti (tra cui il nostrano Gods Of Metal), i Nevermore rinnovano il contratto con la Century Media dopo controverse trattative e tornano a essere un quintetto, integrando ufficialmente in rosa il chitarrista Steve Smyth, ex-Testament e in forza nei Dragonlord.