Nicola Conte

Nicola Conte

Un grande amore: il jazz. E una grande idea: riproporlo nel terzo millennio, in salsa acida.
Nicola Conte nasce nel 1964 nella provincia di Bari e cresce studiando musica classica e sviluppando fin dalla giovane età la passione per il jazz: Miles Davis, John Coltrane, Chet Baker, Horace Silver, Art Blakey e il jazz degli anni Cinquantad-Sessanta sono i suoi eroi più amati, ma gli ascolti spaziano anche nel campo del blues, della musica italiana (Ennio Morricone, Piero Umiliani, Armando Trovajoli, Piero Piccioni), dei quartetti brasiliani, del jazz modale, dell'easy listening, della musica etnica. Nicola è un collezionista, uno studioso e, naturalmente, un musicista. Dopo la laurea, nella prima fase della carriera, lavora molto in Puglia, soprattutto nel collettivo Fez di Bari, da lui fondato, che ha sede nell'omonimo locale, sorta di mito regionale e fucina di idee e sorprendenti scambi culturali. L'amore per il jazz e i ritmi brasiliani della bossanova portano Conte a esplorare territori sconosciuti, a ricercare gruppi e ritmi ancora nascosti al grande pubblico, a collezionare dischi fuori dai giri classici della musica jazz contemporanea. Nei primi anni Novanta al Fez nascono le prime produzioni di Conte, con lavori per il Paolo Achenza Trio, il Fez Combo, l'Intensive Jazz Sextet e il Quintetto X (tutti gruppi che suonano acid jazz), i Balanço (colonne sonore), gli Street Jazz Unit (un jazz più in stile Blue Note).
Verso la fine degli anni Novanta l'intensità e il livello delle produzioni aumenta: Jazz Convention, il Quartetto Moderno, il Rosario Giuliani Quartet e lo Schema Sextet sono i gruppi a cui Conte si lega di più, scegliendo i musicisti che poi lo accompagneranno nelle sue creazioni personali: Fabrizio Bosso, Gianluca Petrella, di Lorenzo Tucci, Pietro Ciancaglini, Gaetano Partipilo e Pietro Lussu. Il primo album scritto a nome Nicola Conte esce nel 2000, con il titolo "Jet Sounds", nel quale si ravvisano le influenze di una vita, dal jazz alla bossa, dalle colonne sonore alla tradizione italiana, alla psichedelica. Il successo di critica e pubblico è notevole (50.000 copie in tutto il mondo, ma soprattutto tantissime compilation che ospitano i suoi brani) e comincia una nuova attività per Conte, quella di DJ, che lo porta a esibirsi nelle notti dance per tutto il globo. Il disco uscirà negli Usa in una versione rivisitata, sotto il titolo "Bossa Per Due" (dal titolo del singolo di successo), per la Esl Music (Eighteenth Street Lounge, dei Thievery Corporation).
DJ, producer e compositore, l'attività di Conte all'alba del nuovo millennio non si ferma mai. Produce la bossa nova di Rosalia De Souza ("Garota Moderna"), pubblica il singolo "New Standards" e lavora a diversi remix jazz. La sua missione di portare il jazz nei club è riuscita e crea una tendenza importante, che si va a inserire nel mood del chill out: la scelta di ottenere con gli strumenti tradizionali lo stesso impatto dell'elettronica è decisamente vincente. Greyboy, Eli Goulart, Yoshinori Sunahara, Trüby Trio, Re:Jazz, Koop, The Dining Rooms, Sunaga t Experience, Five Corners Quintet e molti altri, sono i gruppi su cui Conte mette le mani e il cervello per conto della Schema Records, lavorando di fino per arricchire i loro ritmi di sfumature sofisticate e per stabilire nuovi standard del jazz moderno con il marchio del made in Italy.
Nel 2002 esce "Jet Sounds Revisited", la versione remix del primo album, in cui i brani sono reinterpretati da artisti del calibro di Micatone, Les Gammas, Nuspirit Helsinki, Thievery Corporation, Koop, Kyoto Jazz Massive, Eddy & Dus, Espen Horne, and Gerardo Frisina. Il secondo full lenght di Conte, prodotto nientemeno che dalla Blue Note (primo artista italiano prodotto dalla famosa label), è intitolato "Other Directions"; Miles Davis, bossa house e soundtrack music: c'è chi lo chiama revivalista, ma siamo in piena epoca vintage e il compositore pugliese ha trovato la sua strada. Pianoforte, batteria, contrabbasso, un pizzico di elettronica e le voci di Cristina Zavalloni, Bembe Segue, Lucia Minetti e Lisa Bassenge sono gli ingredienti dell'album, che rende omaggi a Jack Kerouac ("The Dharma Bums"), Shelley ("Wanin' Moon") nel nome di un romanticismo che vuole proporsi come alternativa al trash della cultura e della musica contemporanea. Dopo la release, Conte parte in tour con il suo ottetto, ma non rinuncia a cercare nuovi sound e nuove ispirazioni per i prossimi lavori.
Nel 2008 Nicola Conte torna con "Rituals", disco che segna anche un passo fondamentale nella sua crescita artistica, sviluppata ulteriormente grazie al suo impegno nella composizione delle musiche dell'album, ma anche sui testi. Come nel precedente lavoro, non mancano i riferimenti culturali letterari a lui cari e grazie ai quali ha trovato ispirazione per la scrittura dei brani.
Tra le letture dei poeti che hanno dato linfa vitale alle lyrics dei brani troviamo il poeta inglese Dylan Thomas e l'americano Langston Hughes. Su tutti i brani di questo nuovo disco di Nicola Conte, quelli che maggiormente hanno avuto uno spunto letterario dall'opera dei due scrittori sono "Like Leaves In The Wind", le cui liriche sono interpretate da Josè James su cui volano leggeri gli arrangiamenti dei fiati realizzati da Till Bronner e Sandro Deidda, valente musicista campano presente in ben sette tracce dell'album, "I See All Shades Of You, impreziosito dall'impostazione classica di Alice Ricciardi e "The Nubian Queens", in cui il drumming del finlandese Teppo Maikinen lascia subito il segno mentre gli assoli di Fabrizio Bosso e Timo Lassy non danno segni di cedimento alcuno, sino alla fine del brano.
Un'altra grande novità che si percepisce ascoltando "Rituals" è quella che riguarda la forma compositiva, i colori, le sensazioni ed il mood romantico espressi dalle note "blue"della chitarra del Nicola Conte strumentista. Tra i grandi storici strumentisti del passato dai quali l'artista pugliese attinge la sua ispirazione, tra quelli più famosi, citiamo Barney Kessel, Jim Hall,Wes Montgomery,Grant Green, Pat Martino, Gabor Szabo, Kenny Burrell. Grandi concezioni artistiche quindi, che ci lasciano presagire ancora tante sorprese negli album futuri dell' artista italiano.