Nina Simone

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Nina Simone

Eclettica, capace di spaziare come poche altre cantanti nei generi musicali, ma con colorature soul che sono sa sempre il suo segno distintivo: Nina Simone è una delle più grandi interpreti del 20° secolo e contemporaneamente una delle più difficili da classificare, capace com'è di passare dal soul al jazz, dal pop al gospel fino al blues. E forse, paradossalmente, proprio la sua grande versatilità è il motivo che l'ha resa una cantante difficile per il grande pubblico, spesso disorientato dalle sue scelte.
Nina Simone deve lottare duro per affermarsi come cantante: gli enormi ostacoli che supera forgiano un carattere schietto e indipendente, capace anche di furiosi litigi con pubblico e promoter. Nasce in una famiglia con 8 figli, in un periodo nel quale avere la pelle nera negli Usa significa essere pesantemente discriminati. Nonostante ciò riesce a entrare nella prestigiosa Juilliard School of Music di New York: sono gli anni '50, la cosa è decisamente sorprendente, lei sogna di diventare una pianista di musica classica.
La svolta verso la carriera di cantante avviene per puro caso: per guadagnare un po' di soldi Nina Simone accompagna solisti, insegna pianoforte e si presenta alle audizioni per suonare nei nightclub. Ed è proprio in un locale di Atlantic City che le suggeriscono di cantare, oltre che suonare, così da aumentare le proprie chance di lavoro: mai suggerimento ottenne risultati così eclatanti, perché di lì a poco Nina Simone getta le basi per diventare una delle più importanti cantanti del secolo.
Nei tardi anni '50 comincia a registrare per la piccola etichetta Bethlehem (sussidiaria della King, grossa label di R&B e rock 'n' roll) e già nel 1959 la sua versione di "I Love You Porgy" di George Gershwin entra nella top20. Col passare degli anni diventa chiaro che le hit in carriera non saranno molte, ma diventa anche evidente che la sua produzione si rivolge più alla nicchia della musica da nightclub che all'affollato giro del rock 'n' roll e dell'R&B. Ed è proprio in questa nicchia che i primi anni '60 forgiano la fama di una versatilità forse insuperata: Nina Simone può cantare di tutto, dal jazz al folk israeliano, dagli spiritual ai brani delle colonne sonore cinematografiche.
La metà dei '60 segna l'apice della sua carriera, con una produzione impressionante (5 album nel solo anno 1966). Sono album molto eclettici, che spaziano dalle ballate di Jacques Brel e Billie Holiday fino al pop e ai brani più impegnati dal punto di vista politico. Come tutti i coloured di quel periodo, infatti, anche Nina Simone rimane molto influenzata dal movimento per i diritti civili dei neri. La traccia più evidente di ciò si trova nei brani che compone da sé, su tutti "Mississippi Goddam" e "Old Jim Crow", prove la cui raffinatezza musicale ha fatto sperare che componesse più spesso di quanto non abbia in realtà fatto. Del resto, Nina Simone ha saputo farsi perdonare scegliendo con grande attenzione le sue cover: che dire infatti di "Ne Me Quitte Pas" di Jacques Brel, "Don't Let Me Be Misunderstood" degli Animals o "Pirate Jenny" della coppia Weill-Brecht?
Nel corso dei primi anni '70 la produzione discografica continua a essere molto prolifica, ma caratterizzata da minore versatilità (a farla da padrone è soprattutto il pop-soul). È invece sul piano umano che le cose vanno a rotoli: Nina divorzia dal marito e manager Andy Stroud, va incontro a seri problemi finanziari e diventa una sorta di nomade (vive in Svizzera, Liberia, Francia, Barbados, Gran Bretagna). Dopo aver rescisso il contratto con RCA registra raramente, pur riuscendo a pubblicare comunque un paio di album ben accolti dalla critica. Il colpo di coda è datato anno 1987, quando "My Baby Just Cares For Me" diventa una hit grazie anche all'utilizzo che ne viene fatto in uno spot pubblicitario. Nel 1991 pubblica l'autobiografia ("I Put A Spell On You") e nel 1993 l'album "A Single Woman" segna il ritorno con una label di prestigio negli States. Ma il resto degli anni '90 Nina Simone si fa vedere raramente, preferendo la sua casa in Provenza e un'esistenza pacata fino al giorno della sua morte (21 aprile 2003). "Vivo da reclusa – aveva dichiarato – come piace a me. Faccio passeggiate, trascorro ore sotto il porticato, poto le piante, raccolgo i fiori. E siccome sono anche una donna fortunata, a volte mi concedo un concerto nei paraggi". Un'altra voce indimenticabile entra nella leggenda.