Nine Inch Nails

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Trent Reznor è il Genio del Male.
E i Nine Inch Nails sono Trent Reznor.
Una volta risolta l'equazione possiamo anche addentrarci nel progetto più disturbante del panorama rock di fine Novecento: i Nine Inch Nails nascono a Cleveland nel 1989 dalla fantasia malata di Michael Trent Reznor (di Mercer, Pennsylvania), ex studente di pianoforte e ingegneria elettronica che capitalizza una militanza in oscuri gruppi minori e un'esperienza nello studio di registrazione locale. Sono in due: Chris Vrenna suona la batteria, Trent (compleanno: 17 maggio 1965) fa tutto il resto.
Odio, oscurità, arte, violenza, techno: questa è la rosa dei venti made-in-Nine-Inch-Nails, che esordiscono già all'insegna del bizzarro: il primo disco, "Industrial Nation" non verrà mai pubblicato. Poco male, perché nel 1989 arriva "Pretty Hate Machine", una miscela di cybermelodie e odio che violenta l'establishment discografico yankee. Il singolo "Head Like A Hole" fa razzia nella classifica di Billboard per due anni e in versione video diventa uno dei clip più richiesti su MTV: non scordiamoci che sono gli anni delle boyband, gli anni di unplugged e gli anni delle rassicuranti reunion per i gruppi storici.
Ora che ha gettato le basi per il fenomeno, Trent Reznor mette in chiaro anche altre due cosette. Primo, i NIN non sono una band: comanda lui, senza discussioni. Secondo: i Nine Inch Nails vanno oltre la musica perché sono anche moda, arte, brand. Il logo con la N rovesciata, tanto banale quanto memorabile, fa concorrenza alle vere fashion griffe, ogni disco è numerato in serie e si chiama "halo" (aureola), mentre per le copertine si arriverà a scomodare David Carson, dio in terra della grafica pubblicitaria dallo stile visionario, trendy e analogico. Quanto basta per farsi amare o odiare.
E 5 milioni di americani sceglieranno di amare: succede con "The Downward Spiral", seconda uscita ufficiale.
Ma siamo ancora nel 1992 e, prima del boom, Reznor fa uscire a breve distanza due EP (altra abitudine caratteristica del gruppo) che la bibbia degli alternativi Usa College Music Journal etichetta come minaccia elettrometallica: "Broken" e "Fixed" frutteranno al Genio del Male due Grammy Award. "Broken" debutta al numero 10 delle chart Usa, e frusta tutti con le sue liriche al vetriolo. "Fixed" è la versione remixata di "Broken" e oltre a cambiare alcuni titoli in "Fist Fuck" e "Screaming Slave" chiama a raccolta autentici guru della cultura indie: vi dicono niente i Coil e Butch Vig (produttore di Sonic Youth e Nirvana)? Nel frattempo Reznor e il manager John Malm superano gli annosi dissidi con la TVT inventando la nuova casa discografica Nothing Records, che se da un lato restaura vecchie glorie come The The, dall'altro scopre e lancia il fenomeno Marilyn Manson.
Sembra già tanto, ma il 1994 è l'anno del botto mondiale.
I Nine Inch Nails entrano nell'ex villa di Sharon Tate e ci registrano il secondo album, "The Downward Spiral": 14 canzoni, tante quante le stazioni della Via Crucis. I NIN schiaffano in classifica due singoli che rispondono al nome di "March Of The Pigs" e "Closer" (rispettivamente, halo seven e halo nine). Quest'ultimo passa alla storia per il coro "I Wanna Fuck You Like An Animal", con tanto di drum-machine in sottofondo.
Intanto Reznor canta "Dio è morto / e chi se ne frega", troneggia nella top ten delle rockstar più sexy su Playgirl e incanta le folle con l'unica performance veramente memorabile (completamente ricoperto di fango, mesmerizza 350.000 persone) di Woodstock '94. Risultato: 5 milioni di copie vendute solo in America.
Il disco pluriplatinato ispira il remix-project "Further Down the Spiral" che dà la benedizione alla nuova Deejay Generation accalappiando sua maestà Aphex Twin: ma i NIN sono ancora in tour, e quando suonano le ipnotiche note di "The Downward Spiral" il palco sembra una grande stanza che progressivamente si riempie di sangue. All'apice del successo, i Nails optano per la qualità.
Il combo si dà alle soundtrack: partecipa al "Corvo" con la cover di "Dead Souls" dei Joy Division, mentre Reznor compila personalmente l'intera soundtrack per "Natural Born Killers" di Oliver Stone, cui i NIN prestano "A Warm Place" e "Something I Can Never Have". Ma Reznor è incontenibile, lancia la moda delle musiche per videogame con "Quake" e intanto si fa fotografare sulla copertina di Rolling Stone assieme a David Lynch (motivo: l'ossessiva "The Perfect Drug" ritma le sequenze di "Lost Highway").
Siamo già nel 1997 e "The Downward Spiral" non ha ancora un erede: arriverà solo nel 1999. Il nineteen nine del nineteen ninetynine (19/9/1999), i Nine Inch Nails pubblicano "The Fragile": halo fourteen, terzo attesissimo album, doppio, disco di platino, oltre 100 minuti di musica assolutamente non commerciale anticipati dall'ennesimo singolo sperimentale, "The Day the World Went Away", un muro di chitarre distorte melodicissimo.
È la consacrazione: i nuovi singoli "We're In This Together" e "Into The Void" insegnano a tutti cosa vuol dire crossover techno, mentre i NIN si imbarcano nel "Fragility Tour" e Trent Reznor viene votato Best Artist of 2000 da Alternative Press fra un pugno (l'allusiva "Starfuckers Inc.") e una carezza (la successiva riconciliazione) all'ex protegè Marilyn Manson.
L'ennesimo album di remix "Things Falling Apart" (autunno 2000) rifà il look agli incubi di "The Fragile" ricorrendo alle visioni sonore dei techno-santoni Adrian Sherwood e Dave Ogilvie.
L'anno successivo arriva la seconda soundtrack per videogame: stavolta nientemeno che "Tomb Raider", ma Trent ha già voglia di cambiare aria. E lo dimostra a tutti con "And All That Could Have Been" (2002): il primo live ufficiale dei Nine Inch Nails, che allo stesso tempo chiude i conti col passato aprendo nuovi inquietanti sentieri. Il primo disco è una selezione dinamitarda di vecchie gemme catturate durante il memorabile Fragility 2.0 Tour, mentre il secondo platter (presente nell'edizione doppia a tiratura limitata) mette in fila quattro strumentali, quattro classici riletti al pianoforte e un nuovo struggente anthem: "And All That Could Have Been", farcita di echi e singhiozzi.
La curiosità di scoprire quali sentieri batterà ora Trent Reznor monta inesausta, ma il nuovo album si fa attendere fino allo sfinimento: il problema è che Trent si sta distruggendo, sgretolato dall'alcolismo e dalla tossicodipendenza. Nel 2002 decide di venirne fuori, abbandona ogni progetto musicale, come quello dei Tapeworm (in collaborazione con Maynard James Keenan dei Tool e altri), e per un anno e mezzo pensa solo a rimettersi in carreggiata. E ci riesce.
Nel 2004, dopo aver fatto piazza pulita dei vecchi manager e collaboratori ed essersi trasferito a Los Angeles, torna finalmente in studio e in pochi mesi di lavoro (con una qualità e una lucidità che stupiscono lui in prima persona) il nuovo, devastante album dei Nine Inch Nails è pronto. "With Teeth" esce nel 2005 e vede un ritorno alla forma canzone, rispetto a "The Fragile", e la collaborazione di vari importanti batteristi tra cui Dave Grohl (Nirvana, Foo Fighters, Queens Of The Stone Age).
Nella primavera 2007 esce "Year Zero" (aka "Halo 24"), preceduto da una serie di 'indizi' disseminati nel corso di esibizioni live della band in Europa: in varie occasioni, infatti, nelle location vengono trovate chiavi USB contenenti track del nuovo disco. Intanto la band è impegnata in una lunga serie di concerti tra Europa, Australia e Giappone, a riprova della ritrovata energia dei NIN, che hanno intenzione di restare in giro ancora per molto tempo.
Il Male è sempre fra noi.