No Doubt

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No Doubt

Morire e rinascere come se niente fosse, grazie a Gwen Stefani, la vera Araba Fenice del rock del 2000.
I No Doubt nascono artisticamente nel dicembre del 1986. John Spence è il nome del loro guru – lo stesso nome del gruppo è una sua espressione tipica; i fratelli Eric e Gwen Stefani ne costituiscono invece lo scheletro. Nel giro di pochi mesi alla band si aggiunge il bassista Tony Kanal, futuro compagno della vocalist Gwen per molti anni.
Il 21 dicembre del 1987 John Spence scompare tragicamente suicidandosi in un parco di Anaheim, nei pressi di Los Angeles. Il dolore è grande, la band vive momenti difficili ma continua a suonare pensando di fare ciò che John avrebbe voluto. Entrano a far parte della lineup anche Tom Dumont e Adrian Young e il gruppo subisce una piccola svolta. Grazie all'aiuto di Flea - bassista dei Red Hot Chili Peppers - i No Doubt registrano nel 1990 il primo demo e spuntano un contratto con Interscope, a cui fa seguito 2 anni dopo l'album "No Doubt", una miscela di ska, punk e new wave.
Il disco non ottiene un gran successo anzi, gli scarsi risultati ottenuti spingono la label a scaricare momentaneamente la crew californiana, per ingaggiarla nuovamente nel 1995 in occasione del secondo album del gruppo:"Tragic Kingdom". Questa volta però la musica è diversa: il disco viene prodotto da Matthew Wilder - producer esperto – che rende i 14 brani più omogenei e accessibili a tutti, accentuandone la riuscita miscela di melodie new wave, rock grunge e musica solare della West Coast.
Inoltre la costante programmazione da parte di MTV dei video di "Just a girl", "Spiderwebs" e "Don't Speak" sospinge poco alla volta l'album verso i vertici della classifica americana. Proprio il video di quest'ultima ballata vince nel 1997 un MTV Music Award e lancia Gwen tra le rockeuse più intense e sensuali dell'ultima generazione.
Poi, proprio al momento di raccogliere il successo e spingerlo sempre più in alto, i No Doubt semplicemente spariscono. Per cinque anni, senza un vero perché. Gwen è in crisi, i rapporti tra i membri si lacerano, il musicbiz li dà per morti e sepolti.
Nell'aprile del 2000 la rinascita: esce "Return of Saturn", album registrato a Los Angeles a cui collabora Glen Ballard, produttore di artisti del calibro di Alanis Morissette e Aerosmith. Qualitativamente il disco è all'altezza del precedente, forse complessivamente migliore e più maturo musicalmente e nei testi. La componente romantica e amorosa dei contenuti è ancora preponderante ma rispetto al passato viene affrontata in maniera meno superficiale. Gwen Stefani e soci si sforzano di allargare la loro platea ad un pubblico più adulto di quello dei teen-ager, pagandone però lo scotto. Ma rinascere è duro e rispetto a "Tragic Kingdom" qualcosa viene infatti a mancare: le vendite calano sensibilmente e i No Doubt forse pagano la mancanza di singoli-traino che invece nel precedente album abbondavano.
Nell'estate 2000 Gwen Stefani collabora con Eve alla canzone "Let Me Blow Ya Mind" contenuta in "Scorpion", il secondo album della rapper. Il pezzo è prodotto da Dr. Dre ed è un successo radiofonico e televisivo internazionale. A soli 12 mesi di distanza i No Doubt ricompaiono nei negozi con "Rock Steady", il quarto lavoro nato dalle penne di Gwen, Tony e Tom. I 13 pezzi contengono diverse collaborazioni prestigiose, fra cui spiccano i nomi di Prince (in "Waiting Room"), Dave Steward degli Eurythmics e i Neptunes. Il compito di lanciare l'album verso la vetta delle chart ricade sui due brani che precedono l'uscita dell'album, "Hella Good" e il travolgente "Hey Baby", due performance che ci propongono la front-woman Gwen Stefani sempre più attraente e convincente. I No Doubt sono tornati e questa volta vogliono rimanere tra noi.