No Use for a Name

No Use for a Name

Suonare dal vivo, esibirsi su un palco, portare il verbo alle folle con un'aggressività pericolosamente punk. Dei No Use For A Name non si sa molto, ma quello che basta. Ovvero che, con il loro impeto ribelle sono riusciti a fare breccia nelle audience internazionali diventando uno dei gruppi più stimati dagli ambienti alternative-rock degli anni Novanta.
I No Use For A Name non hanno realmente bisogno di un'introduzione, ma se proprio la volete, eccovi accontentati: vengono dalla solare San José, amano giocare a calcio, fanno un po' di canzoni hardcore ma anche molto molto melodiche, hanno cambiato qualche chitarrista per la strada, adorano fare cortometraggi e sono una delle migliori band indipendenti del nuovo millennio.
Il gruppo hardcore-punk dei No Use For A Name si forma nella zona di Sunnydale, California, nel 1987. Inizialmente la lineup prevede il cantante/chitarrista Tony Sly, il chitarrista Chris Dodge, il bassista Steve Papoutsis e il batterista Rory Koff. Esordiscono alla fine dello stesso anno con "Turn It Around", un pezzo che finisce su un doppio 7" pubblicato dalla rivista Maximum Rock'n'Roll. Due anni più tardi ritornano all'attacco con “Let 'Em Out”, singolo che viene seguito dall'album di debutto, "Incognito".
Dopo la release di "Don't Miss The Train" del 1991, il gruppo firma un contratto con la Fat Wreck Chords, per la quale pubblica "The Daily Grind" nel 1993. Cambi frequenti di formazione affliggono la band, tanto che a metà anni Novanta gli unici membri originari sono Sly e Koff. Dopo l'uscita di "Leche Con Carne" del 1994, la band mantiene un basso profilo prima di ritornare sulle scene tre anni più tardi con "Making Friends", inciso con il nuovo chitarrista Chris Shiflett e il bassista Matt Riddle. Poco più tardi, dopo aver completato "More Betterness" (1999 – considerato il loro vero breakthrough), Shiflett se ne va per unirsi ai Foo Fighters e viene sostituito dal chitarrista dei Suicidal Tendencies, Dave Nassle.
Il 2000 vede la nascita di "The NRA Years", mentre il tour che ne segue viene promosso con un disco live pochi mesi più tardi. La band rientra quindi in studio alla fine del 2001 e ricompare l'anno successivo con "Hard Rock Bottom".
A supporto del nuovo lavoro - trainato dal singolo "Dumb Reminders", che ottiene discreto airplay radiofonico nei network rock - si imbarcano nel rinomato Warped Tour (dove occupano il Main Stage) per poi dirigersi in Europa, quindi ritornare negli States dove suonano fino a fine 2002.
La voglia di fare musica e l'appartenenza ad una solida scena musicale come quella californiana porta spesso i componenti della band a dedicarsi ad altri progetti o featuring con gruppi amici: nel 2004 infatti il cantante Tony Sly pubblica, con Joey Cape del Lagwagon, uno split album solista. I tempi sono maturi per un nuovo lavoro che esce nel 2005, intitolato "Keep Them Confused". La band impiega mesi per la scrittura del nuovo materiale, e nel risultato questo processo è ben visibile: i nuovi pezzi infatti suonano più puliti e lineari, la velocità e l'impatto sonoro sono stati leggermente accantonati per lasciare strada ad una maggior lavorazione compositiva, la voce di Sly è meno aggressiva ma limpida e diretta. I contenuti sono apertamente più politici e di denuncia: una perfetta formula che fa del disco il più elaborato della band. Anche la risposta dei fans non si fa attendere quadno i No Use calcano per l'ennesima volta il main stage del Warped Tour. Il 2007 è l'anno delle celebrazioni. In occasione dei 20 anni di attività esce la seconda raccolta dei quattro, intitolata "All The Best Songs", contenente 26 canzoni di cui 2 inedite. L'anima dello skate-punk risiede comunque nei live, e la band di San Jose sembra ricordarselo bene: in occasione del loro ottavo disco, uscito nel 2008 e intitolato "The Feel Good Record Of The Year", i No Use For A Name iniziano un tour mondiale che li vede impegnati anche in Italia.