Obituary

Obituary
  • Rock, Heavy Metal, Death Metal/Black Metal
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Evil Ways

Il suono della morte.
Gli Obituary sono i fondatori del death metal di scuola americana, insieme a Death (gli intellettuali), Morbid Angel e Deicide (le due band fissate con satanismo e questioni religiose).
Il death degli Obituary deriva dal metal apocalittico dei Celtic Frost e dal thrash più estremo (Slayer su tutti), condotto al disfacimento completo, a un suono corrotto fatto di chitarre lente e mostruose, di accelerazioni improvvise, di versi gutturali e di testi morbosi e sanguinari. Gli Obituary hanno creato uno stile definito e riconoscibile, che ha raccolto proseliti nella scena heavy moderna.
Nascono con il nome di Xecutioner nel 1984 a Brandon, in Florida (nei dintorni di Tampa), formati dal cantante John Tardy, dai chitarristi Trevor Peres e Allen West, dal bassista David Tucker e dal batterista Donald Tardy, fratello di John. Nel 1985 si autproducono il mini "Metal Up Your Ass/Psychotic Minds", stampato in 500 copie, e un anno dopo incidono il demo con due canzoni "Find The Arise": la title track finisce nella mitica compilation "Raging Death" (1987) della Godly Records, una sorta di pietra fondante del death (c'è anche la prima incarnazione degli Atheist).
Dopo una breve fase come Desecration, nel 1988 la band sceglie il monicker definitivo, Obituary, e poi passa alla Roadracer Records, una divisione della Roadrunner. Il disco d'esordio, "Slowly We Rot" (1989, prodotto da Scott Burns), è un incedere tetro e brutale, condito dai grugniti e dai growl di Tardy, raramente intellegibili. I contenuti, del tutto estranei a questioni politiche o religiose (niente satanismo nelle canzoni degli Obituary), sono un'antologia di violenza, splatter e putrefazione. In qualche modo, l'abusata metafora delle paludi della Florida descrive alla perfezione l'aria malsana che si respira in mezzo alle chitarre della band. Pur se ancora in forma grezza, "Slowly We Rot" fissa le coordinate del death a stelle e strisce per il decennio a venire.
Avvengono subito i primi cambiamenti in formazione: escono West e Tucker, rimpiazzati da James Murphy (ex Death) e da Frank Watkins (prelevato dagli Hellwitch). Nel giro di un anno è pronto "Cause Of Death" (1990): il suono si satura, la struttura dei pezzi si evolve senza perdere mai di vista l'impatto, i riff della coppia Peres/Murphy crescono a dimensioni ciclopiche, la voce di John è più marcia che mai.
Nonostante il suo tocco abbia fatto grandi gli Obituary, Murphy lascia e viene rimpiazzato dal rientrante West. La band dà alle stampe "The End Complete" (1992), da molti considerato il suo capolavoro (ma le opinioni, in questo senso, si distribuiscono indifferentemente su tutti e tre i primi LP): un album pesantissimo ed elaborato, che riscuote un clamoroso successo commerciale (200mila copie) e consacra la grandezza del gruppo.
Preannunciato dal mini "Don't Care", "World Demise" (1994) segna un cambio di rotta che lascia molti fan spiazzati. È l'album più lento, soffocante e contorto che gli Obituary abbiano mai sfornato; i tempi spinti tipici del death qui scompaiono completamente. Strano a dirsi, viste le caratteristiche di uno stile musicale difficile da innovare, ma "World Demise" è un disco originale.
Giunti ormai al vertice della loro crescita, gli Obituary sembrano inarrestabili. E invece per tre anni scompaiono dalle scene, per rifarsi vivi solo nel 1997 con "Back From The Dead". Il parziale recupero della formula pre-"World Demise" non convince appieno (colpa anche di pezzi troppo lineari), ma l'album resta comunque un lavoro più che dignitoso. Parte il tour mondiale, durante il quale viene registrato il live "Dead" (1998), che costituisce, insieme, un riepilogo della carriera dei 4 floridiani e il loro testamento spirituale. Perché John, distrutto dallo stress, decide di ritirarsi dalla tournée (sostituito da Keith DeVito), decretando in sostanza la fine della corsa degli Obituary. Nel 2001 esce "Anthology", il best of della band; nel frattempo, Peres e DeVito si dedicano ai Catastrophic e Donald lavora con Andrew W.K.
Fine?
A sopresa, nel 2004 John è pronto a riprendere e richiama in azione i compagni. Gli Obituary fanno il loro ritorno con un tour mondiale spaventoso, accolto con entusiasmo da folle di deathster che, ormai, di rivedere in azione i loro idoli non ci speravano più. Nel 2005 esce il singolo "Insane", primo assaggio del nuovo album (prodotto da Mark Prator e dal fidato Scott Burns)."Frozen In Time" esce il 12 Luglio 2005, è il primo disco pubblicato dai cinque dopo la reunion, e fa strage di recensioni positive. Dopo otto anni di silenzio la band non dà segni di ammorbidimento, e i fan li riaccolgono a braccia aperte. Il tour di supporto a "Frozen In Time" è così positivo che nel gennaio del 2007 gli Obituary danno alle stampe il loro primo DVD live dal titolo "Frozen Alive", una registrazione di un concerto tenuto a Varsavia. La nuova vita degli Obituary subisce un grave colpo nel 2006, quando lo storico chitarrista Allen West viene incarcerato perché trovato ubriaco alla guida. Ma John Tardy e soci non perdono tempo, e nel giro di poche settimane caricano a bordo Ralph Santolla dei Deicide, appena in tempo per firmare un nuovo contratto con la Candlelight Records e incidere il settimo LP.
"Xecutioner's Return" è un evidente richiamo alle origini della band e segna il ritorno al death-metal più puro. Galvanizzati dai recenti successi e dall'inossidabile entusiasmo dei fan, gli Obituary attraversano un periodo incredibilmente fecondo, al punto che nel luglio del 2008 tornano in studio per registrare l'EP "Left To Die", un sostanzioso antipasto in attesa dell'ottavo lavoro della band, che vedrà la luce nel 2009.