OK Go

OK Go
  • Indie Rock, Alternative/Indie
  • L'indie rock che deve tutto a un cambio di città. All'inizio ci sono il chitarrista Andrew Duncan, il [... altro]

Skyscrapers

L'indie rock che deve tutto a un cambio di città.
All'inizio ci sono il chitarrista Andrew Duncan, il bassista Tim Nordwind e il batterista Dan Konopka. Poi Damian Kulash (voce e chitarra) si trasferisce da Washington a Chicago e qui incontra i tre futuri compagni di band. Nel giro di poco tempo nascono gli Ok Go. In ancora meno tempo il quartetto attira parecchia attenzione su di sé.
Il bello è che lo fa senza aver inciso un brano che sia uno: bastano spumeggianti concerti e puntatine come gruppo spalla di pezzi grossi tipo Elliott Smith e The Promise Ring.
Mentre le collaborazioni si sprecano, il gruppo trova il tempo di mettere a punto un paio di CD con 3 brani l'uno, così, tanto per far felici i fan.
Il definitivo salto di qualità arriva grazie al contratto con Capitol Records, alla pubblicazione dell'album omonimo "Ok Go" (settembre 2002) e al singolo "Get Over It" (che scala le classifiche al di qua e al di là dell'Oceano).
Si sa che il secondo lavoro è sempre più difficile del primo: per l'uscita di "Oh No" bisogna aspettare agosto del 2005 (in Italia marzo del 2006).
Il disco, che sancisce la sostituzione di Andrew Duncan col chitarrista Andy Ross, viene prodotto in Svezia da Tore Johnansson (The Cardigans, Franz Ferdinand).
A trascinare le vendite di "Oh No" è il singolo "A Million Ways" (che deve molto ai Clash). Il brano diventa famoso anche grazie al particolarissimo videoclip che l'accompagna: si tratta di una singola ripresa, costata 10 dollari, con un amico che regge la videocamera, Capitol Records completamente all'oscuro della cosa e la band che si esibisce in una danza bizzarra. L'etichetta si arrabbia? Forse all'inizio sì, ma nel giro di un paio di mesi il video batte ogni record di download (oltre 3 milioni) e questo basta per farsi quattro, ottimistiche risate.