Orbital

Orbital
  • Electronica, Techno, Electronica, Ambient Techno
  • Gli Orbital sono due fratelli inglesi, Paul e Phil Hartnoll, nati nel Kent e cresciuti a pane e musicassette [... altro]

Gli Orbital sono due fratelli inglesi, Paul e Phil Hartnoll, nati nel Kent e cresciuti a pane e musicassette punk ed electro (agli inizi degli '80 chi aveva pochi spiccioli in tasca si arrangiava con le musicassette). Orbital è il nome della M25, l'autostrada che gira attorno a Londra diventata famosa per essere stata la via dei rave negli anni belli dell'acid house. E che, guarda caso, passa anche da Sevenoaks, la città natale dei due fratelli Hartnoll. Gli Orbital sono anche uno tra i più longevi e, a modo suo, rivoluzionari, progetti della scena elettronica internazionale.
Siamo intorno alla metà degli anni ottanta quando gli Orbital cominciano a farsi conoscere. Fino a quel momento Phil aveva occupato le sue giornate lavorando come muratore e Paul strimpellando senza troppa fortuna con i Noddy & the Satellites. Insomma, niente di diverso da buona parte degli adolescenti inglesi di quegli anni. Poi, un bel giorno del 1987, con una drum machine, una tastiera e un registratore a 4 tracce registrano su una musicassetta (costo dell'operazione 2 sterline e mezzo) "Chime". Il pezzo comincia a girare nei circuiti underground dei rave britannici e si guadagna l'attenzione nel 1989 della FFRR Records che nello stesso anno lo ristampa, facendolo salire nelle chart britanniche, e mette sotto contratto i due fratelli Hartnoll. Ancora un paio di singoli ("Omen" e "Satan" tra il 1990 e il 1991) sono le prove generali per l'album di debutto che, pubblicato senza titolo nel 1991, sarà universalmente conosciuto come "The Green Album" per via del colore della copertina. In realtà più che un disco ex novo "The Green Album" è una raccolta ordinata del disordine creativo dei primi anni, ed è seguito da due EP ("The Mutations remix" e "Radiccio") che raccolgono altro materiale di quei primi anni e, soprattutto, inaugurano le collaborazioni intrecciate con Meat Beat Manifesto, Joey Beltram e Moby.
Con il 1993 (e l'uscita di "The Brown Album", secondo disco senza titolo caratterizzato dal colore della copertina) gli Orbital cominciano seriamente a rivoluzionare la scena techno, non tanto per quanto riguarda la musica, quanto per il modo, e il luogo, in cui suonarla. Nel loro primo tour americano (con Moby e Aphex Twin) gli Orbital portano il loro show elettronico fuori dai pub (inglesi) e dai club (statunitensi) e dimostrano che si può salire su un palco, per un live act, anche senza essere delle rock star nel senso più tradizionale del termine. E che non c'è bisogno di aver fatto il pieno di stupefacenti per ballare e divertirsi con l'elettronica. I fratelli Hartnoll salgono su un palco con il loro armamentario di diavolerie tecnologiche, un paio di luci attaccate accanto alle tempie, uno spettacolo visual e giochi di luci (siamo agli inizi dei '90, cioé con un decennio di anticipo rispetto alla moda dei Vj) per un vero e proprio concerto. La fama conquistata con queste performance e "The Peel Session EP" registrato nel 1994, aprono loro le porte di Woodstock 2 e del festival di Glastonbury.
Tra il 1993 e il 1996 arrivano altri due dischi, "Snivilisation" (il primo finalmente con un nome) e "In Sides" e il suono di Orbital diventa più complesso, allontanandosi dal minimalismo degli esordi grazie all'innesto di una serie di samples cinematici e alla voce femminile di Allison Goldfrapp. Ma soprattutto "Snivilisation" accentua le loro prese di posizione politiche e sociali contro le politiche repressive nei confronti dei giovani inglesi. "In Sides", pubblicato dopo il mezzo passo falso di "The Box", singolo di 28 minuti troppo spinto nella direzione del prog-rock, diventerà invece il loro massimo successo, sia di pubblico che di critica, concedendo agli Orbital ben 3 anni di tempo per pensare e registrare il successivo "Middle of Nowhere", con la partecipazione di Sharon Lewis e Natasha Jones (meglio conosciute come Pooka) e della loro amica di vecchia data Allison Goldfrapp. Con questo disco interessante e ricco di spunti gli Orbital dimostrano ancora una volta di non vivere in funzione di mode e tendenze, come testimoniano anche "Work", una retrospettiva che celebra nel 2002 i 15 anni di carriera, e "Octane", colonna sonora dell'omonimo film con Madeleine Stowe. Questi lavori del nuovo millennio diventano anche il viatico alla chiusura della loro carriera, segnata dal terzo album senza titolo. "The Blue Album" (ancora una volta il nickname dipende dal colore della copertina) esce il 21 giugno 2004 con la solenne dichiarazione degli Orbital che si tratta dell'ultimo lavoro della band. "Abbiamo fatto la nostra strada. Siamo stati nella stessa stanza per 15 anni, ma ora stiamo cercando nuove e diverse strade. È tempo di cambiare". Cosi ha detto Paul Hartnoll per chiudere, con un concerto celebrativo al festival scozzese 'T in the Park', il cerchio della storia degli Orbital.