Orishas

Orishas
  • Rap, Hip-Hop
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Sastre de Tu Amor (Official Video)

Vi stavate chiedendo se qualcuno mai avesse pensato a fondere rap e latin music? Mesdames et messieurs, ecco gli Orishas.
Sono in quattro, vengono da Cuba (L'Avana) ma vivono da esuli a Parigi: Ruzzo (Dj salsa), Liván (ex componente dei Sergente Garcia), Yotuel (un giovane rapper ex membro insieme a Ruzzo degli Amenaza) e Roldan (chitarrista di son). Si incontrano nel 1998 grazie al produttore francese Niko Noki (Passi, Bisso Na Bisso, Beedjy e Bams), che si era messo in testa di mescolare l'hip hop con il caribe sound (son, rumba, salsa, guaguancò).
Il nome del gruppo deve essere evocativo e strettamente collegato con le origini: cosa meglio di Orishas? Trattasi di divinità della religione Yoruba originarie del Dahomey (più o meno l'attuale Nigeria), venerate sia nella Santeria cubana che nel Candomble brasiliano. Moltissimi musicisti come Santana, Tito Puente, Angelique Kidjo, Irakere, Caetano Veloso, P18 e perfino i Soulfly dell'ex Sepultura Max Cavalera, solo per fare qualche nome, hanno più volte omaggiato i vari "Oxossi", "Chango" e "Yemayà" nelle loro canzoni, dedicandogli a volte interi album.
Un anno di lavoro in studio per provare le alchimie giuste ed esce, prima in Spagna (maggio 1999), poi nel resto d'Europa e in America (2000), l'album "A Lo Cubano". Il mix inedito piace subito al pubblico europeo, anche grazie allo 'sdoganamento' da qualche anno ottenuto dalla musica cubana per merito del Buena Vista Social Club: nel disco non manca infatti una strizzatine d'occhio ai vecchi maestri del club, un omaggio a Compay Segundo ("537 C. U. B. A.") con tanto di rap sulla base di "Chan Chan". I temi sono quelli della vita quotidiana, delle difficoltà pratiche, della nostalgia, della rabbia e della gioia di vivere del popolo caraibico.
Sull'onda del successo gli Orishas partono per una tournèe estiva tra club e festival, che si prolunga in un trionfale giro del mondo di due anni. Dall'Olympia di Parigi, a Roskilde, dal Royal Festival Hall al Lowlands, i quattro cubani dividono il palco con gente del livello dei Deftones, Cypress Hill, Tool, Wyclef Jean.
Dopo l'Europa, si parte alla conquista degli Stati Uniti, e la storia è la stessa: per loro si scomodano i critici di Time, Rolling Stone, The Source, Vibe. anche negli Usa la band divide i set con gli artisti più diversi: Compay Segundo, Orquestra Aragon, Iggy Pop, Macy Gray, Manu Chao, Marcus Miller.
La risonanza del successo americano spinge gli Orishas a nord (Canada) e sud (Brasile e Messico, Sudafrica), a dimostrazione che la miscela di pop, hip hop, rock e latin sound è merce di esportazione in ogni paese. In più arriva il disco d'oro in Spagna e Francia.
La consacrazione definitiva arriva nel dicembre 2000, con due concerti-leggenda tenuti a Cuba, di fronte al loro popolo e alle loro famiglie: il 'vero' sogno degli Orishas si è realizzato.
Ancora fresco nonostante le 200 esibizioni worldwide, il quartetto si infila agli EMI studios di Parigi per incidere il secondo album. Prodotti da Niko Noki e coadiuvati dal talentuoso compositore DJ Mig-One (Starflam) e dai migliori musicisti cubani in circolazione, che bazzicano le sale di registrazione della label, gli Orishas sfornano "Emigrante" il 22 aprile 2002. Due anni di concerti hanno portato delle novità nello stile della band, a partire dai testi, che si fanno più impegnati e profondi ("Desparacidos", "Emigrante", "Gladiatores"). La produzione è più 'internazionale' e sfaccettata, grazie anche alla presenza di Mario Rodriguez (Notorious B.I.G., Public Enemy, Mobb Deep, Fonky Family, 113). Il groove è una nuova dichiarazione di convergenza tra carabi e hip hop, dove rumba e son incontrano il rap sotto il sole di Cuba.
E dopo la pubblicazione, naturalmente, via per un'altra maratona di concerti.