Pat Metheny

Pat Metheny
  • Jazz, Fusion, Post-Bop, Folk-Jazz, Contemporary Jazz
  • Uno dei chitarristi più originali della fine del XX secolo. Pat Metheny si è guadagnato un alto livello [... altro]

Uno dei chitarristi più originali della fine del XX secolo. Pat Metheny si è guadagnato un alto livello di popolarità pur dovendo affrontare percorsi avversi. I dischi con il suo leggendario Pat Metheny Group sono difficili da descrivere (folk-jazz? Mood-music?) ma riescono anche ad essere accessibili, allargando i confini del jazz e rendendo Metheny tanto famoso da poter suonare qualsiasi tipo di musica senza correre il rischio di perdere fan.
Non ha più i diciotto anni dei suoi esordi con il Gary Burton Group, ma il maestro continua a rappresentare, con ogni nuova uscita, i più alti standard di eccellenza musicale. Il chitarrista, nel corso di più di 20 anni di attività, ha sfornato album dopo album, ciascuno dei quali documenta brillantemente ogni aspetto della sua carriera artistica assolutamente unica e difficilmente classificabile. Dando prova di un'insaziabile energia creativa, ha sperimentato ogni via e possibilità che la musica moderna del ventunesimo secolo possa offrire ad un musicista. Ha prodotto una quantità di composizioni assolutamente impressionante, fra cui: una serie di album registrati con i fidi Lyle Mays e Steve Rodby, pluripremiati album da solista, colonne sonore di film di grande successo, duetti con artisti prestigiosi, quali Charlie Haden e Jim Hall, nonché collaborazioni con importanti personaggi della musica moderna come Ornette Coleman, Steve Reich e molti altri ancora. Ma per le moltitudini di fans in tutto il mondo, non c'è miglior ruolo che definisca Pat Metheny se non quello di band-leader di uno dei gruppi più influenti ed acclamati dell'ultimo quarto di secolo, e cioè il Pat Metheny Group. Con il suo ensemble vanta un record invidiabile: sono infatti gli unici artisti, nella storia della musica, che si possono vantare di aver vinto 7 Grammy Awards consecutivi per sette album successivi.
Pat Metheny nasce a Kansas City il 12 agosto 1954, in una famiglia che si ciba di musica (il fratello maggiore è il trombettista Mike Metheny). Comincia a suonare la tromba a 8 anni, ma poi passa alla chitarra quando ne ha 12. Una naturale propensione verso lo strumento a sei corde lo porta non solo a imparare in fretta, ma a insegnare ad altri appassionati alle Università di Miami e Berklee quando è ancora un adolescente. Nel 1974 debutta su disco con Paul Bley e Jaco Pastorius. I tre anni successivi segnano un periodo importante con il Gary Burton Group: in quel periodo comincia a dar vita a quello che diventerà il suo peculiarissimo modo di suonare, che mescola l'articolazione flessibile e blanda tipica dei suonatori di strumenti a fiato con un'avanzata sensibilità ritmica e armonica (un modo di suonare e improvvisare moderno concettualmente ma profondamente radicato nella tradizione jazz della melodia, dello swing e del blues).
Mentre è nel Gary Burton Group incontra il tastierista Lyle Mays. Con lui, nel 1977 forma il suo Group che inizialmente prevede – oltre a loro due – il bassista Mark Egan e il batterista Dan Gottlie. Il primo disco, “Bright Size Life”, del 1975, reinventa il sound tradizionale della chitarra jazz aprendo le porte a una nuova generazione di musicisti: abitudine che Metheny non abbandona durante tutta la sua carriera, ma anzi coltiva, continuando a ridefinire i confini di quel genere musicale utilizzando nuove tecnologie e lavorando a far evolvere il potenziale sonico del suo strumento.
In pochissimo tempo diventa l'artista più importante dell'etichetta ECM e uno dei pochi jazzisti capaci di riempire gli stadi.
Pat si distingue per aver sempre evitato di suonare musica prevedibile e i suoi progetti paralleli sono sempre molto interessanti. Il suo album “80/81” (1980) è realizzato con un quintetto post-bop messo insieme a Dewey Redman e Mike Brecker; nell'83 forma un trio con Charlie Haden e Billy Higgins e due anni più tardi incide “Song X”, disco fuori dagli schemi, con Ornette Coleman. Tra i suoi altri progetti al di fuori del Pat Metheny Group, si ricordano una registrazione con Sonny Rollins, un tour con Herbie Hancock nel 1990, un album con Dave Holland e Roy Haynes e una collaborazione insieme a Joshua Redman – con cui si imbarca anche in tournée.
Anche se la sua vena creativa sembra subire un'inflessione con “Zero Tolerance For Silence” del 1994, considerato come uno spreco sonoro, Pat Metheny mantiene alto il suo livello di popolarità e rimane un performer capace di incantare il suo pubblico.
Oltre ad essere un musicista di altissimo livello, è sempre impegnato a insegnare in workshop organizzati in tutto il mondo – dal Conservatorio Reale Olandese al Thelonius Monk Institute of Jazz a centri in Asia e Sud America. È anche considerato un pioniere della musica elettronica, uno dei primi jazzisti a trattare il sintetizzatore come strumento 'serio'. Anni prima dell'invenzione della tecnologia MIDI, Pat usa il Synclavier come strumento fondamentale per comporre le sue canzoni. È stato inoltre essenziale per lo sviluppo di parecchi nuovi generi di chitarre come la chitarra acustica soprano, la chitarra a 42 corde Pikasso, la chitarra jazz Ibanez1s PM-100 e una miriade di altri strumenti personalizzati.
Durante la sua lunga carriera ha vinto innumerevoli premi come Best Jazz Guitarist e tre dischi d'oro con “(Still Life) Talking”, “Letter From Home” e “Secret Story”. Si è portato a casa 14 Grammy e ha trascorso la maggior parte della sua vita in tour, tenendo una media di 120-240 concerti all'anno dal 1974.
Raramente 'di fretta', il grande chitarrista non ha mai voluto assoggettare i suoi stimoli creativi alle concitate regole di mercato: non ci stupisce, quindi, che il suo undicesimo album in studio, “Speaking of Now”, cominci a prendere forma nel 2001, a ben tre anni di distanza dalla fine dell' Imaginary Day Tour (serie di live a supporto dell'omonimo album, uscito nel 1997). Con questo nuovo disco, il Metheny sound si evolve verso nuovi orizzonti: Pat, Mays e il bassista co-producer Steve Rodby (al suo ventesimo anno con la band) sfidano ancora una volta le premesse su cui si fonda un gruppo jazz e offrono una collezione di musica che incanta ed echeggia unica ed ineguagliabile. Per l'occasione la formazione subisce dei cambiamenti, incorporando nuovi membri: Antonio Sanchez, batterista di Città del Messico; Richard Bona, cantante e percussionista camerunense; Cuong Vu, trombettista originario del Vietnam.
Il team Metheny-Mays intraprende la stesura del nuovo LP all'inizio del maggio 2001, sperimentando un modo di scrittura fortemente collaborativo. La registrazione inizia a cavallo della primavera e dell'estate del 2001 presso lo studio Right Track Recording di New York City. Al team di produzione ben collaudato di Metheny, Rodby e Mays si aggiunge ancora una volta Rob Eaton – ingegnere del suono – per lavorare a delle session che Metheny definisce come alcune tra le esperienze di registrazione più divertenti e soddisfacenti della sua carriera. In una settimana compongono tutte le track e concludono con largo anticipo la prima fase del progetto. Dopo un break di 2 mesi che vede il trio impegnato in una serie di esibizioni estive ai jazz festival del continente, Metheny, Mays e Rodby si riuniscono per dedicarsi alle fasi finali di registrazione e mix del disco nell'autunno del 2001. Il risultato è una rivelazione, una delle incisioni più eccitanti, creative ed invitanti della lunga e gloriosa carriera del Pat Metheny Group. È musica che riflette i valori e le intuizioni esploratrici di tutti i precedenti lavori del PMG; è come se si trattasse di un "Best Of" interamente fatto di pezzi mai sentiti prima.
Come da copione, la band si mette on the road appena l'album è pubblicato (febbraio 2002) – per un tour mondiale che tocca Stati Uniti, Europa e Asia.
Metheny continua così ad essere una delle stelle più splendenti della comunità jazz, riuscendo a dedicare tempo a tutti i suoi progetti (il Group e il Trio), raggiungendo tutti i suoi fan e realizzando così le sue visioni artistiche.