Patrice

Patrice
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Se il tuo sangue è così misto, non puoi che finire a fare l'alfiere del crossover e a cercare nuovi territori musicali.
Patrice nasce a Colonia nel 1980, ma è Tedesco solo per la metà materna: il padre di cognome fa Babatunde e arriva dalla Sierra Leone. Il piccolo mezzosangue cresce nella fredda città tedesca e dai 12 anni si dedica alla chitarra. Il primo amore è il rap, ma presto Patrice estende il suo repertorio a tutta la black music, con particolare focus su reggae, soul e R&B. Il suo talento è evidente fin da subito e col passare del tempo non si smentisce: Lauryn Hill lo chiama a fare l'opening dei suoi concerti in Germania, mentre con il collettivo rap-raggae Bantu Crew ottiene un successo travolgente in Africa.
Nel 1999, a soli 19 anni sforna il primo lavoro solista, l'EP "Lions", che con il suo blues fatto di chitarre acustiche grezze sveglia l'attenzione delle label. La Yomama, controllata dalla Sony, lo mette sotto contratto e dopo mesi in studio, è pronto nel 2001 l'album full lenght: "Ancient Spirit", più ricco di influenze R&B. La critica lo accoglie molto bene, spiazzata dal suo crossover difficilmente etichettabile: Ben Harper, Bob Marley, Fela Kuti, Tricky? L'unica cosa sicura su Patrice è una notevole rassomiglianza fisica con Harper.
Patrice ha già uno stile e un seguito, quel pubblico sensibile alle contaminazioni tra i generi musicali e agli inserimenti dell'elettronica e della console entro queste contaminazioni. Ballate reggae, sfuriate funk, escursioni mistiche nel soul: Patrice è tutto questoassemblato in uno stile assolutamente originale.
I due anni successivi sono tutti live, con partecipazioni ai concerti di Manu Chao e Sly & Robbie, al festiva di Dakar nvitato da Youssou N'dour, ai Tamika Reggae Awards di New York e al Reggae On The River in California.
Nel 2003 esce il secondo album "How Do You CallI t?", registrato tra la Giamaica e New York, in cui l'artista afro-tedesco spinge ancora di più l'acceleratore sul melting musicale, al punto da farne un manifesto programmatico fin dal titolo ("Come lo chiami?"). "Sunshine" trascina al successo un disco fatto di ritmi che si dilatano e contraggono senza paura, arricchito da groove indie pop e nu soul. Merito anche del team di produzione, guidato dal produttore e compositore Cameron Mc Vey (Massive Attack, Sugarbabes) e di alcune guest star come Pino Palladino (bassista per Who, Angie Stone, Youssou N'dour, D'Angelo), Daryl Thompson (chitarra per Peter Tosh, Sly & Robbie), la cantante Pam Hall e la giamaicana Shashamani Band.