Paul Weller

Paul Weller
  • Rock, Pop/Rock, British Trad Rock, Singer/Songwriter, Adult Alternative Pop/Rock
  • L'uomo-ovunque. È stato a capo di una delle band britanniche più popolari dell'era punk, influenzando [... altro]

L'uomo-ovunque. È stato a capo di una delle band britanniche più popolari dell'era punk, influenzando legioni di rocker che vanno dai suoi contemporanei revival del mod agli Smiths negli anni'80 fino ad arrivare agli Oasis nei '90. Poi, da semi-dio che era, ha conosciuto l'abisso professionale con un esperimento pop-house-soul, per rinascere come il vero iniziatore e ispiratore del Brit-pop a metà anni Novanta. Nonostante gli alti e bassi, Paul Weller può sicuramente venire considerato uno dei pochi veterani del rock britannico sopravvissuti a tre decadi di musica e tendenze.
Il cantautore e musicista senza peli sulla lingua nasce il 25 maggio 1958 da due genitori che – nonostante non vivano negli agi – lo incoraggiano a seguire le proprie inclinazioni musicali acquistando la sua prima chitarra. Da adolescente, comincia a scrivere canzoni con il compagno di classe Steve Brookes: anche se non è uno studente brillante, eccelle nella musica e vince parecchi concorsi per talenti locali.
Mette insieme il suo primo gruppo serio, i Jam, quando non ha ancora compiuto diciotto anni. La formazione mod-punk – con una predilezione per i golfini di lana con lo scollo a V, i mocassini, i pantaloni a sigaretta, le giacche a scacchi e le Vespe '50 – assume in pochissimo tempo lo status di fenomeno e, fra il 1976 e il 1982, mette a segno una lunga serie di hit da Top 40. Il progetto viene poi bruscamente interrotto dallo stesso Weller, che – nel 1983 – da vita insieme a Mick Talbot all'ensemble di pop sofisticato Style Council, ispirandosi fortemente al soul della Motown. Con il passare degli anni, i suoi interessi – e di conseguenza quelli della band – si orientano sempre di più verso il jazz, il soul, il pop e la musica house, facendogli perdere molti fan, adesso straniti dai numerosi riferimenti politici dei testi ("Shout To The Top", la più famosa). L'Inghilterra comincia a perdere interesse verso il suo materiale, anche se da molti è ancora considerato quasi una divinità.
La peculiare avventura conosce l'ultima tappa nel 1989, quando l'etichetta Polydor scioglie il contratto per le scarse vendite.
Sposatosi da poco con la backing vocalist Dee C. Lee, e diventato padre di due bambini, Weller inizia a scrivere musica da solo, riuscendo così a stare vicino alla neonata famiglia. Dopo aver formato il Paul Weller Mouvement, pubblica il primo singolo solista, “Into Tomorrow”, una traccia di soul psichedelico che segna una netta rottura con tutto il materiale precedente. Entra in top 40 nella primavera 1991 e viene supportata da un tour internazionale, durante il quale continua a lavorare all'album d'esordio.
“Paul Weller”, su etichetta Go! Discs, arriva in pasto al pubblico l'anno successivo e vede la collaborazione del produttore Brendan Lynch: è un gioioso ritorno alla forma, più soul che mai, aiutato da parecchi membri dei Young Disciples, da Dr Robert dei Blow Monkey e dalla moglie. L'album entra direttamente alla nr. 8 in classifica e viene salutato da recensioni più che positive, anche se la direzione intrapresa non trova riscontro nei vecchi fan dei Jam, di recente ritornati in voga con l'esplosione del Brit Pop.
Dopo un anno on the road, ritorna sotto i riflettori con “Wild Wood” nel 1994, che lo proietta alla nr. 2 in patria, soggiorna fra i primi dieci dischi più venduti per parecchie settimane e si aggiudica l'ambitissimo Ivor Novello Award come Outstanding Contemporary Song Collection. I suoi concerti cominciano a registrare il tutto esaurito e viene chiamato a esibirsi al famoso Glastonbury Festival. Come conseguenza, esce una raccolta live a fine anno.
È con “Stanley Road” (1995) – con la presenza eccezionale di Steve Winwood e Noel Gallagher - che l'ex-Jam si aggiudica il plauso globale, arrivando in vetta alle classifiche e ottenendo ben tre dischi di platino. Nello stesso anno, Steve Craddock – suo chitarrista dai tempi di “Wild Wood” – rilancia la sua band, gli Ocean Colour Scene, che sulla scia del successo del britpop (iniziato dal suo stesso mentore) si affermano come una delle nuove band da tenere d'occhio in UK.
Weller torna nell'estate 1997 con “Heavy Soul”, che lo vede di nuovo protagonista, mentre l'anno dopo esce “Modern Classics: Greatest Hits”. “Heliocentric” – che, a seguito del re-impasto fra PolyGram e Universal di fine decade, viene pubblicato dalla Island - esce nella primavera 2000 per essere seguito da “Illumination” (2002), su Independiente, la stessa etichetta dei Travis.