Pet Shop Boys

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Pet Shop Boys

Ironia sorridente e irriverente, melodie lascive e romantiche, post-modernismo celato: i Pet Shop Boys sono i re del synth-pop. Sono perfetti da ballare, entusiasmano la critica, vendono tantissimo.
I Pet Shop Boys nascono a Londra nel 1981 dalla comune passione per l'elettronica di Neil Tennant, ex-editor della casa di fumetti Marvel e poi giornalista con qualcosa da dire per il magazine Smash Hits, e Christopher Sean Lowe (nato il 4 ottobre 1959, a Blackpool), studente di architettura. I due si conoscono in un negozio di aggeggi elettronici in Kings Road e poco dopo danno vita alla band, il primo come cantante, il secondo come tastierista. Il nome bizzarro - che richiama anche una certa estetica dell'hip-hop di New York dei primi anni Ottanta – è un omaggio ad alcuni amici che lavorano in un negozio di animali.
L'incontro decisivo per il loro futuro avviene due anni dopo: Tennant conosce il produttore Bobby 'O' Orlando, il quale nel 1984 produce il loro primo singolo "West End Girls". Curiosamente, mentre in America il pezzo miete un certo successo, in Inghilterra viene del tutto ignorato. Stessa cosa succede anche per la canzone successiva, "One More Chance". Subito dopo la firma con la EMI ci riprovano con "Opportunities (Let's Make Lots Of Money)", che nonostante l'ottimismo yuppie del titolo fa la stessa fine dei pezzi di prima. A questo punto, i più mollerebbero il colpo; invece i Pet Shop Boys prendono "West End Girls", la fanno produrre a Stephen Hague e – miracolo? - sfondano le classifiche di tutto il mondo. Così, di botto.
Nel 1986 esce l'album di debutto, "Please", che si insinua rapidamente nella top ten; Tennant e Lowe pensano allora di ripetere il giochino di "West End Girls" con "Opportunities" e anche questa diventa una hit. E allora perché non pubblicare immediatamente pure "Disco", un album di remix di canzoni dance? Un anno dopo i Pet Shop Boys registrano la gemma "Actually": i singoli "It's A Sin", "Always On My Mind" (una cover) e "What Have I Done To Deserve This?" (un duetto tra Tennant e Dusty Springfield) fanno strage nelle classifiche di vendita. Il fenomeno Pet Shop Boys è esploso, tanto che nel 1988 esce anche un documentario su di loro, "It Couldn't Happen Here". Poi è la volta del terzo LP, il variegato "Introspective".
1989: i due collaborano con una nutrita schiera di musicisti; su tutto, producono il disco "Results" di Liza Minelli e alcune canzoni per Springfield. Tennant si dedica anche ad altre esperienze: insieme a Bernard Sumner, uomo-immagine dei New Order, e Johnny Marr, ex chitarrista dei mai troppo lodati Smiths, mette in piedi un side project battezzato Electronic, che piazza il colpo migliore con il fortunato singolo "Getting Away With It".
Nel 1990 i Pet Shop si rifanno vivi con "Behaviour", un album mogio e depresso (ma bello), prodotto da Harold Faltermeyer. Poi, per tutti gli anni Novanta Tennant e socio se la prendono comoda e diradano le uscite discografiche. Nel 1991 realizzano un medley di "Where The Streets Have No Name" degli U2 (serve dirlo?) e "Can't Take My Eyes Off You" di Frankie Valli, e ancora è un successo. "Very" viene pubblicato solo nel 1993, ma è un disco capitale, forse il capolavoro della band.
Poi tre anni di silenzio.
Nel 1996 i due tornano con "Bilingual" e sorprendono con una furba virata verso ritmi latineggianti. Ancora tre anni sabbatici e viene "Nightlife" (1999): qui, stavolta, l'elettro pop del duo mostra la corda. Crisi creativa? Esaurimento di idee? Consunzione di un sound spremuto fino all'ultima nota? Forse: ma Tennant e Lowe comprendono di aver commesso un passo falso e sapranno rifarsi. Nel 2001 debutta in teatro il loro musical "Closer To Heaven", scritto insieme a Jonathan Harvey; la storia di Dave, ragazzo omosessuale che inizia una carriera di ballerino in un club per gay, resta in scena per 5 mesi, ma lo spettacolo non è esattamente al livello di "Cats".
A – indovinate - tre anni di distanza dall'ultimo disco pubblicano "Release" (2002), trascinato dal singolo "Home And Dry". Elegante, maturo e brillante, l'album riporta i Pet Shop Boys al massimo fulgore che ad essi compete. Anzi, oltre: merito forse anche della collaborazione di Johnny Marr, i due creano pop come forse mai avevano fatto prima.
In ottobre vengono invitati da John Peel a registrare una session per lo show Radio One, poi nel 2003 danno alle stampe "Disco 3", un album dance che ripesca e rielabora cose dell'ultimo lavoro in studio e pezzi più vecchi. Tra i vari remix che pubblicano di tanto in tanto si segnala quello di "Walking On Thin Ice" di Yoko Ono. A fine anno arriva "PopArt: The Hits", un doppio CD (o DVD) che raccoglie tutti i singoli della band e due pezzi nuovi, "Miracles" e "Flamboyant".
Visto che è passato il giusto numero di anni dall'ultimo album di inediti, all'inizio del 2005 i Pet Shop Boys iniziano a comporre e a novembre annunciano di aver concluso le registrazioni, condotte insieme al produttore Trevor Horn. "Fundamental" sbarca nei negozi nella primavera del 2006.