PJ Harvey

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PJ Harvey

Uno scricciolo sexy che distilla dal malessere poesia oscura.
Durante l'esplosione alternative rock dei primi anni '90 molte cantanti o autrici provano a cavalcare l'onda del momento, ma poche lo fanno con l'urgenza, la carnalità, la passione di Polly Jean Harvey. Le bastano tre album per affermarsi come una delle più influenti artiste del panorama musicale, esplorando numerosi temi - dal sesso, all'amore, alla religione - con onestà chirurgica e umorismo iconoclasta.
PJ, nata il 9 ottobre 1969, cresce in una fattoria insieme al burbero padre hippie e alla madre artista. Il paesaggio è quello di Yeovil, nel Dorset (Inghilterra), tutto pecore, verde uggioso e devastante spleen adolescenziale. Polly impara da piccola a suonare la chitarra e il sassofono, facendosi le ossa in varie band, come i folkster Polekats o gli Automatic Dlamini del chitarrista Jonh Parish. Nel 1991 si unisce al bassista Steve Vaughn, sostituto di Ian Olliver, e al batterista Robert Ellis e insieme registrano il debutto, con un budget scarno (meno di 5000 dollari).
La band firma per l'etichetta indie inglese Too Pure, pubblicando i singoli "Dress" (1991, singolo della settimana per NME) e "Sheela-Na-Gig" (1992), che ottengono buone recensioni. Il disco, "Dry", esce sempre nel 1992: brutale, spasmodico, lirico, è già un album completamente maturo e viene accolto come un debutto prodigioso. Rolling Stone, New York Times e The Village Voice eleggono PJ Harvey miglior cantautrice dell'anno. Sebbene Polly sia riluttante alle interviste, riesce a sfruttare la stampa a suo favore, attraverso dichiarazioni particolari o fotografie sexy, come la copertina di NME in topless (ma di spalle).
Dopo essersi trasferita a Londra, l'eccesso di pressioni e di aspettative le causa un crollo nervoso, da cui si riprende solo dopo una pausa in campagna. Il gruppo assolda come producer di "Rid Of Me" (1993) l'ex frontman dei Big Black, Steve Albini, che imprime il suo tocco con un suono heavy e rumoroso. Niente compromessi: tutto – la dinamica dei pezzi, la tensione emotiva, le chitarre primordiali impastate di blues-punk - è tirato al limite, insostenibile. "Rid Of Me" è un successo che accresce di molto la popolarità della Harvey, anche grazie allo spettacolare tour che la vede sfoggiare un look glam con boa di struzzo e pelle di leopardo. Alla fine dell'anno esce "4-Track Demos", che contiene le versioni originali delle canzoni contenute in "Rid Of Me".
Dopo il tour Ellis e Vaughn si separano da PJ, che incide e produce il terzo album come solista insieme a Flood, al bassista Mick Harvey (uno dei Bad Seeds di Nick Cave), al chitarrista John Parish e a Joe Gore. Il sound si fa più teatrale, ispirato ai crooner plumbei Tom Waits e Cave, più melodico, più raffinato, e il disco "To Bring You My Love" (1995) viene considerato da molti un capolavoro.
Grazie alle considerevoli attenzioni della stampa e di MTV l'album, che include "Down By The Water", scala le classifiche americane e si insinua nella Top 40. Piove una messe di riconoscimenti, tra cui due Grammy, una nomination al Mercury Music Prize e la consacrazione di Spin e Rolling Stone come miglior artista dell'anno. Al lancio del disco, segue una lunga tournée promozionale.
Nel 1996 collabora a due dischi, con Nick Cave nel seminale "Murder Ballads" (la canzone è la ballata nera "Henry Lee") e con John Parish in "Dance Hall At Louse Point", poi nel 1998 con Tricky in una canzone di "Angels With Dirty Faces".
PJ Harvey torna alla sua musica con "Is This Desire?" (1998), album sofferto e solitario, fatto di frammenti e intuizioni, che raccoglie ancora plausi ed entusiasmi – oltre al terzo Grammy e alle nomination per il Brit Award e per il Mercury. Nel team di lavoro, con i soliti John Parish, Joe Gore e Mick Harvey, rientra Rob Ellis, membro dei PJ Harvey quando erano ancora un trio.
Prima del nuovo album Polly Jean scrive canzoni per le colonne sonore di alcuni film: "Basquiat" (1996), "Cradle Will Rock" (1999, in Italia "Il Prezzo Della Libertà") di Tim Robbins, "Stella Does Tricks" con Nick Bicat; recita nel ruolo di Maria Maddalena in "The Book Of Life" di Hal Hartley e in un corto ("A Bunny's Tale") della regista Sarah Miles, pubblica poesie ed espone opere artistiche in molte gallerie inglesi.
Nel 2000 la Harvey si riunisce con Rob Ellis e Mick Harvey per incidere "Stories From The City, Stories From The Sea", ispirato alla sua permanenza di sei mesi a New York nel 1999. Un nuovo equilibrio emotivo permea l'album, che oscilla tra emozioni viscerali e malinconiche (come il meraviglioso duetto con Tom Yorke dei Radiohead, in "This Mess We're In") e poetiche sferzate blues/punk. Senza l'annichilimento, la furia femminista, la deriva frammentaria degli album precedenti.
Nel 2001 Polly e compagni d'avventura registrano una Session di tre pezzi per Radio One e arrivano le nomination per un Brit Award e per il Mercury. In estate PJ Harvey si imbarca in un tour mondiale di spalla agli U2, poi si ferma negli Stati Uniti per una breve serie di concerti, tutti esauriti, da headliner. Quando le arriva la comunicazione di aver vinto il Mercury, è l'11 settembre: Polly è in albergo a Washington, fuori il Pentagono rantola in fiamme. Il mini tour si chiude in Inghilterra con altre tre date sold out e un'esibizione al programma Later della BBC, occasioni propizie per presentare una nuova canzone, "Wills Song", con testi di Will Oldham.
Adempiute le incombenze promozionali, PJ Harvey viene assorbita interamente dalla creazione del nuovo album. Polly, in più di un anno di lavoro, compone quaranta canzoni, lima e registra, riscrive e sperimenta, con pazienza, senza fretta. Nell'autunno del 2002 viene avvistata ai concerti inglesi dei Queens Of The Stone Age, che la coinvolgono nelle Desert Sessions – deliranti, straordinarie sessioni musicali, intensive e intossicate, con i Queens come cerimonieri - previste per il 2003.
Un anno che si prospetta denso di impegni: subito il Big Day Out, festival itinerante che attraversa Australia e Nuova Zelanda, quindi la trasferta a Los Angeles per incidere un paio di duetti con il magnifico Mark Lanegan, e a seguire una collaborazione con Marianne Faithfull e i festival estivi inglesi, dove PJ Harvey dovrebbe presentare le sue nuove canzoni. E poi, finalmente, il successore di "Stories From The City, Stories From The Sea", atteso per la fine dell'anno o al massimo nei primi mesi del 2004.
Un LP che Polly definisce "brutto e disturbante": e la musa dark del malessere sa di cosa parla.