Queensryche

Queensryche
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The Chase (2007 Live At The Moore Theater in Seattle Video)

I sovversivi del metal.
Strana parabola, quella dei Queensryche : la band nordamericana viene considerata a tutti gli effetti una specie di eccezione nel mondo del metal: più intellettuali, impegnati politicamente, creatori di concept album complessi, come all'epoca d'oro del progressive. I rocker di Seattle hanno anticipato di fatto la rivoluzione operata dal grunge nella musica heavy. Poi, proprio l'emergere di una nuova generazione di band nella capitale dello stato di Washington ha alienato loro il favore dei fans, relegandoli in una nicchia proprio in coincidenza del successo di Alice In Chains e Soundgarden. I Queensryche nascono a Seattle nel 1981, dall'incontro di Geoff Tate, cantante di origine pellerossa dotato di un timbro simile a quello dei grandi vocalist del metal (da Rob Halford a Ozzy Osbourne), con Chris Degarmo, axeman di origine italiana, fortemente suggestionato dallo stile ricco di rimandi classici di chitarristi quali Randy Rhoads e Dave Murray. A loro si aggiungono il chitarrista Michael Wilton, il bassista Eddie Jackson e il batterista Scott Rockenfield.
I primi lavori si inseriscono nella scia della cosiddetta new wave del british heavy metal. I Queensryche hanno infatti un suono molto più europeo che americano: il loro approccio, molto tecnico, e il ricorso a due chitarre che si scambiano frequentemente le parti, fa immediatamente pensare agli Iron Maiden. La coppia di 6 corde soliste composta da Degarmo e Michael Wilton è anzi più dotata dei celebri Dave Murray-Adrian Smith. Il lavoro di esordio, su Ep, è “Queen Of The Reich”, e viene immediatamente acclamato da critica e pubblico come una delle più importanti uscite nell'ambito dell'hard rock da molti anni a questa parte. A colpire sono le soluzioni complesse nella strutturazione delle canzoni. Tanto che sono in molti a proporre paragoni con il prog-trio canadese Rush e col suono dark-metal dei mesmerici Blue Oyster Cult. Il vero e proprio esordio sulla lunga distanza, l'album “The Warning” (1984) presenta un suono più ortodosso e disciplinato delle attese. La tessitura ritmica è in parte semplificata, ed emergono power-song come l'anthemica "Take Hold Of The Flame". Come nella tradizione del progressive rock, esistono anche episodi molto dilatati: la conclusiva "Roads To Madness" ha cadenze epiche e a tratti quasi doom, con cori che continuamente emergono per poi svanire nel maelstrom chitarristico.
Grandissima sorpresa suscita la produzione intessuta di elettronica del lavoro successivo, “Rage For Order” (1986), per il quale viene coniata ex-novo la definizione di tecno-metal. L'utilizzo massiccio delle tastiere rimanda direttamente alle band di rock industriale. Attorno ai Queensryche si accende una vera e propria disputa: con un uso così massiccio e ingombrante di sequencer e sinth, si può ancora definire metal la loro musica? Il singolo "Walk In The Shadow" a ogni buon conto va in heavy rotation sulle radio fm americane. A scioccare è anche la cover di "Gonna Get Close To You", hit della diva canadese della dance music Lisa Dal Bello. A posteriori, l'album viene ricordato per il lavoro eccezionale compiuto nella definizione del suono delle chitarre: raramente si è ascoltato un suono così pulito e potente, degno di una band power metal che suoni con l'esattezza al millimetro di un jazz combo.
Dopo aver esplorato sino alle estreme conseguenze il rapporto tra metal e tecnologia, Geoff Tate e compagni si buttano in un'avventura di segno opposto. Sono gli anni in cui esplode lo street-rock degli L.A. Guns, e anche i Queensryche vogliono dare un taglio più sporco, stradaiolo e diretto alle chitarre. Il suono viene stavolta sotto-prodotto, e le tracce per il nuovo album assumono da subito il carattere di session torride di studio. La band decide che il nuovo lavoro sarà un concept: viene elaborata una vera e propria narrazione, che confluisce nei testi delle canzoni. Il disco si chiama “Operation: Mindcrime” e sin dalla sua pubblicazione appare evidente che si tratta dell'opera più importante in ambito heavy metal di tutti gli anni Ottanta. La band ha semplificato e asciugato il proprio songwriting: raramente i singoli pezzi che vanno a comporre questo masterpiece superano i cinque minuti. La stessa struttura delle canzoni è estremamente lineare e tirata. La storia narra della triangolazione di rapporti esistente tra Mary, una prostituta, il Doctor X, a capo di un movimento eversivo che riecheggia il leninismo, e Nikki, adepto del Doctor X e innamorato di Mary. L'epilogo del plot è drammatico: Mary lascia Nikki e si fa suora, ma viene uccisa dal Doctor X. Indimenticabili sono singole track, come "I Don't Believe In Love", la cosa più vicina a un hit che la band abbia mai composto, la cavalcata tecno-prog di "Suite Sister Mary" e l'epica "Eyes Of A Stranger".
Proprio quando sembrano avere il mondo in mano, i Queensryche entrano in crisi. L'attesa spasmodica dell'album destinato a succedere a "Operation: Mindcrime" li travolge. La sensazione è che il concept diventi un ostacolo insormontabile sulla loro strada. Nel 1990 è la volta di un disco dai toni ancora più esplicitamente sociali e rivoluzionari, che anticipa di un decennio le istanze no-global. Ma “Empire” è, sotto il profilo musicale, un lavoro ingessato e formalista. L'unico brano di forte impatto è la title-track, mentre "Silent Lucidity" asseconda, in virtù dell'arrangiamento orchestrale curato da Michael Kamen, il lato più cinematografico e mainstream del suono della band, assomigliando ai Pink Floyd di David Gilmour. I lavori successivi non faranno che rimarcare il declino inesorabile dei Queensryche, soprattutto dopo che Degarmo, principale responsabile del songwriting, abbandonerà il gruppo, sostituito dal meno creativo Kelly Gray. La statura artistica della band continuerà dunque a essere definita dai primi quattro dischi, di cui gli album successivi sono la copia sbiadita. Annunciato per la fine del 2005 è il sequel di "Operation: Mindcrime".