Quiet Riot

Quiet Riot
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Le meteore del pop-metal. Per un paio d'anni, i Quiet Riot sono stati un fenomeno da primo posto nelle classifiche USA, sbancando il piatto col monumentale "Metal Healt". Ma così come è stata folgorante la loro scalata al tetto del mondo, così è stata ripida la loro caduta, teatralmente accelerata dall'incontrollabile personalità dell'artefice del loro successo, il frontman Kevin DuBrown.
La storia inizia nel 1975, quando Kevin incontra il bassista Kelly Garni e il genietto delle sei corde Randy Rhoads, a caccia di un cantante per fondare una band. Completata la line-up con Drew Forsyth alla batteria, i Quiet Riot si fanno un nome a suon di rock'n'roll nei club di Los Angeles, aspettando un treno che non sembra passare in mezzo al traffico di band emergenti a fine anni Settanta.
Se l'America è intasata, il Giappone sembra invece molto ricettivo per le band heavy metal: firmato un contratto con la divisione locale della CBSSony, i quattro californiani debuttano nella terra del Sol Levante nel 1978 con "Quiet Riot I". Il disco vende bene ma non trova una distribuzione negli States, così come il suo successore "Quiet Riot II" (1979). Poco prima della pubblicazione del secondo album Garni si fa da parte, rimpiazzato al basso dal cubano Rudy Sarzo.
Già in bilico per la mancanza di un contratto negli USA, la sorte dei Quiet Riot prende un colpo decisivo quando Randy Rhoads si trova per le mani l'occasione della vita, saluta tutti e va a suonare la chitarra nella nascente band di Ozzy Osbourne. DuBrown decide si sciogliere il gruppo, ne fonda uno nuovo chiamato DuBrown con Frankie Banali alla batteria e Carlos Cavazo alla chitarra.
Il 1982 è l'anno decisivo, e si apre con la tragica morte in un incidente aereo di Randy Rhoads. DuBrown, che nel frattempo ha ottenuto un contratto con la Pasha Records, decide di rispolverare il vecchio monicker e richiama in squadra Sarzo (che nel frattempo era finito a suonare con Ozzy) per registrare l'album del debutto negli States.
DuBrown, Banali, Cavazo e Sarzo sfornano "Metal Healt" nel 1983. Il disco parte piano, ma trainato dal singolo "Cum On Feel The Noize" (cover di un pezzo degli Slade) nel giro di pochi mesi arriva in testa alla Billboard Charts. È il primo album di un gruppo metal ad arrivare in testa a una classifica generica. Certo, bisogna intendersi sulla definizione di heavy metal, quella dei Quiet Riot è la faccia glam e pop del genere. Comunque, i quattro ragazzi si trovano a cavalcare l'onda di un successo travolgente e spianano la strada a gruppi come Mötley Crüe e Bon Jovi.
L'anno dopo la Pasha mette sotto pressione DuBrown e soci per replicare il successo di "Metal Healt", ma in "Condition Critical" (1984) qualcosa non funziona. L'idea di usare come singolo un'altra cover degli Slade ("Mama Weer All Crazee Now ") non piace al pubblico, l'album sembra troppo una copia carbone del suo predecessore e finisce per vendere meno della metà.
La discesa è già iniziata, e i Quiet Riot scoprono che il loro front man è anche il loro peggiore nemico. DuBrown ha problemi con l'alcol, non digerisce il successo che arride ad altri gruppi glam metal grazie al traino di "Metal Healt", maltratta i fan dal vivo e inizia a litigare con giornalisti, colleghi e perfino coi compagni di band. Sarzo decide che ne ha abbastanza e lascia la barca prima che "Quiet Riot III", disco dai chiari intenti commerciali e flop clamoroso, la affossi definitivamente.
Al basso subentra Chuck Wright (già della partita quando la band si chiamava DuBrown), ma ormai nel gruppo tra una brutta aria. Alla fine del tour, i Quiet Riot silurano il loro cantante e provano a risalire la china con Paul Shortino dietro al microfono. "Quiet Riot" (ennesimo album omonimo ma senza numeri a specificare) esce nel 1988, registrato dal nuovo vocalist con Banali, Cavazo e il subentrante bassista Sean McNabb, ma non riesce a risollevare le sorti della band.
DuBrown non resta a guardare: i diritti del monicker sono ancora suoi, passa per avvocati e la situazione per il gruppo si fa ancora più complicata. Banali decide che la misura è colma, saluta tutti e accetta la chiamata dei W.A.S.P.. La stagione dei Quiet Riot sembra ormai chiusa.
Qualcosa torna a muoversi nel 1991, quando DuBrown (che nel frattempo s'è dato una ripulita ed è tornato a più miti consigli) e Cavazo tornano a lavorare insieme fondando gli Heat con il batterista Bobby Rondinelli e il bassista Kenny Hillery. Gli Heat durano poco: presto Banali torna coi vecchi amici, scalza Rondinelli ed entra in studio coi nuovi Quiet Riot per registrare "Terrified" (1993), uno dei dischi più arrabbiati della storia del gruppo.
"Terrified" non rilancia la band come sperato, DuBrown non molla e pubblica la raccolta "The Randy Rhoads Years" (1993) per celebrare i dieci anni dalla scomparsa del chitarrista. Nel 1995 i Quiet Riot cambiano per l'ennesima volta bassista (torna Wright) e registrano "Down To The Bone", ma neanche questo riporta ai fasti di inizio anni Ottanta.
Nel 1997 Rudy Sarzo torna a suonare coi vecchi compagni, rimettendo on the road la formazione di "Metal Healt". I Quiet Riot battono i club di mezza America ottenendo più o meno i soliti risultati: base solida, poco interesse da perte della grandi masse, DuBrown che insulta il pubblico e passa una notte in galera per aver picchiato un fan. Comunque, la forma è smagliante e nel 1999 il live "Alive And Well" testimonia tutto l'entusiasmo del combo californiano.
Nel 2001 i ragazzi ci riprovano anche a livello discografico con "Guilty Pleasure", che non sfonda e riporta il malumore. Dopo i soliti litigi, i Quiet Riot si sciolgono nel 2003.
Con DuBrown di mezzo, però, non c'è niente di definitivo: nel 2005 resuscita il nome storico insieme a Banali, Wright e al chitarrista Alex Grossi per partecipare al Rock Never Stops Tour, dopo il quale ricomincia il solito valzer di avvicendamenti. Grossi e Wright lasciano per andare a suonare con Tracii Guns, poi rientrano, riescono e tornano fissi dopo l'uscita di "Rehab" (2006), registrato da DuBrown e Banali con Tony Franklin (basso) e Neil Citron (chitarra).