Remy Shand

Remy Shand

Una vita per la musica.
Remy Shand dal Canada, pur giovanissimo, è già un cantautore a tutto tondo: scrive, compone, suona (è un polistrumentista), canta e produce interamente i suoi lavori.
Remy rientra in quella corrente di artisti soul dallo stile classico, di quelli che cercano di recuperare nelle loro canzoni il vecchio, mitico soul delle origini: Erykah Badu, D'Angelo, Maxwell, Macy Gray, tanto per intenderci. Ma le tonalità jazz di alcuni suoi pezzi, e il suo stile, lo avvicinano anche a Jamiroquai.
Nativo di Winnipeg, Manitoba, Shand all'età di 12 anni compra la prima chitarra acustica e il basso e cresce ascoltando i dischi di Jaco Pastorius e Stanley Clarke, "i migliori"; inizia a suonare in band che fanno rock sperimentale, ma il suo genere è un altro.
La passione è così grande che Remy abbandona la scuola per dedicarsi completamente allo studio dei grandi: Stevie Wonder, Marvin Gaye e Herbie Hancock su tutti. A 19 anni incomincia a scrivere le canzoni che comporranno il suo primo album, da lui stesso prodotto: "The Way I Feel". Tra i primi brani della maggiore età spiccano per interesse: "Everlasting", ispirata dagli Isley Brothers, l'irresistibile primo singolo "Take A Message" e la baldanzosa hit "Rocksteady". Remy Shand mette in giro alcuni nastri promozionali con queste canzoni e subito due etichette si fanno avanti per acquistarli. Ma lui rifiuta: si sente pronto per pubblicare un intero album. In poco tempo più case discografiche gli offrono la possibilità di coronare il suo sogno e Shand opta per la Motown (la mitica etichetta nata negli anni Sessanta, oggi di proprietà di Universal), marchio di fabbrica storico di molte leggende R&B (tra cui Stevie Wonder, uno dei suoi "maestri"). Una scelta che si rivela felice perché Motown, sempre attenta alle esigenze dei suoi artisti, gli concede tutto il tempo necessario per portare a termine il progetto. Il risultato finale è proprio "The Way I Feel": un condensato di emozioni (come lo definisce lui stesso) costato 4 anni di fatiche, durante i quali Shand ha compiuto personalmente il lungo lavoro di registrazione e di mixaggio a casa sua, in maniera quasi maniacale, perché secondo lui è "una garanzia per non avere filtri tra le idee e il materiale registrato". Il filo conduttore dell'album sono le relazioni, un punto cruciale nei testi di Remy Shand, che talvolta nascono dopo una rottura dolorosa. "Looking Back On Vanity", in particolare, vanta un verso pungente, degno del più consumato sceneggiatore indie: "She was rich, but i was beautiful – Lei era ricca, ma io ero bello". Per questo motivo quando Remy Shand afferma che il suo album esprime esattamente "The Way I Feel", "quello che provo", possiamo prenderlo in parola.