REO Speedwagon

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REO Speedwagon

Gli irriducibili dell'arena rock. Probabilmente tra le band più sottostimate di tutto il movimento rock tra la fine dei Sessanta e l'inizio degli Ottanta, i REO Speedwagon sono senza dubbio il gruppo che più ha lavorato sodo per raggiungere il successo, riuscendoci con una serie di megahits da classifica e una manciata di album d'oro e platino capaci di vendere decine di milioni di copie in tutto il mondo.
Tutto comincia nel 1968, grazie a due studenti della University Of Illinois, il tastierista Neal Doughty e il batterista Alan Gratzer: i due aspettano di finire gli studi, e poi firmano un contratto con un manager praticamente sconosciuto, Irving Azoff (sarà lui, in seguito, a guidare le carriere di band come Eagles e Steely Dan), che gli prepara un piano di battaglia fatto di tour senza fine nel midwest americano. Poco dopo i REO Speedwagon consolidano la loro lineup con Gary Richards (chitarra), Gregg Philpin (basso) e Terry Luttrell (voce): è con questa formazione che la band debutta con l'omonimo primo disco del 1971, pubblicato dalla Epic. Doughty, Gratzer e Azoff sognano molto più che in grande, ma il disco fatica a imporsi e la band rischia immediatamente di trovarsi davanti al proprio capolinea quando Luttrell lascia la band poco dopo l'uscita discografica: i REO Speedwagon si rivolgono allora a Kevin Cronin, uno che fino a quel momento aveva fatto il cantautore chitarrista e mai si era confrontato con una platea rock di quelle vere. Tuttavia "R.E.O. 2" sembra un disco messo sulla buona strada, anche se l'impazienza degli altri membri della band consegna troppo presto il foglio di via al frontman. Arriva Mike Murphy, e con lui l'album "Ridin' The Storm Out" sfonda prepotentemente le chart di Billboard: è la prima volta che il nome dei REO Speedwagon compare nella classifica, e i due album successivi, sempre con Murphy, dimostrano che ancora una volta la strada musicale intrapresa è quella giusta.
Ma dopo "Lost In A Dream" (1974) e "This Time We Mean It" (1975) anche Murphy è messo alla porta, con l'accusa di non darsi abbastanza da fare per portare la band al massimo del successo commerciale e di classifica. Ma c'è un colpo di scena: anziché cercare un nuovo frontman adatto al ruolo, Doughty, Gratzer e Azoff tornano sui loro passi e richiamano Cronin, e incredibilmente la mossa risulta azzeccata visto che – anche grazie a qualche aggiustamento al sound, più vicino all'hard rock da classifica che a quello di band concorrenti come Styx e Journey – i REO Speedwagon trovano la loro nicchia di pubblico: ballate radiofoniche tra rock e melodico, pezzi ruvidi da teenagers e un sound perfettamente da classifica decretano il successo di "R.E.O." ma soprattutto trasformano in dischi di platino i due successivi live "Live: You Get What You Play For" e "You Can Tune A Piano, But You Can't Tuna Fish".
La dimensione dal vivo e la grinta sul palco sono il loro mood migliore e nel 1978 sfornano un altro album dal vivo ("Live Again") prima di tornare in studio per un altro disco d'oro come "Nine Lives". La crescita di vendite e di fans è continua e costante, e anche se la band è ormai lanciata tra le più importanti del momento nessuno probabilmente immagina il botto che arriva di li a poco: "Hi Infidelity" è uno degli album più venduti in tutto il 1981 e grazie a power ballads come "Keep On Loving You" e a radio hits come "Don't Let Him Go" e "Take It On The Run" sfonda quota 9 milioni di copie vendute e catapulta i REO Speedwagon tra le band più richieste per i live.
Sfondata la barriera dei milioni di copie i REO Speedwagon sembrano non fermarsi più: album come "Good Trouble" e "Wheels Are Turnin'" (1984, due anni dopo il precedente) e singoli come "Keep The Fire Burnin'" e la hit numero uno "Can't Fight This Feeling" sono l'apice del loro successo. Ma gli anni Ottanta stanno quasi declinando e anche i gusti dei fan cambiando troppo rapidamente per band come i REO Speedwagon: "Life As We Know It è pensato per la classifica ma è accolto con freddezza dai fan proprio mentre le prime crepe si insinuano nella stabilità della band. Richards e Gratzer lasciano la band alla fine del decennio, arrivano Dave Amato (chitarrista ex Ted Nugent) e Bryan Hitt (batterista ex Wang Chung) e i REO Speedwagon sfornano una compilation ("The Hits") che rinvigorisce l'interesse dei fan. Ma i successivi lavori in studio come "The Earth, A Small Man, His Dog And A Chicken" e "Building The Bridge" del 1996 portano l'interesse nei confronti della band al minimo storico. Ci vuole un revival di passione nei confronti di quel sound, e una manciata di compilation a cavallo degli anni Novanta ("The Second Decade Of Rock n' Roll: 1981 To 1991", "Only The Strong Survive", "The Ballads" e un supercofanetto di 3 CD live con "You Get What You Play For", "You Can Tune A Piano, But You Can't Tuna Fish" e "Hi Infidelity") per riportare i REO Speedwagon sulla cresta dell'onda e riempire nuovamente i concerti quando la band si muove in compagnia di altri gruppi celeberrimi degli anni Settanta e Ottanta come Fleetwood Mac, Pat Benatar, Foreigner, Peter Frampton, Lynyrd Skynyrd o Bad Company. È la loro rinascita, e i REO Speedwagon la coltivano infilando date live e album come "Live: Plus, Extended Versions" e "Arch Allies: Live At Riverport", l'immagine perfetta di quello che sanno fare meglio: suonare davanti ai loro fans.