Rob Dougan

Rob Dougan

"La vera musica è l'opposto della lobotomizzata, castrata semplificazione di ciò che si ascolta al giorno d'oggi" (Rob Dougan).
Rob nasce e cresce a Sidney, in Australia. In casa ci sono solo tre dischi, "Mack The Knife" del grande Louis Armstrong, l'Eroica di Beethoven e una porcata di Cleo Laine; almeno, c'è la musica alla radio, soprattutto classica. Quando ha poco più di vent'anni incontra Rollo, allora un benemerito signor nessuno (sarebbe diventato poi il megaproduttore di Faithless e Dido).
I due progettano di fare qualcosa insieme, poi Rollo viene preso dalla nostalgia della sua Inghilterra e decide di tornare in patria. Rob, che intanto è stato sbattuto fuori dal National Institute of Dramatic Arts di Sydney (quello di Mel Gibson, Baz Luhrmann, Cate Blanchett) per uno spaventoso crollo psicologico, molla tutto e lo segue a Londra.
Si mantiene lavorando come commesso in un negozio di jeans, ma continua a coltivare la convinzione di poter mirare più in alto. Riprende a collaborare con Rollo, che intanto ha messo in piedi la label Cheeky Records. Il primo EP della neonata etichetta, un remix di "Understand This Groove" di Franke, è firmato dal duo nel 1991. Nel 1992 Rob lavora con l'entourage di Judge Jules, poi ancora con Rollo, sotto i monicker Our Tribe o Dignity, remixando in quattro anni una gran mole di musica. L'australiano mette in piedi anche due sue microscopiche case discografiche, la RDR e la OTM (anche qui c'è lo zampino ubiquo di Rollo).
I due incontrano Kristine W., nota starlette della dance, e per lei producono un singolo molto fortunato, "Feel What You Want" (1994), e l'album "Land Of The Living" (1997). A questo punto, Rob ha già cominciato a camminare da solo, e l'ha fatto creando un mito. La sua "Clubbed To Death" (1995), seminale anthem trip-hop pubblicato dalla Mo'Wax e in seguito difficilissimo da reperire su disco, si diffonde come un contagio attraverso spot e sigle tv e finirà nella colonna sonora di "Matrix" (il capolavoro dei fratelli Wachowski, datato 1999).
James Lavelle in persona, boss della Mo'Wax e deus ex machina degli U.N.K.L.E., è talmente entusiasta del pezzo che ne commissiona il seguito, "Clubbed To Death II". Il singolo ispira anche il film francese del 1996 "Clubbed To Death (Lola)", firmato da Yolande Zauberman.
Nel 1998 esce il secondo singolo, "Furious Angels", costato un capitale giusto perché Rob ci vuole mettere, a tutti i costi, un coro di 60 elementi. La Mo'Wax si ritrae inorridita e chiude il portafoglio; lui ci investe tutti i suoi risparmi e il pezzo viene accolto come un capolavoro del genere da Music Week.
Il disco (rifiutato due anni prima dalla Mo'Wax, che si aspettava una serie di cloni di "Clubbed…") dovrebbe uscire un mese dopo, invece la Cheeky fa bancarotta e tutto rimane in sospeso. Rob, intanto, produce alcune canzoni di Kylie Minogue e realizza una versione molto particolare di "I Should Be So Lucky". Mette anche mano a remix eccellenti: Moby, U2, Pet Shop Boys, Sting (che non si mostra granché soddisfatto – orgoglio? – della trasformazione subita da "'I Was Brought To My Senses").
La svolta arriva nel 1999, con il successo planetario di "Matrix", che scatena la caccia all'autore di "Clubbed To Death". L'intervento della BMG salva la Cheeky Records e finalmente per Rob si spalanca l'orizzonte di una distribuzione ad ampio raggio della sua musica, anche se molto materiale resta nel cassetto (come "Soon", realizzata con Nick Cave e Kylie). Nell'estate del 2002 viene ripubblicata "Clubbed To Death" (sempre lei), che fa sfracelli nelle classifiche inglesi.
Poco dopo – ma ci sono voluti 6 anni, per realizzarlo senza compromessi - arriva l'elettrizzante LP di debutto, "Furious Angels" (in Italia esce solo nel 2003), fedele alla visione elevata che Rob ha della musica: nutrimento per l'anima, possessione benefica che cresce dentro e non si accontenta di accarezzare la superficie e scivolare via. Ci sono tre canzoni ("'Will You Follow Me?", "Speed Me Towards Death" e "One And The Same") con orchestra e coro di 122 elementi, ci sono atmosfere cinematiche, arrangiamenti e produzione trip-hop, un valzer e qualcosa del primo Tom Waits (in "Drinking Song"), un artwork visionario di alta qualità (opera dei fotografi Mert Alas e Marcus Piggott e dei designer della Blue Source). Non che il disco venda cifre spaventose, ma i riscontri, soprattutto della critica, sono ottimi.
In ottobre Rob si mette al lavoro su alcune tracce destinate a "Matrix Reloaded", in uscita nel 2003.