Robert Wyatt

Robert Wyatt

Robet Wyatt è un artista scomodo e poetico. Un cercatore, uno fuori degli schemi, da tutti gi schemi possibili.
Iniziato alle meraviglie del rock sperimentale nei tardi anni Sessanta dietro i piatti della batteria, si afferma poi come autore e cantante solista, originale e politicamente schierato.
Robert Wyatt, nato a Bristol il 28 gennaio 1945, entra come batterista nei Soft Machine durante gli anni della scena post-psichedelica di Canterbury, da cui emergono anche band del calibro di Gong e Pink Floyd. Il gruppo limita gli eccessi teatrali tipici di altre formazioni art-rock che verranno dopo (Jethro Tull, Yes, King Crimson), concentrandosi sulla struttura classica del rock rielaborata con stilemi jazz, lunghi 'a solo' e scorribande nel noise sperimentale.
Quando i Soft Machine incominciano a godere di una certa popolarità (l'album "Third", 1970, viene considerato una pietra miliare del rock), Wyatt lascia il gruppo per seguire altre strade; la sua carriera solista si basa non tanto sulle sue capacità di batterista, quanto sulla sua fragile voce tenorile, capace di un falsetto intenso ed emotivo. Poco dopo la pubblicazione del debutto "End Of An Ear", Wyatt precipita da una finestra durante un party e rimane paralizzato dalla vita in giù.
Vive mesi di doloroso recupero e finalmente torna alla musica nel 1974 con il lacerante "Rock Bottom" ('culo di pietra'), in cui parla senza falsi pudori della sua vita dopo l'incidente. "Ruth Is Stranger Than Richard" (1975) è invece una bizzarra raccolta di fiabe surreali.
La musica di questi due album è sperimentale e vicina alla trance; con la cover di "I'm A Beleiver" dei Monkees, realizzata nel 1974, Wyatt invece centra un inatteso successo di vendite che lo lancia nel circuito della musica da classifica. Tra i vari impegni dello showbusiness, è previsto anche il programma televisivo Top Of The Pops, che però nega al musicista di esibirsi sulla sedia a rotelle. Esplode la polemica e la stampa musicale si schiera in prima fila a difesa di Wyatt, che riesce a fare la sua performance.
Nonostante l'onda mediatica che monta intorno alla questione e al successo della canzone, l'ex Soft Machine sceglie di ritornare nell'ombra e rompe il silenzio solo durante l'esplosione del punk, con una manciata di singoli pubblicati dalla mitica etichetta indie Rough Trade. Poi, ancora una volta, Wyatt spiazza tutti: registra una splendida versione di "At Last I Am Free" dei Chic, la più importante band disco di fine anni Settanta. Per lui inizia una nuova primavera artistica, scandita da dischi fantasiosi e introspettivi; molti grandi nomi, come Elvis Costello, scrivono musica per la sua voce emozionante e tesa, come fosse sempre sul punto di rottura.
Negli anni, Wyatt, coerentemente con il suo dichiarato comunismo, dimostra un costante disinteresse per le questioni di bottega e le logiche dello showbiz. Il suo radicalismo politico si infervora soprattutto durante l'era-Thatcher e i suoi dischi riflettono un credo politico forte e poco propenso ai compromessi, che talvolta irrigidisce la sua vena poetica. Ma Wyatt è capace di creare musica stupefacente ed intensa; la passione e la libertà intellettuale lo portano a cimentarsi anche con la pittura e la scrittura. Nonostante questo, o forse proprio per questo, rimane un artista ignorato da molti.