Rod Stewart

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Rod Stewart

La prima rockstar da jet set, capace di cambiare rotta più volte nella sua carriera, dal mod style sino alla disco music.
Non esiste un solo Rod Stewart. A seconda dell'epoca, il crooner londinese viene ricordato dai fan con un'immagine diversa. Chi ama i suoi inizi con Jeff Beck, è sconcertato di fronte agli sviluppi disco music della metà degli anni Settanta. I mods che ancora stravedono per i Faces restano indifferenti davanti al balladeer degli anni Ottanta. Le teenager appassionate del suo look rimangono spiazzate davanti all'introversione dei suoi album più tardi, allorché anche Road sembra aver scoperto una sua vena malinconica. Resta da capire se, al di là di questo approccio camaleontico alla professione di rockstar, Rod Stewart meriti davvero di stare tra i grandi del rock, o se piuttosto non sia un astuto comprimario che ha cavalcato con intelligenza e fiuto le mode. Nessuno però può mettere in discussione il suo ineccepibile songbook, che può essere considerato la colonna sonora di almeno tre generazioni di rocker e popster. Non male per uno che doveva fare il calciatore, e che si è ritrovato quasi per caso sulle prime pagine dei tabloid, indicato da mezzo mondo come il cantante più sexy del rock.

Un calciatore mancato
Rod Stewart nasce a Londra nel 1945. Molto prima di pensare alla musica, è il football la sua passione. Sogna di giocare nelle file dell'Arsenal, e arriva molto vicino a strappare un vero e proprio contratto da professionista. Il mondo del calcio non finirà peraltro mai di affascinarlo, al punto da acquistare partecipazioni societarie nella squadra scozzese dei Rangers Glasgow, e da provare ripetutamente la scalata alla presidenza dello stesso Arsenal. Dopo aver 'ripiegato' sulla sua seconda passione, la musica, Rod si fa le ossa cantando nei gruppi skiffle di Londra. Lo skiffle è una musica che spadroneggia nei primi anni Sessanta, una commistione tra folk e blues elettrico, inventata da Lonnie Donegal, e amata anche da John Lennon. Rod Stewart si diverte a suonarlo con strumenti letteralmente improvvisati, utilizzando le assi del bucato così come le scatole del tè. In quel momento a Londra è quello il suono più vicino al rock che si possa sentire, perché è il primo a elettrificare di fatto le dodici note e le vecchie canzoni da folkclub, suscitando l'orrore dei puristi. Il suo talento è notato da Wizza Jones, cantante folk rock, che lo porta con sé come corista in un tour europeo. Per Rod è il segno che la musica può diventare una vera e propria carriera. Al suo ritorno a Londra, entra nella scena del blues britannico, in quel momento in particolare fermento. Si esibisce così con il futuro bassista dei Led Zeppelin John Paul Jones, ma anche con Mike Fleetwood, Julie Driscoll e Long John Baldry, allora leader degli Steamjacket. L'incontro che però cambia il suo destino è quello con Jeff Beck. Il celebre axeman ha in quel momento appena lasciato gli Yardbirds e mette in pista un super gruppo ante litteram, con il pianista Nicky HopkinsMickey Waller, il bassista Ron Wood e lo stesso Rod alla voce, per incidere "Hi Hi Silver Lining", singolone scritto da Scott English e prodotto da Mickie Most. Per il vocalist è l'occasione per conoscere il talento di Ron Wood anche come chitarrista. Da quel momento in poi Rod gioca su tre campi: la carriera solista, la collaborazione con Jeff Beck e l'avvicinamento agli Small Faces, il gruppo mod preferito dalla working class londinese.

L'epoca d'oro del soul rock
Il primo album solista arriva nel 1969, con "", ed è curiosamente un nostalgico ripensamento ai tempi della gavetta e dello skiffle. In quello stesso anno Steve Marriott lascia gli Small Faces, per entrare negli Humble Pie di Peter Frampton. È proprio Rod a rimpiazzarlo, trascinando con sé Ron Wood, che può finalmente misurarsi con la chitarra. La band cambia nome in Faces, e passa a un repertorio di ballate soul-rock, che anticipano di fatto gli sviluppi solisti della carriera di Rod. Più che gli album "First Step" (1970) e "Long Player" (1971), a fare il successo della band sono hit come "Shake Shudder Shiver", travolgente e cadenzatissimo classico del rave up. Dopo l'interlocutorio album solista "Gasoline Alley" (1970), la gloria per Rod arriva finalmente con "Maggie May", il country rock contenuto in "Every Pictures Tells A Story" (1971).

Pensi che io sia sexy?
Trovata la chiave per il successo, Rod cristallizza la sua produzione sulla stessa formula, passando disinvoltamente dalle cover (prima la maggioranza) alla produzione originale. Però ha anche la capacità di voltare pagina quando capisce che l'aria sta cambiando. Nel 1975 infatti si trasferisce a Los Angeles, e sposa uno stile più glam rock e sexy. Il manifesto del nuovo corso è la raccolta "A Night On The Town" (1976), in cui spicca "Tonight's The Night", la ballatona per cuori infranti che lo rende una star anche in America. Una popolarità cresciuta a dismisura dopo che "You're In My Heart", ancora più sdolcinata, fa la fortuna della colonna sonora di "Footlooose". Il vero trauma però è la disco hit "Da Ya Think I'm Sexy", che lancia in orbita l'album "Blondes Have More Fun" (1978), e che però gli vale anche la stima dei rockers di stretta osservanza. Sospeso ormai tra strobo, dance hall e repertorio da crooner, Rod tenta un'altra virata, abbracciando il sinth pop a metà degli anni Ottanta, con "Infatuation". Il pubblico sembra apprezzare, la critica molto meno. La produzione successiva è pura routine, con qualche serena concessione alla malinconia per il tempo andato e la parentesi rock di "When We Were The New Boys" (1998), in cui il vecchio leone sembra per un attimo tornare a ruggire.