Ronnie Spector

Ronnie Spector

La prima bad girl del rock & roll. Un inconfondibile tremolio nella voce capace di scatenare i fremiti di milioni di teenager. Uno stile, un look e un sound che rimangono il modello per qualsiasi nuova eroina del rock & roll. Sensuale, rivoluzionaria, talentuosa, provocante: Ronnie Spector è la prima donna del rock & roll capace di scatenare scene di isteria collettiva pari a quelle di Elvis Presley o dei Beatles.
Ronnie Spector nasce Veronica Bennett il 10 agosto 1943 nell'Upper Manhattan a New York da una – inusuale per quegli anni – famiglia multirazziale: la madre è una nativa americana, il padre un bianco e Ronnie confesserà nella sua autobiografia di essersi a lungo chiesta se fosse bianca o nera. Ma soprattutto la sua famiglia l'incoraggia a intraprendere la carriera musicale e Ronnie diventa famosa nei club di New York come la voce sensuale e il look glamour delle Ronettes, il girl-trio in anticipo sui tempi che forma con la sorella Estelle e la cugina Nedra Talley. È al Peppermint Lounge che le Ronettes diventano celebri, quando il leggendario dj Murray The K (Murray Kaufman) le ingaggia come vocalist e dancers per i suoi show al Brooklyn Fox Theater. Ma il successo newyorckese non si trasforma in boom discografico almeno fino a quando le Ronettes non incontrano sulla loro strada Phil Spector, l'inventore del Wall of Sound: dal 1963 Ronnie e le Ronettes sfornano una sequenza di classic pop hit da far paura. La Grammy Award "Walking In The Rain", "Do I Love You", "Baby I Love You", "The Best Part Of Breaking Up" o "I Can Hear Music" sono anthems per teenagers che attraverseranno il tempo per diventare grandi classici del pop rock internazionale.
Il sodalizio artistico tra Ronnie e Phil diventa anche una storia d'amore che all'inizio sembra promettere soprattutto successi e felicità: Phil ci mette infatti poco più dei 2 minuti di "Be My Baby" per trasformare definitivamente la minuta e indifesa ragazza in una donna sexy e una macchina destinata al successo, ma una volta scalzate le Crystals dalle Top Ten il matrimonio con Phil si trasforma in un incubo per Ronnie, chiusa e costretta nella villa di Los Angeles dalle manie e gelosie del suo uomo e pigmalione. Finisce così la prima parte della storia delle Ronettes e soprattutto si interrompe la storia di Ronnie che negli anni del matrimonio riesce a pubblicare solo "You Came, You Saw, You Conquered" (1969) e "Try Some Buy Some" (scritta da George Harrison e con John Lennon e Ringo Starr come backing vocals) due anni dopo. Lei, la Ronnie che aveva aperto per i Rolling Stones spalancando loro le porte di New York e che aveva inaugurato il tour dei Beatles, lei rinchiusa in casa, sparita, sepolta.
Solo quando Phil Spector è impegnato con John Lennon per la produzione di "Istant Karma" Ronnie riesce a scappare e a cominciare a pensare alla sua vita (ci vorranno 23 anni e oltre 2 milioni di dollari bruciati in una causa legale) ripartendo da una nuova versione delle Ronettes con Denise Edwards e Chip Fields: due canzoni in due anni - "Lover Lover" e "I Wish I Never Saw The Sunshine" – che non riscuotono nessun successo prima della mano tesa da Billy Joel che nel 1976 scrive per lei "Say Goodbye To Hollywood", registrata l'anno dopo con Bruce Springsteen e la E Street Band come backing band. Il pezzo è ottimo, ma non un campione d'incassi, e Ronnie decide di impegnare la sua voce con Southside Johnny & the Asbury Jukes: tornerà nel 1978 con "It's A Heartache", mega hit internazionale ma non per la sua voce, per quella di Bonnie Tayler.
Solo nel 1980 Ronnie riesce finalmente a firmare il suo primo album "Siren", prodotto in pieno stile new wave da Genya Ravan, ma anche questo come troppe altre cose dopo la rottura con Phil Spector non riesce a sfondare come Ronnie vorrebbe. Il successo torna solo nel 1986 e con il singolo – duetto con Eddie Money "Take Me Home Tonight", che le apre le porte della Columbia e la possibilità di lavorare al suo secondo album "Unfinished Business" (tra i pezzi le firme di Diane Warren, Desmond Child e Gregory Abbott oltre alle voci della Bangles Susanna Hoffs, di Paul Schaffer ed Eddie Money). Tuttavia nonostante gli sforzi promozionali due anni dopo Ronnie è ridotta a comparire come star nel tour di Dirty Dancing e decide di fare i conti con la sua vita pubblicando nel 1990 la sua autobiografia dal titolo più che eloquente di "Be My Baby: How I Survived Mascara, Miniskirts And Madness".
Il racconto di quegli anni affascinanti, selvaggi e drammatici riaccende l'attenzione su Ronnie che però per tutti gli anni Novanta tace senza pubblicare alcun nuovo lavoro se non qualche apparizione in colonne sonore per cartoons ("Little Rosey") o compilation natalizie ("A Very Special Christmas, Vol. 2" con Darlene Love). Solo nel 1999 Ronnie torna in uno studio per l'EP prodotto da Joey Ramone e osannato dalla critica "She Talks To Rainbows" in cui compaiono una eloquente versione di "You Can't Put Your Arms Around a Memory" firmata da Johnny Thunders e quella "Don't Worry Baby" già dei Beach Boys che in origine Brian Wilson aveva scritto per lei: la sua voce ormai era cambiata, non più capace di accendere il fremito degli adolescenti ma molto più matura e piena di fascino e capace come sempre di incantare.
È la rinascita: Ronnie si imbarca in un tour, e nel 2003 è la volta di "Something's Gonna Happen", altro EP di cover, questa volta di Marshall Crenshaw. La riscoperta si completa con la sua voce prestata a "Pretty In Black" dei Raveonettes e soprattutto con il suo primo album dopo 20 anni, "The Last Of The Rock Stars" in cui compaiono Keith Richards ("All I Want"), Patti Smith e Yeah Yeah Yeah. Nel 2007 si riaccende la polemica con l'ex Phil Spector. Dopo una precedente battaglia legale contro le Ronettes che lo aveva visto perdere ben 3 milioni di dollari, Phil ci riprova a mettere il bastone tra le ruote alla band. Ostacola in ogni modo l'ingresso del gruppo nella Rock'n'Roll Hall Of Fame, ma anche questa volta si deve arrendere alla forza artistica di Ronnie. The Ronettes infatti entrano di diritto nella storia del rock moderno e classico, a cavallo fra due epoche che le hanno viste comunque protagoniste.