Savatage

Savatage
  • Rock, Heavy Metal, Progressive Metal
  • Il classic metal americano ai suoi massimi livelli. Tra cadute e resurrezioni, i Savatage hanno reinventato [... altro]

Jesus Saves

Il classic metal americano ai suoi massimi livelli.
Tra cadute e resurrezioni, i Savatage hanno reinventato gli stilemi del genere, costruendosi a suon di capolavori uno dei pedigree più nobili della storia del rock.
I fratelli Oliva, Jon (il maggiore, classe 1960) e Criss (tre anni più giovane) sono figli di un pianista e sin da ragazzi sviluppano una certa confidenza con le sette note (possibilmente distorte). Nel 1978, dopo essersi fatti le ossa per conto proprio in svariati gruppetti locali della Florida, i fratellini decidono di iniziare a fare sul serio, e di farlo insieme: assoldati Steve 'Doc' Wacholz alla batteria e Keith Collins alla quattro corde, fondano gli Avatar.
Nel 1981, dopo aver registrano un paio di pezzi per la compilation rock di una radio locale, pubblicano per la Par Records l'EP "City Beneath The Surface". Le cose sembrano ingranare e la Par decide di investire in un full album, "Sirens", che esce sotto il nome Savatage per evitare grane legali con una band europea. Il disco è valido, la Atlantic si accorge della band e la mette sotto contratto. Nel 1984 "Dungeons Are Calling" chiude il rapporto con la Par.
L'anno dopo i Savatage entrano nel mondo delle major con "Power Of The Night": tipico metal americano, quello espresso finora, onesto e di buon livello pur senza grossi capolavori. Il gruppo si distingue soprattutto per il talento acerbo dei fratelli Oliva.
Dopo un avvicendamento al basso (Johnny Lee Middleton III subentra a Collins), nel 1986 esce "Fight For The Rock", un mezzo passo falso per problemi di mixaggio e scelte dell'etichetta. Segue comunque il primo tour europeo, di spalla ai Motorhead, durante il quale la band viene contattata da Paul O'Neill, produttore geniale e artista a tutto tondo.
Forti del quinto membro in console, i Savatage incidono l'album che li proietta dritti dritti nell'olimpo del rock, "Hall Of The Mountain King" (1987). Jon si impone come uno dei migliori screamer in circolazione, Criss è finalmente maturo e lascia che il suo genio illumini legioni di fan. Sinfonico, duro, orchestrato e incalzante, "Hall Of The Mountain King" è un'opera mastodontica - ed è solo l'inizio. Con la title track il gruppo registra il suo primo videoclip, poi parte per le strade d'America insieme a Dio e Megadeth.
On the road Jon esagera con alcol e droghe e i Savatage sono rispediti a casa, ma ormai l'ascesa è inarrestabile: il maggiore dei fratelli Oliva si dà una ripulita, aggrega al gruppo Chris Caffery (chitarrista di supporto nel tour appena concluso) e guida la band ad un nuovo capolavoro: "Gutter Ballet" (1989). I mid tempo si rivelano la cosa in cui i Savatage sono più bravi, e sono bravi come nessun'altro sulla piazza. Parte un tour di nove mesi con gente del calibro di Testament e King Diamond. Al rientro Caffery si fa da parte e la ditta Oliva-O'Neill-Oliva decide che si può alzare il tiro con un concept album: nasce la prima rock opera americana, "Streets", anno 1991. Ambizioso, commovente, trascinante e prezioso: probabilmente il gruppo ha partorito il suo capolavoro definitivo.
Altro tour mondiale, i Savatage sono sulla vetta e non hanno intenzione di scendere. Eccetto Jon, che per tirare il fiato abbandona il suo ruolo di frontman e si defila alla fase compositiva e alle tastiere live. Serve un nuovo cantante: nel 1993 "Edge Of Thorns" vede debuttare dietro al microfono Zachary Stevens. Anche questo è un gran disco, lievemente più lineare dei predecessori e marchiato da un Criss Oliva magistrale, che mette in secondo piano certe immaturità vocali di Zach.
Poi, la tragedia: la notte del 17 ottobre, di ritorno da un festival rock, Christopher Michael Oliva viene ucciso da un automobilista ubriaco. A trent'anni se ne va uno dei più grandi chitarristi di sempre. La vicenda Savatage sembra destinata a chiudersi: Jon è distrutto, beve, fuma come un turco e ingrassa, poi decide che non può finire così. Assolda alle sei corde Alex Skolnick, ex Testament, e mette in cantiere "Handful Of Rain", che esce nel 1994. Un disco difficile, rabbioso e a tratti disperato, discontinuo e onesto. Spicca "Chance", in cui per la prima volta il gruppo utilizza il contrappunto corale, destinato a diventare una marca stilistica negli anni a venire.
Segue un tour in cui il partente Wacholz viene rimpiazzato da Jeff Plate, batterista del progetto solista che Jon sta mettendo in piedi insieme a Caffery, i Doctor Butcher. Esce "Japan Live", video e disco della data di Tokyo, poi anche Skolnick lascia e al suo posto rientra proprio Caffery coadiuvato da un nomade delle sei corde, Al Pitrelli, session man di indiscusso talento che decide di accasarsi con la famiglia Savatage.
Rinnovato, il gruppo risorge nel 1995 con "Dead Winter Dead", altro concept ambientato nella Sarajevo dilaniata dalla guerra. Sinfonico e devastante, il nuovo disco porta alle estreme conseguenze il discorso iniziato con "Hall Of The Mountain King" e traghetta la band in una nuova era di maturità stilistica. A ruota, esce il live di tributo a Criss, "Final Bell - Ghost In The Ruins".
Nel 1996 l'inatteso successo del singolo strumentale "Christmas Eve" spinge la band ad imbarcarsi in una nuova impresa, la Trans-Siberian Orchestra, progetto che reinterpreta in chiave rock musiche natalizie (en passant, un trionfo). Nel 1997 i Savatage sono in studio e confermano che il nuovo corso è di altissimo livello con "Wake Of Magellan": sempre un concept album, forse più maturo e solido del suo predecessore, denso di riff granitici e arrangiamenti maestosi. Il disco debutta all'undicesimo posto nelle chart tedesche, l'Europa li adora e loro non si fanno pregare, tornando in pista con un tour mondiale.
Poi tre anni di silenzio, in cui Pitrelli se ne va per approdare alla corte di Dave Mustaine (per poco, visto che i Megadeth poi si sciolgono e si riformano senza l'axeman italo-americano), e tra impegni della TSO e progetti solisti il nuovo "Poets And Madmen" - disco cupo, diretto, affilato - esce per la Nuclear Blast solo nel 2001.
Jon Oliva è tornato dietro al microfono, visto che Zach ha lasciato per stare più vicino alla famiglia. Nel tour che segue Jack Frost affianca Caffery alle chitarre (ricomponendo così un duo già rodato nei Metalium), e debutta il sostituto di Zachary Stevens: Damond Jiniya, ex Diet Of Worms sconosciuto ai più, vocalist eclettico su cui i fan si dividono in attesa della prova del nove, quella su disco. Disco che a distanza di anni non pare neppure in cantiere, visto che il successo della TSO e dei Jon Oliva's Pain (un nuovo progetto solista) sembrano aver temporaneamente allontanato Jon dal gruppo creato col fratello.