Saxon

Saxon
  • Rock, Hard Rock, Heavy Metal, British Metal, New Wave of British Heavy Metal
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Apripista dell'ondata di metal inglese di inizio anni Ottanta, i Saxon sono un simbolo vivente del rock'n'roll più duro e puro, fatto di birra, chitarre distorte, birra, e motociclette.
Quando Graham 'Oly' Oliver (chitarra), Steve 'Dobby' Dawson (basso), Paul 'Blute' Quinn (chitarra), Pete 'Frank' Gill (batteria) e Peter 'Biff' Byford (voce) mettono insieme una band hard-rock a Barnsley, nello Yorkshire, si scelgono un nome arrabbiato quanto basta da non aver bisogno di didascalie: Son Of A Bitch. Nome di sicuro impatto, ma che butta la band nel calderone punk benché, in effetti, i ragazzi facciano più musica alla Judas Priest e Black Sabbath. Cambiato il nome in Saxon, la storia può cominciare.
Qualche concerto in zona, un demo, i Saxon si fanno le ossa aspettando il colpo grosso che arriva a fine anni Settanta. Peter Hinton della EMI vede la band live e la consiglia all'amico Claude Carrere, in procinto di lanciare un'etichetta di musica inglese. Col loro primo contratto in tasca, i cinque inglesi entrano in studio a registrare "Saxon" (1979). È tempo per gli aquilotti di lasciare il nido.
"Saxon" riscuote buoni consensi anche se non sfonda come sperato, ma porta il gruppo a suonare come spalla ai Motörhead in un lungo tour inglese. È una bella vetrina, che i Saxon capitalizzano l'anno dopo: Wheels Of Steel (1980) è massiccio, ispirato, senza un calo di tensione e piazza due singoli - la title track e "747 (Strangers In The Night)" - in alto nelle charts. Battendo il metallo finché è rovente, a fine 1980 l'aquila inglese ha pronto un altro album, "Strong Arm Of The Law". La New Wave Of Brithis Heavy Metal è pronta a conquistare il mondo, e i Saxon si sono messi in prima linea.
Il 1981 inizia on the road, con ottimi riscontri in Europa e Giappone. Quella col Sol Levante è una storia d'amore destinata a durare a lungo, anche quando verranno le vacche magre i Saxon saranno accolti come rockstar nell'arcipelago asiatico.
Il quarto colpo dei Saxon sembra essere quello decisivo: "Denim And Leather" (1981) diventa un manifesto per il metal europeo, si piazza bene nelle classifiche di mezzo mondo e apre al gruppo le porte degli Stati Uniti, con un tour fissato per il 1982. Prima di partire, però, Pete Gill si infortuna una mano, e viene rimpiazzato al volo da Nigel Glocker, promosso a batterista fisso quando Gill entra nei Motörhead.
Inizia così il valzer dei batteristi, unica postazione traballante in una formazione per il resto abbastanza solida: Glocker si prende una pausa nel 1987 per concentrarsi sui GTR, progetto dell'ex cantante degli YesMax Bacon. Gli subentra per un breve periodo Nigel Durham, poi i GTR non trovano buona sorte e Glocker riprende il suo posto. Nel 1998 inizia ad avere problemi alla schiena, e per quanto sempre vicino al gruppo (o in studio o in fase di composizione), deve spesso cedere il passo. Membro attivo diventa Fritz Randow, che resta sei anni. Nel 2004 c'è una parentesi anche per il mostruoso Jörg Michael, prima licenziato poi richiamato dagli Stratovarius. Partito Michael, Glocker rientra a pieno servizio.
Il tour negli States del 1982 si rivela un grande successo della band, che sembra in grado di rivaleggiare per fama, qualità e volume di vendite con mostri sacri quali i Judas Priest e i conterranei Iron Maiden. A celebrare il momento d'oro dei Saxon esce il primo live, "The Eagle Has Landed" (1982), che mostra una band a suo agio dal vivo quanto se non più che in studio.
"Power And The Glory" (1983) ottiene ancora un gran successo, però le cose iniziano a girar male. Manca un po' di smalto, un po' della cattiveria degli inizi. Forse la band è solo stanca. "Crusaders" (1984) chiude i conti con la Carrere Records, le aquile inglesi firmano con la EMI e si concentrano sempre più sul mercato americano.
Forse è per via del passaggio alla major, forse perché il ritmo dei primi album aveva del miracoloso, comunque la band infila una serie di dischi non del tutto convincenti, che non sfondano nelle vendite e non soddisfano i fan di lungo corso: "Innocence Is No Excuse" (1985), "Rock the Nations" (1986) e "Destiny" (1987). Tra un disco e l'altro la band deve anche trovarsi un nuovo bassista, visto che Steve Dawson ha problemi con la moglie e lascia i compagni. Dopo una breve apparizione di Paul Johnson, nel 1987 le quattro corde passano nelle giovani mani di Tim 'Nibbs' Carter, che porta una sferzata di vitalità nel gruppo.
Dopo "Destiny", la EMI decide di smettere di puntare sui Saxon. La band, dal canto suo, si concentra sulla vita on the road e pubblica due live: "Rock And Roll Gypsies" (1989) e "10 Years Of Denim And Leather" (1990), noto anche come "Greatest Hits Live". Carichi e combattivi, tornano in studio e registrano "Solid Ball Of Rock" (1991), in cui si sentono segni di ripresa. Se ne accorge la Virgin, che mette i Saxon sotto contratto e li spedisce a suonare in giro per il mondo.
Nel 1992 la aquile inglesi riprendono il pallino della loro musica: "Forever Free" è un ispirato ritorno alle origini, che inaugura una nuova parabola ascendente confermata da "Dogs Of War" (1995), ultimo album con Graham Oliver. Il suo posto alla chitarra è preso da Doug Scarrat, che farà parte della famiglia a lungo.
Il volo dell'aquila metallica dagli anni Novanta al ventunesimo secolo non restituisce la fama e il successo di inizio anni Ottanta, ma mostra una band in grado di sfornare dischi solidi che le permettono di fare quello che più le piace: suonare sempre, comunque e ovunque. "Unleash The Beast" (1997), "Metalhead" (1999), "Killing Ground" (2001) e "Lionhearth" (2005) tengono alto il ritmo, "Heavy Metal Thunder" (2002) rivisita con nuovo piglio i classici del gruppo e i dischi live interpuntano il tutto, fissando la fierezza dei Saxon sul palco: nel 1996 esce il secondo capitolo della serie "The Eagle Has Landed", nel 1998 "Bbc Sessions / Live At Reading" e nel 2006 il monumentale doppio "The Eagle Has Landed Part III".