Saybia

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Se si parla di rock danese con le palle non si possono non citare i Saybia. In patria hanno venduto più di 110 mila copie con l'album di debutto, rimanendo nella top 10 anche dopo parecchi mesi dalla pubblicazione, con tre singoli fra i cento più programmati sulla radio nazionale. E tutto questo senza particolare supporto pubblicitario, ma solo con canzoni massicce, concerti fenomenali e una credibilità che subito ha riscontrato consensi.
Il quintetto - Søren Huss (vocal), Sebastian Sandstrøm (chitarra), Jess Jensen (tastiere), Jeppe Knudsen (basso) e Palle Sørensen (batteria) – fatica molto, prima di ottenere un contratto discografico. Tre membri (Søren, Jeppe e Palle) cominciano a suonare insieme nel 1993, nella cittadina microscopica che ha dato loro i natali, Nyborg. Una volta assoldati un chitarrista e un tastierista alla fine del '98, i Saybia assumono la forma completa e lo stile musicale definitivo che avrebbe trasformato i sogni di gloria in realtà.
Autoproducono due EP, "Dawn Of A New Life" (1998) e "Chapter 3" (2000), che inizialmente vendono durante i loro concerti senza sapere che più tardi sarebbero diventati pezzi da collezione introvabili per i fan più affezionati.
Una data clou: il giorno di Capodanno 2000, quando si trasferiscono a Copenhagen.
Là mettono radici e aprono uno studio di registrazione, dove trascorrono la maggior parte del tempo a comporre musica. I risultati dell'arduo lavoro di creazione e cesellatura delle tracce, insieme a più di 100 concerti tenuti a inizio del Terzo Millennio, sarebbero tutti confluiti nell'album di debutto, a dimostrazione di un'unità coesiva senza pari.
I singoli "Fools Corner" e "The Day After Tomorrow>" favoriscono il loro ingresso nel regno del rock'n'roll internazionale: le due canzoni appaiono sulla prima pubblicazione commerciale dei cinque, l'EP "Saybia", pubblicato nell'autunno 2001. Le canzoni vengono martellate alla radio nazionale, facendoli conoscere al grande pubblico e trasformandoli in un rock-act dal potenziale altissimo. Nel dicembre di quell'anno ricevono l'ambito P3 Award dalla Danish Broadcasting Corporation a riconoscimento della qualità della loro musica: è il primo, inequivocabile segnale che sono la band to watch del Duemila.
Quando i lettori della rivista specializzata Gaffas li eleggono "Best New Act of the Year" nel gennaio 2002, è evidente che le folle hanno adocchiato lo stile rock emotivo e intelligente che ne costituisce un marchio di fabbrica. Non bastasse, si aggiudicano un Danish Music Award (gli oscar della musica danese) per il Best Rock Album. Un onore senza precedenti, se si tiene conto che il premio è relativo all'EP!
Il tanto atteso LP d'esordio, "The Second You Sleep", arriva il 21 gennaio 2002 (in Danimarca, mentre per l'Europa bisogna aspettare agosto), e cambia la loro vita per sempre: presentato in anteprima al Midem di Cannes – dove tengono un concerto insieme ai Safri Duo - rompe infatti ogni record diventando il primo album di debutto da parte di una band 'indigena' ad arrivare diretto alla #1 delle classifiche. Con undici tracce in 53 minuti e 7 secondi, è un disco carico di desiderio, anelito, dinamismo, bellezza e trasparenza. Un tocco di malinconia dà al lavoro tinte dark e cupe, come se il sesto membro invisibile della band fossero le foreste nordiche interminabili, le montagne brulle del circolo polare, le scogliere di granito che si stagliano sul mare o le ombre del crepuscolo autunnale danese.
I primi concerti che seguono la pubblicazione dell'album registrano il tutto esaurito in patria già nei primissimi giorni di prevendite. I live che portano sul palco hanno sfaccettature tanto hard da dimostrare che non sono un fenomeno passeggero, ma un'entità compatta e fluida, frutto di anni di lavoro in studio e on stage. Presenziano sui palchi più famosi d'Europa: primo fra tutti il Festival di Roskilde, di fronte a 20 mila persone (pensare che l'anno prima allo stesso evento non erano riusciti a richiamare più di 800 fan, tra il silenzio dei media). Poi le arene di Germania, Olanda, Francia, Norvegia e Belgio e quindi fanno da Special Guests al tour degli A-ha.
Non sorprende che il loro main skill, ovvero far passare sentimenti e emozioni attraverso le corde vibranti di una chitarra o le percussioni minacciose di una batteria, li faccia apparire nella rosa di candidati agli MTV Europe Music Awards 2002 come Best Nordic Act.
Il 2003 si rivela l'anno più difficile nella storia, seppur ancora breve, dei Saybia: letteralmente frastornati dall'improvviso e travolgente successo, i membri del gruppo si trovano a far i conti con tensioni interne che ne minano la stabilità, tanto che si vocifera anche di un possibile scioglimento. Nell'autunno del 2003, però, la crisi sembra pienamente superata e così Huss e soci decidono di rifugiarsi (letteralmente) sull'isola svedese di Gotland, dove affittano una casa che trasformano in studio e iniziano a lavorare a un nuovo album.
Dopo alcuni mesi passati lontano da famiglie, amici e 'distrazioni' della vita moderna, il materiale per il nuovo disco è pronto: "These Are The Days", questo il suo titolo, viene quindi pubblicato nel settembre del 2004.
Lanciato dal rockeggiante singolo "Brilliant Sky", il secondo lavoro studio della formazione danese, se da un lato non bissa il successo stratosferico di vendite dell'esordio, dall'altro conferma il talento del quintetto nel saper fondere rock, pop, sonorità acustiche (vedi il secondo singolo "I Surrender"), avvolte in atmosfere malinconiche e struggenti.