Sebadoh

Sebadoh

Distillato puro dell'estetica lo-fi e dell'etica indie degli anni Novanta, i Sebadoh sono una delle più idolatrate e inconcepibili band della scena alternative negli ultimi vent'anni del Novecento. Una manciata disorganica di album, show live distillati con parsimonia, continui rivolgimenti di lineup e due anime in precario equilibrio creativo sono il lascito di questa supernova dell'indie rock più ortodosso.
Esistono ancora i Dinosaur Jr. ed esistono ancora i dissapori tra Lou Barlow (bassista) e il taciturno J Mascis quando comincia a crescere l'embrione dei Sebadoh: all'inizio è solo una manciata di pezzi composti da Barlow e registrati in perfetto stile DIY nella sua camera prima a Northampton, Massachusetts, e poi a Boston. Finiranno in versione acustica in una musicassetta incisa con un quattro piste intitolata "Weed Forestin'" e accreditata ai Sentridoh. In questa prima registrazione venduta unicamente nel negozio di dischi di Northampton c'è già lo zampino di Eric Gaffney, che suona la batteria e che formerà il cuore dei Sebadoh: la prima uscita discografica dei due è "The Freed Man", pezzi composti sia da Barlow che da Gaffney, minimalismo sonoro più per necessità che per scelta che finisce tra le mani di Gerard Cosloy, il boss della Homestad Records che propone loro di ripubblicare la cassetta nella versione di un album vero e proprio.
Quando "The Freed Man" esce nel 1989 (in seguitò sarà ripubblicato anche "Weed Forestin'" e nel 1990 i due album finiranno nel CD "The Freed Weed") per Barlow nei Dinosaurs Jr. c'è davvero poca vita, Mascis lo caccia letteralmente fuori e Lou rivolge tutta la sua pulsione creativa unicamente alla sua nuova creatura, i Sebadoh.
Intanto, alla fine di quel 1989, i Sebadoh hanno anche trovato un batterista a tempo pieno, Jason Loewenstein, e cominciano a suonare in modo più o meno stabile e regolare, sia in studio che live, concentrandosi soprattutto sul materiale di Gaffney e sulle poche cose di Barlow pronte al momento: è in questa coesistenza la natura della doppia anima della band, acustica in studio e noise nei live, dove i Sebadoh guardano alle grandi icone del territorio post hardcore, i Sonic Youth. In tutto il 1990 le uscite sono sporadiche e disordinate, quasi per scelta esistenziale della band, e la manciata di singoli che appaiono sul mercato è difficilmente inquadrabile in una discografia ordinata. Ma dal 1991 i Sebadoh cominciano a registrare quello che uscirà nello stesso anno come EP intitolato "Gimmie Indie Rock!" da cui il singolo omonimo con tutta la sua irruenza garage. Il 1991 è anche la stagione di "Sebadoh III", disco che conferma la precarietà creativa del duo: ci sono le parti acustiche, introspettive e folk di Barlow, e ci sono quelle più electro, noise rock e sperimentali di Gaffney che alla vigilia del primo vero e strutturato tour della band decide di botto di lasciare la band.
Barlow e Loewenstein cominciano a girare come duo, e poi chiamano Bob Fay, che a più riprese sarà il batterista dei Sebadoh accondiscendendo gli sbalzi umorali di Gaffney, che infatti torna a bussare alla porta prima ancora che le date live siano finite. Ma intanto, con la stagione del tour e con l'assenza di Gaffney, il suono dei Sebadoh ha intrapreso sempre più la direzione voluta da Barlow che registra un demo con cinque suoi pezzi autografi che serve come grimaldello per entrare nel mondo della Sub Pop.
Ancora una volta Gaffney se ne va e i Sebadoh chiamano Fay, con il quale girano in tour gli States e l'Europa nei primi mesi del 1992 e registrano due EP per il mercato del vecchio continente, "Rocking The Forest" e "Sebadoh Vs. Helmet" (usciranno in un solo volume l'anno successivo, sempre per la Sub Pop, con il titolo di "Smash Your Head On The Punk Rock" tra deliri hardcore come "Cry Sis" e momenti più intimistici come "Brand New Love" o "Vampire"). Ancora la storia si ripete: Gaffney vuole tornare nella band, Barlow e Loewenstein l'hanno già messo in conto e proprio Barlow rispolvera il vecchio nome di Sentridoh per pubblicare una serie di EP, singoli e cassette tra il 1993 e il 1994. Il quinto album dei Sebadoh arriva comunque nello stesso periodo: "Bubble And Scrape" è probabilmente il lavoro più esaltato dalla critica nella discografia dei Sebadoh, un album che vive di veri e propri fargili capolavori, come la straziante "Happily Divided" o il duetto di Barlow con la Swirlies Seana Carmody di "Think (Let Tomorrow Bee)", e di momenti di pura esplosiione psichedelica di Gaffney come "Fantastic Disaster" o "Telecosmic Alchemy". Il disco comunque spinge alla grande il tour americano e britannico ma rimane anche l'ultimo con Gaffney, che nell'autunno del 1993 esce definitivamente dai Sebadoh.
Il necessario tempo di assestamento e di elaborazione della separazione da Gaffney lascia spazio a Barlow per mettere in piedi l'ennesimo progetto parallelo con John Davis, quei Folk Implosion che pubblicano un terzetto di lavori nel corso del 1994 e che soprattutto guardano a un suono più accessibile, quasi al limite dell'electrodance alla Beck come qualcuno pensa dopo l'uscita di "Natural One", hit da Top 30 Chart dopo il suo inserimento nella colonna sonora di "Kids".
La divagazione ha effetti anche sul lavoro dei Sebadoh: il sesto album "Bakesale" è quello di maggior successo, anche perché il più immediato per un pubblico che non sarebbe riuscito ad avvicinarsi alle scissioni dei primi lavori senza la hit "Rebound".
Ormai tutti attendono al varco il nuovo lavoro dei Sebadoh che escono con "Harmacy" (il titolo è preso da una insegna difettosa di una farmacia) il primo disco dei Sebadoh a scalare le chart americane anche se non propriamente un disco di successo come il precedente "Bakesale". Nel frattempo c'è un nuovo avvicendamento all abatteria, da Fay a Russ Pollard con il quale i Sebadoh pubblicano l'emblematico "The Sebadoh", sempre meno intimista rispetto alle introspezioni degli esordi. I Sebadoh collassano su se stessi e chiudono la loro avventura poco dopo, lasciando spazio ai Folk Implosion, i Sentridoh, e al debutto solista di Loewenstein con "At Sixes And Sevens". Uscite discografiche ufficiali non ce ne saranno più, ma a più riprese Barlow e Loewenstein tornano assieme sotto lo stesso cielo per divertirsi live.