Sergio Mendes

Sergio Mendes

Il maestro del pop-jazz brasiliano.
Figlio di un fisico, Sergio Mendes nasce l'11 febbraio del 1941 a Niteroi, in Brasile. Inizia giovanissimo a studiare musica al conservatorio locale, ma quando si trasferisce a Rio de Janeiro rimane travolto dall'esplosione della bossa nova (siamo nella seconda metà degli anni Cinquanta) e così, a 15 anni, decide di abbandonare gli studi classici. Si immerge nella pulsante vita musicale della città, frequenta artisti come Antonio Carlos Jobim e João Gilberto e assorbe l'influenza dei grandi jazzisti che vengono in tournée dagli Stati Uniti: Stan Getz, Dizzy Gillespie, Charlie Byrd, Paul Winter, Roy Eldridge e Herbie Mann.
Mendes allestisce la sua prima band, il Sexteto Bossa Rio, e nel 1961 incide l'album "Dance Moderno" per la Philips Records. Un anno dopo Mendes si esibisce al Birdland di New York insieme a Cannonball Adderley, con cui realizza un disco pubblicato pochi mesi più tardi.
Escono altri lavori (come "Sergio Mendes & Bossa Rio" e "Quiet Nights"), fortemente influenzati dall'opera di Jobim, che Mendes conosce bene perchè spesso collabora nei suoi dischi.
Nel 1964, sedotto dalla sua prima esperienza a New York, si trasferisce in America dove suona con Art Farmer e, appunto, con Jobim, poi nel 1965 fonda i Brasil '65 e incide qualche registrazione per la Capitol senza lasciare il segno.
L'anno seguente però il gruppo (ribattezzato Brasil '66 e composto da Mendes alle tastiere, Bob Matthews al basso, João Palma alla batteria, Jose Soares alle percussioni, Janis Hansen e Lani Hall, futura moglie del boss dell'etichetta Herb Alpert, alla voce) firma per la A&M e di colpo qualcosa scatta nel rapporto con il pubblico.
Trascinato dal singolo "Mas Que Nada", il disco omonimo riscuote un ottimo successo grazie a un'azzeccata miscela di jazz, bossa nova e melodie pop. Il secondo LP per la A&M, "Equinox" del 1967, produce tre singoli di discreto successo ("Night And Day", "Constant Rain (Chove Chuva)" e "For Me"), mentre il terzo, "Look Around" del 1968, si arrampica addirittura alla quinta posizione delle classifiche e lancia alle stelle "The Look Of Love", cover di Burt Bacharach. Sempre nel 1968 arriva anche "Fool On The Hill", che contiene altri due singoli fortunatissimi: la title track, cover di un pezzo dei Beatles che raggiunge il terzo posto in classifica, e "Scarborough Fair", versione personalizzata di un classico del folk ispirata a quella di Simon & Garfunkel. Dentro l'LP "Crystal Illusions" (1969) si trovano una cover di Otis Redding, "(Sittin' On) The Dock Of The Bay", e il singolo hit "Pretty World".
Mentre i Brasil '66 proseguono la loro carriera sfolgorante, Mendes si ritaglia il tempo per incidere qualche album di light jazz per la Atlantic Records, in compagnia di Jobim, Art Farmer, Phil Woods, Hubert Laws e Claire Fisher.
Sul finire degli anni '60 la fortuna commerciale della band di Mendes inizia a evaporare: "Ye-Me-Le" (1969) mostra la corda, come se la formula vincente dei dischi precedenti avesse smarrito un po' di freschezza. "Stillness" (1971), un'escursione in territori folk-rock (da ascoltare la cover di "Chelsea Morning" di Joni Mitchell), chiude la prima fase della carriera di Mendes per la A&M.
Per il successivo "Pais Tropical" (sempre del 1971), infatti, Mendes ribattezza la band Brasil '77 e tenta un aggiornamento del suo sound secondo stili e canoni più moderni; intanto dalla formazione è uscita Lani Hall, rimpiazzata da Gracinha Leporace, la futura signora Mendes. In "Primal Roots" (1972) Sergio si libera di ogni tentazione commerciale ed esplora la tradizione folk e popolare della musica brasiliana.
Ma i tempi d'oro sono lontani. Nel 1973 esce "In Concert" ancora per la A&M, poi il gruppo passa alla piccola Bell Records, che pubblica "Love Music" (1973) e "Vintage 74" (1974), e nel 1975 Mendes dà il via alla sua carriera solista con un disco omonimo per la Elektra. L'anno dopo ci riprova con i Brasil '77 ("Homecooking"), nel 1977 li aggiorna a New Brasil '77 e nel 1978 passa a Brasil '88.
A parte qualche incisione danzereccia di basso livello, di Mendes si perdono le tracce per qualche anno, fino a quando ricompare con un nuovo album omonimo nel 1983, dopo aver firmato un contratto dal sapore nostalgico con la storica A&M. L'operazione funziona: "Sergio Mendes" riporta il suo autore in Top 40 e il singolo "Never Gonna Let You Go" conquista addirittura la posizione numero 4. Esaurito l'entusiasmo, però, in America Mendes scivola lentamente nel dimenticatoio ottenendo qualche riscontro di un certo peso solo con il singolo "Alibis" e l'album "Confetti", ma all'estero e in Brasile conserva comunque una grande popolarità.
Negli anni Novanta forma altre due band, i Brasil '99 e in seguito i Brasil 2000. L'elettrizzante "Brasileiro" (1992; vince anche un Grammy) e "Oceano" (1996) restituiscono un Mendes in ottima forma.
A cavallo del nuovo millennio parte la ristampa del suo imponente catalogo, poi si imbarca in un progetto che lo fa atterrare a piedi pari nei trend del momento. Tutto prende il via quando Mendes suona il piano nella canzone "Sexy" dei Black Eyed Peas: il risultato è formidabile e Will.I.Am, da tempo fan dell'artista brasiliano, gli propone di realizzare un disco intero. E visto che Will.I.Am è uno dei produttori più caldi in circolazione, riesce senza problemi a coinvolgere come ospiti Q-Tip, Justin Timberlake, John Legend, Jill Scott, Black Thought dei Roots, Stevie Wonder, India.Arie, Erykah Badu (nel singolo "That Heat")... Registrato fra il Brasile e gli studi House Of Blues di Encino, il piacevole "Timeless" (2006) riesuma canzoni classiche del repertorio di Mendes e le rilegge con il gusto moderno dell'hip hop.