Silverchair

Silverchair

Per far gridare al ritorno dei Nirvana ci sono voluti tre australiani ben più giovani dei loro idoli. Eh sì, perché quando i Silverchair, figli della rivoluzione grunge dei primi anni Novanta, hanno conosciuto il successo avevano soltanto quindici anni.
Quando si parla di teen-music…
Tutto inizia quando due compagni di scuola di Newcastle, Australia, Daniel Johns (vocal e chitarra) e Ben Gillies (batteria) cominciano a fare musica nel garage di quest'ultimo prendendo spunto dai Nirvana e Pearl Jam. Nel giro di poco si unisce a loro il bassista Chris Joannou e due anni più tardi, il demo di “Tomorrow” è scelto come vincitore fra gli 800 partecipanti a un concorso per giovani talenti indetto dalla radio locale 2JJJ-FM e dallo show TV “Nomad”. Il premio include un giorno nelle sale di incisione della radio e la produzione di un video. Poco dopo la canzone è in heavy rotation sulle airwaves, prima ancora che gli innocenti criminali abbiano un contratto discografico.
In questo modo, la band si crea un folto seguito di fan e scatena una guerra fra le case discografiche, interessatissime a offrire loro un contratto d'oro. A fine anno, è la Murmur – sussidiaria della Sony – a spuntarla.
Prima dell'uscita del singolo di debutto, avvenuta nel settembre 1994, il gruppo cambia il nome in Silverchair, traendo spunto da “Sliver” dei Nirvana (scritta accidentalmente come 'silver') e da “Berlin's Chair” dei You Am I. “Tomorrow” diventa una delle maggiori hit in patria e arriva all'agognata #1, per continuare la scalata al successo e diventare il quarto singolo più venduto nella storia del paese. A gennaio dell'anno successivo è la volta di “Pure Massacre”, anch'esso dritto in vetta delle chart. Lo stesso mese, la band incide l'album “Frogstomp” in una sola settimana. Appena pubblicato, il disco entra nelle chart dell'emisfero australe alla nr. 1 (facendo di loro la prima band di 'down under' a raggiungere un tale risultato) e in una sola settimana diventa disco di platino: presto di dischi di platino ne avrebbe avuti due e avrebbe soggiornato per sei settimane di fila in cima alla classifica.
Negli States, il successo non è da meno. Uscito nell'estate '95, “Frogstomp” scala le chart americane senza tregua, grazie a una pesante rotazione su MTV e sulle radio di modern rock. L'LP raggiunge lo status di platino e entrambi i singoli da esso tratti sono hit. La rivista specializzata Musician li osanna come “maestri della scultura sonica, bravissimi ad usare il feedback e le distorsioni per costruire vaste cattedrali di suono grazie a riff di chitarra e ritornelli orecchiabili”.
La prima metà del '96 è dedicata all'attività dal vivo, alla fine della quale partono i lavori al secondo disco. Tutto questo mentre Daniel e soci continuano gli studi. A inizio dell'anno dopo è la volta di “Freak Show”, prodotto da Nick Launay (PiL, Killing Joke, Posies, Gang of Four) e mixato a New York da Andy Wallace (Rage Against The Machine, Jeff Buckley, Helmet). Il disco però – nonostante le critiche ancora più positive del secondo – non riesce ad ottenere lo stesso successo di vendite, complice anche la minore popolarità del grunge in quel periodo.
Poi, a seguito del tour a supporto del secondo disco, un Daniel stressato dalla vita glamorous e VIP che tanto aveva criticato nel secondo album, decide di chiudersi in casa con la sua famiglia per comporre canzoni più genuine e personali. Ma mano a mano che il tempo passa entra in depressione e comincia a provare una fobia inconsulta per la folla e per il cibo, oltre che essere terrorizzato dall'abbandonare casa sua. Conosce così il dramma dell'anoressia a cui, più tardi, dedicherà una canzone, “Ana's Song (Open Fire)”.
In questo contesto prende forma “Neon Ballroom”, che – pubblicato nel 1999, momento di esplosione delle grida nu-metal – ancora non riesce a far tornare i Silverchair agli splendori del debutto, nonostante abbia meno influenze grunge e veda la presenza del pianista classico schizofrenico David Helfgott (la cui vita è stata portata sul grande schermo dall'acclamato film “Shine”).
Ma è con “Diorama”, del 2002 – anno in cui il nome di Johns occupa le testate tabloid a causa di una sua vociferata relazione con la connazionale Natalie Imbruglia - che dimostrano di aver fatto un eccezionale passo avanti, dimostrando di essere stati capaci di mettere da parte il passato grunge per sperimentare strumenti a fiato, archi e testi più maturi.
Prova che i Silverchair, forse, adesso abbiano dalla loro ben più che la tenera età?