Simple Minds

Simple Minds
  • New Wave, Post-Punk, College Rock, Alternative Pop/Rock, Adult Alternative Pop/Rock, Alternative/Indie
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Dalla Scozia alla conquista del mondo passando per il pop.
Sono in cinque, vengono da Glasgow e nel 1985 sbancano le classifiche di mezzo pianeta grazie al singolo "Don't You (Forget About Me)": il loro nome? Simple Minds, gran dominatori del panorama pop nel corso degli anni Ottanta.
Il bello è che per qualche tempo hanno seriamente rischiato di non inciderlo affatto, "Don't You (Forget About Me)". Non solo: all'inizio non suonano neppure pop. All'inizio navigano nel gran mare del post punk e dell'art rock, pescando a piene mani dal sound dei Roxy Music.
E allora partiamo dall'inizio, da quando cioè il cantante Jim Kerr e il chitarrista Charlie Burchill suonano insieme nei Johnny And The Self-Abusers, gruppo che bazzica la scena post punk di Glasgow. Sono loro due che nel 1978 decidono di fondare i Simple Minds. Di fatto saranno loro due a rimanerne i punti di riferimento per gli anni a seguire, soprattutto quando le cose andranno meno bene e i cambi di formazione si faranno frequenti.
Sia come sia, nel 1978 siamo all'inizio dell'avventura, quando l'ottimismo nel futuro e la convinzione nei propri mezzi spronano Jim Kerr e Charlie Burchill a rischiare una band tutta loro.
La prima formazione del gruppo comprende il batterista Brian McGee, il tastierista Mick McNeil e il bassista Tony Donald (quasi subito sostituito da Derek Forbes).
L'esordio ufficiale dei Simple Minds è per il 1979, quando una doppia pubblicazione mette subito in chiaro che la band sa spaziare fra suggestioni musicali molto diverse: "Life In A Day" (aprile 1979), il loro primo album, è un disco che fonde art rock e musica pop in composizioni che privilegiano strutture musicali il più possibile lineari. "Real To Real Cacophony" (novembre 1979) è invece nettamente più sperimentale e darkeggiante. È anche quello dei due album che conquista la critica e che attira sul gruppo i riflettori che contano.
Il terzo disco dei Simple Minds conferma due cose: gli entusiasmi delle riviste di settore e il fatto che la band ami sperimentare territori musicali sempre nuovi.
"Empires And Dance" (settembre 1980) è infatti decisamente influenzato dall'elettronica, pur non abbandonando le radici art rock. La metamorfosi musicale continua nei due album successivi, quando i Simple Minds avviano la definitiva transizione verso uno stile pop più accessibile: "Sons And Fascination" e "Sister Feelings Call" vengono inizialmente pubblicati insieme e solo successivamente distribuiti separatamente, il primo a settembre del 1981, il secondo a ottobre dello stesso anno.
La svolta in direzione del pop contribuisce grandemente ad allargare la schiera dei fan e il bello, per quelli di vecchia data, è che questo avviene senza mettere da parte la qualità. Tanto che critica e pubblico possono salutare con toni ugualmente entusiasti i successivi due album della band: "New Gold Dream (81-82-83-84)", pubblicato a settembre del 1982, e "Sparkle In The Rain", uscito all'inizio del 1984 e prodotto da Steve Lillywhite.
L'unanimità di consensi è anche motivo di serenità per il gruppo, che fra un disco e l'altro era andato incontro a un cambio di formazione e che evidentemente era riuscito a ritrovare un'ottima intesa. Cosa era successo? Semplicemente che il batterista Brian McGee aveva scoperto di non reggere lo stress da fama e aveva deciso di abbandonare i compagni lasciando il posto a Mel Gaynor.
Insomma: sperato il cambio di formazione, nei primi mesi del 1985 i Simple Minds sono ormai molto famosi e molto benvoluti. Si può fare di più? Certo che sì, solo che per un pelo rischiano di farsi scappare l'occasione buona.
Tutto ruota intorno al brano "Don't You (Forget About Me)": leggenda vuole che il pezzo arrivi al gruppo dopo che Bryan Ferry aveva deciso di non eseguirlo. Solo che all'inizio anche Jim Kerr non ne vuole sapere, soprattutto perché il testo non gli piace affatto. Dopo qualche insistenza il brano viene inciso comunque e questo è un bene, perché nel giro di pochissimo tempo il singolo diventa uno dei più grandi successi dei Simple Minds, l'unico loro brano a raggiungere la vetta delle classifiche statunitensi.
Innegabilmente, uno dei motivi di tanto successo risiede nel cambio di formazione avvenuto mesi prima: è proprio Mel Gaynor, infatti, ad arricchire il singolo con uno degli intro di batteria più famosi del suo tempo, provato e riprovato dagli aspiranti batteristi tanto quanto quello inventato da Larry Mullen Jr. per "Sunday Bloody Sunday" (U2).
Sia come sia, l'enorme successo commerciale di "Don't You (Forget About Me)" non vince le perplessità di Jim Kerr, tanto che non entra a far parte dell'album successivo ("Once Upon A Time", ottobre 1985). Il singolo si trova invece all'interno di "Live In The City Of Light" (maggio 1987, una sorta di greatest hits dal vivo che soddisfa fan vecchi e nuovi).
Da questo momento in avanti, però, il successo commerciale non si accompagna più agli entusiasmi della critica, che diventa più severa nei confronti del quintetto di Glasgow. Così è per "Street Fighting Years" (maggio 1989), forse l'album più politicamente impegnato della band, con brani come "Belfast Child" (dedicato alla questione irlandese) e "Mandela Day" o "Biko" (dedicati al Sud Africa).
Nel corso degli anni '90 anche il grande pubblico comincia a seguirli con minore interesse: sono gli anni di "Real Life" (aprile 1991), "Good News From The Next World" (gennaio 1995) e "Neapolis" (febbraio 1998). Ma sono anche gli anni in cui la formazione vive una perenne instabilità e il gruppo diventa sostanzialmente una questione fra Kerr e Burchill.
Sono proprio loro due a rilanciare le sorti dei Simple Minds dopo essersi presi un momento di pausa: nel 2001 firmano un contratto con Eagle Records, a settembre dello stesso anno producono il loro primo album di cover ("Neon Lights"), a febbraio del 2002 tornano con un disco di brani originali ("Cry").
Un nuovo cambio di etichetta in favore di Virgin Records porta all'uscita dell'album "Our Secrets Are The Same" (luglio 2003) e del monumentale "Silver Box" (5 CD usciti a ottobre 2004).