Sisters of Mercy

Sisters of Mercy

La band che, con l'aiuto di una drum machine, ha dato vita al goth rock e al dark.
Meno geniali dei Cure, meno rigorosi dei Joy Division, meno seducenti di Siouxsie, meno decadenti e ambigui dei Bauhaus. Eppure la band più amata dai dark, il simbolo stesso della musica gotica, restano loro, i Sisters Of Mercy di Andrew Eldritch. Mentre i gruppi emersi nella prima generazione new wave hanno un background comune nel primo punk del 1977, e basano il proprio suono su di un tagliente stile chitarristico, i Sisters guardano alle band di fine anni Sessanta, e al rock slabbrato e malato di Velvet Underground e Stooges. Ma la complessità della formazione culturale di Eldritch si traduce anche nell'influenza della musica popolare russa, comune peraltro anche a Echo And The Bunnymen, altra grandissima band dell'epoca. Quel che però più conta è che Eldritch è il primo a pensare il dark prima di tutto in termini di canone estetico, introducendo così la moda gotica: un mix di retroterra decadente nella letteratura romantica, passione per il cinema espressionista degli anni Venti, poesia sepolcrale e, soprattutto, look. Sono i Sisters i primi a vestire sempre comunque di nero, a portare immancabilmente gli occhiali a specchio, a gettare un ponte tra il rock gotico, l'elettronica e il clubbing, inventandosi il grandioso e non ancora sopito fenomeno della goth dance. E soprattutto, sono loro ad avere introdotto a tutti gli effetti la drum machine nel corpo di una rock band, ad avere mischiato musicisti veri e virtuali.

L'epoca dei primi singoli
Leeds, la cupa e industriale Leeds, con la sua infinita e desolante suburbia, è sempre stata una delle città rock per eccellenza del Regno Unito, animata da uno strano mood del grande Nord. Il suono delle band che arrivano da lì è sempre tagliente, epico, tenebroso. Non è dunque un caso che proprio a Leeds Andrew Taylor, in arte Eldritch, metta in piedi un trio, assieme a Gary Marx, chitarrista, e Craig Adams, bassista. Manca la batteria, ma l'intuizione di Andrew è quella di usare uno dei primi programmi per computer disponibili per la sezione ritmica, la cosiddetta drum machine. L'idea iniziale è quella di guardare al revival del funk che a Londra sta dominando grazie a gruppi come Gang Of Four e A Certain Radio. Ma il primo singolo, pubblicato nel 1980, è una versione piuttosto annacquata di quello stile. Molto presto, sotto la spinta di Andrew, il suono evolve verso una strana forma di blues cavernoso e metallico, che porta alle estreme conseguenze la lezione dei Cramps e dei Suicide. Così come Alan Vega e Martyn Rev, anche i SOM guardano alla strumentazione elettronica come alla possibilità di creare un suono che simboleggi una società inumana, in cui le macchine trionfano. Non è un caso che Eldritch, nonostante le pose tenebrose, si dichiari apertamente labour e condivida le istanze politiche del punk, da cui la new wave più esistenzialista, Cure in primis, ha preso le distanze. Questo suono crudele, strutturato sull'incredibile cavernosità della voce sepolcrale e dilaniata di Andrew, su chitarre ultrafiltrate, drumming sound secchissimo e minimale, elegantissime e monumentali linee di basso, volute neoclassiche di sinth, produce singoli clamorosi, come "Anaconda", "", "Body Electric" e soprattutto la rivoluzionaria "Temple Of Love", nel 1983. Una canzone che invoca lugubri baccanali, e che unisce un riff glam di chitarra a una struttura ballabilissima e anthemica, divendendo di fatto il singolone per eccellenza del gothic rock.

Tutto in un album
Il lavoro d'esordio vero e proprio arriva solo a distanza di cinque anni dalle prime registrazioni. Ma è valsa la pena di aspettare, se è vero che "First, Last And Always" (1985) resta uno degli album più amati e imitati di quel decennio, capace di fissare per sempre lo stato dell'arte del dark. Gran merito del songwriting dell'album va al nuovo chitarrista Wayne Hussey, che dà al suono dei Sisters un tiro più epico, intrecciando al suono delle chitarre elettriche, come al solito distorte all'impossibile, quello delle acustiche, lasciato quasi sottopelle, a costruire con le tastiere e le pulsioni al metronomo di basso e batteria una texture tenebrosa ed evocativa. La band si misura per la prima volta con il genere della ballata, costruendo quel capolavoro lugubre e sotterraneo di "Marian", che la sezione ritmica tiene su di giri a un passo dall'abisso. La stentorea title track, giocata sugli accordi folk che faranno a lungo la fortuna di Hussey, è quasi una cavalcata morriconiana, rivestita di elettronica deviante e spettrale. Gli accordi di piano che introducono la circolarità soffocante di "Black Planet" preludono invece al cambiamento di rotta stilistico dell'album successivo.

Il tempio si dissolve
Subito dopo "First, Last And Always" Hussey e Adams lasciano la band, per formare i Mission, che rappresentano il vero tratto di continuità rispetto al capolavoro dei SOM. Eldritch invece vira verso un suono meno chitarristico, basato sulla semplificazione delle linee di basso, affidate ora all'ex-Gun Club Patricia Morrison. Ma il vero padrone del suono della band è ora il produttore Jimi Steinman, che impone il dominio dei sintetizzatori, dei ritmi sempre più ballabili e delle backing vocals femminili. Nasce così "Floodland" (1987), un album che curiosamente paga più di un tributo al gospel, a partire dalla trascinante e corale "This Corrosion". C'è anche spazio per una ballata pianistica crepuscolare, "1959". La sensazione però è che Andrew non abbia più le idee chiarissime sulla direzione del suono della band. E non a caso il disco successivo "Vision Thing" (1990), partito già col piede sbagliato con l'ingresso nel gruppo dell'inconsistente bassista dei Dead Or Alive Tony James, si rivelerà un mezzo disastro, con un tentativo non riuscito di svolta commerciale, con singoli sospesi tra goth rock e suono FM alla Gary Moore. Il leader del gruppo di fatto continuerà a operare con la sigla Sisters Of Mercy in ambito underground, senza però arrivare all'incisione di un altro album. E così la leggenda del dark rimane tristemente incompiuta.