Sophie Ellis Bextor

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Sophie Ellis Bextor

La sua filosofia? Spensieratezza in salsa dance.
Sì, perché, anche se non lo direste mai, Sophie Ellis Bextor ha una sua filosofia.
Cresciuta a Londra, figlia di un regista televisivo e di una presentatrice, ha sempre avuto idee piuttosto chiare riguardo a chi voleva diventare. Fin dai tempi del liceo scrive di musica per il giornale della scuola ed esprime il proprio parere senza peli sulla lingua: "Ero abbastanza estroversa e sfacciata ed esponevo opinioni, ma non ero una infrangitrice di regole”. A 16 anni l'amore per Madonna e Michael Jackson viene spazzato via dal britpop appena Sophie, vestita rigorosamente in Adidas, incomincia a frequentare i locali del West End londinese della scena pop. "Amavo quella roba inglese molto bizzarra e cool," dice. "Mi piaceva anche quel senso di appartenenza. Penso che sentirsi teenager consista in questo – stare insieme a gente che ti capisce".
A 17 anni ha appena iniziato a cantare, quando al club Uncle Bob's Wedding Reception incontra il musicista Billy Reeves e gli fa ascoltare una cassetta. Due anni più tardi Ellis Bextor emerge, vestita in nero, con sound pop ed uno stile glamour con la sua band, Theaudience. Sophie considera da sempre il britpop come troppo 'rudimentale' per lei. "Penso che chiunque sia sul palco debba avere l'aspetto che si suppone avere sul palco", osserva. "Penso che gli artisti debbano essere un po' più esuberanti che nella vita".
Ma a dispetto delle idee dei media, due singoli della Top 30 ed un album convincente che deve di più ai 'classici' Pretenders che ai Pulp, l'audience va in subbuglio quando Billy Reeves, la mente del gruppo, se ne va. "Era tutto un po' Spinal tap, continuavamo sempre a discutere".
Sophie si trova così a un bivio. Dopo sei lunghi mesi decide che la carriera da solista è il prossimo passo. Mentre scrive materiale, il produttore di Sophie le spedisce la traccia del DJ italiano Spiller ed uno dei quattro groove strumentali da lui composti, l' EP "Miami". Sophie inizialmente la ignora ma poi comincia a giocarci su con versi e cori, scrivendo il verso finale e collaborando alla stesura del famoso ritornello, ma non può minimamente immaginarsi il successo che la aspetta.
Con "Groovejet (If This Ain't Love)" Sophie e Spiller dominano le chart di tutta Europa nell'estate 2000, tenendo lontani dalla vetta della Top 10 UK l'esordio solista di Victoria Beckham (Posh Spice) con un brano two-step. La voce di Sophie, deliziosamente contagiosa edalla vocalità composta e sexy colpisce le masse cantando "If this ain't love, why does it feel so good?".
L'anno successivo la bella cantante è pronta ad esordire sul mercato con il suo primo album solista, "Read My Lips": un disco pieno di funky e house, elettronica, soul e pop. Pop sofisticato, che lei stessa descrive: "Roba che non butta giù la gente. Vorrei qualcosa che esprima un pò di convinzione e di profondità. Non mi sembra che ce ne sia troppa in giro".
Spinto dai singoli "Take Me Home", groove da discoteca molto cool, e "Murder On The Dancefloor", passato centinaia di volte su Mtv e per le radio, questa è la sua affermazione definitiva. Dall'Austria all'Australia, dall'Italia al Cile (!), "Read My Lips" conquista il pianeta e Sophie viene nominata ai Brits Award; sull'onda del successo incide una cover di "One Way Or Another" dei Bondie, per la colonna sonora del film "Il Guru" e si imbarca in tour.
Esibirsi dal vivo in quel periodo è un momento fondamentale per la carriera della Ellis Bextor, che prende per la prima volta contatto con il suo pubblico, che va dal teenager al padre di costui. Questo la porta a capire che è inutile mettersi a scrivere pensando a un pubblico ben preciso e si mette a lavorare al suo secondo album libera da ogni vincolo. Il risultato è "Shoot From The Hip", che esce per la Polydor nei musicstore nel dicembre 2003, un Cd che allarga più del precedente le sfumature musicali: Sophie negli ultimi anni ascolta molto i Goldfrapp, Turin Brakes, Streets, Human League, Prince, Heart FM e il suo sound ne è molto influenzato.
Dopo un periodo di pausa dovuto alla nascita, nel 2004, del figlio Sonny, Sophie collabora con il duo Busface alla track "Circles (Just My Good Time)", con lo pseudonimo di Madamoiselle E.B.
Successivamente, torna in studio per lavorare al terzo disco, decisa però a prendersi il suo tempo. Ha a disposizione, infatti, oltre settanta canzoni tra cui scegliere e da perfezionare per mettere a punto la scaletta, e si avvale della collaborazione di professionisti del pop come Hannah Robinson e Fred Schneider (B 52).
"Trip The Light Fantastic" esce nel maggio 2007, ed è un vero e proprio inno alla dance e al disco pop. Lo stile della performer, è perfettamente riconoscibile, ma si intravedono qua e là influenze particolari, come quella dei Kraftwerk in "New York City Lights".
A giugno Sophie apre i concerti del tour inglese di George Michael, un modo per scaldare i motori del suo tour che prende il via in agosto.