Soulfly

Soulfly

La resurrezione di Max Cavalera.
Leader dei Sepultura, la più rivoluzionaria band estrema degli anni Novanta, Max lascia i compagni storici alla fine del 1996. C'è stata la morte di Dana Wells (figlio della moglie Gloria, che è anche la manager dei Sepultura), ci sono state decisioni degli altri tre membri che lui vive come un tradimento. Finisce consumata dal veleno una storia unica.
Max nel 1997 è in California, già impegnato a dare sangue alla sua nuova creatura, i Soulfly. La rosa è completata dal chitarrista Jackson Bandeira, in arte Lucio (ex Chico Science), dal batterista Roy 'Rata' Mayorga (ex Thorn, futuro Medication e altro) e dal bassista Marcello D. Rapp, in precedenza roadie dei Sepultura. Ma stare dietri ai cambi di formazione e al via vai di ospiti speciali sarà un'impresa.
Tutta la musica che nasce da Max è il racconto del dolore, del lutto, della rinascita spirituale: nel 1998 escono il singolo "Bleed" (composto insieme a Fred Durst) e "Soulfly", album irrisolto strumentalmente (se ci fossero Igor Cavalera, Andreas Kisser e Paulo Jr....), ma illuminato da talento e visione fuori dal comune. Molti i calibri da 90 coinvolti: dal produttore Ross Robinson a Chino Moreno dei Deftones, da Christian Wolbers dei Fear Factory a Benji dei Dub War. Il disco vende il doppio di "Against" dei nuovi Sepultura, che faticano tremendamente a rimettersi in piedi.
Intanto Max si dedica anche a occupazioni extra-Soulfly: viaggia molto, pratica da conferenziere, regala cameo come in "Around The Fur" dei Deftones (1997). Tornando al suo mestiere principale, anche per il secondo LP porta avanti la filosofia della band aperta e incide un'opera fitta di collaborazioni: Tom Araya degli Slayer, ancora Chino Moreno, Corey Taylor degli Slipknot, Sean Lennon (figlio di John) nella splendida "Son Song". Il risultato è l'ottimo "Primitive", sperimentale scorribanda che divide i fan: da una parte i detrattori infuriati, dall'altra gli ultrà del musicista carioca.
Parte il tour promozionale, durante il quale entra in formazione Logan Mader (appena fuoriuscito clamorosamente dai Machine Head) al posto di Bandeira; Mader uscirà dal gruppo all'inizio del 1999, sostituito da Mike Doling (ex Snot). Rientra anche Mayorga, assoldato per il nuovo disco: prodotto in prima persona da Max, "3" (2002) alterna bassi sconcertanti e alti formidabili (come sempre quando Max trova il fuoco della sua ispirazione). Partecipa anche Igor Cavalera: pace fatta?
Passano altri due anni (Mayorga molla, passa anche Dave Chavarri per due mesi, poi fonderà gli Ill Nino) e finalmente i Soulfly spazzano via ogni dubbio: "Prophecy" (2004) è una mazzata devastante, un disco coeso e centrato che spara bordate metal-core una dopo l'altra e fa sempre centro. Non mancano estemporanee bizzarrie, come la jam con la band serba Eyesburn in "Moses", i corni apocalittici e addirittura una traccia melodica dal sapore di flamenco. "Prophecy" è a tutti gli effetti il primo lavoro solista di Max, che accentra ogni aspetto della scrittura musicale, canta e suona la chitarra a 4 corde e il sitar, assistito da Marc Rizzo (ex Ill Nino) alla chitarra, Joel Nunez alla batteria, Bobby Burns e David Ellefson (ex Megadeth) al basso. A questo punto i Soulfly, carichi come nitroglicerina, ripartono subito in tour.
A febbraio del 2005 pubblicano il DVD "The Song Remains Insane" e otto mesi dopo danno già alle stampe il nuovo "Dark Ages", registrato in giro per il mondo (Francia, Serbia, Russia, Turchia e Stati Uniti) con la stessa formazione - miracolo - di "Prophecy".
Chi temeva un disco frettoloso viene felicemente sconfessato: "Dark Ages" è un'opera maestosa e furibonda, una colata di metal eterodosso e brutale che lascia senza fiato. Max, trasparente come cristallo, riversa nella musica il dolore e la rabbia per un mondo impazzito e per le due tragedie che lo hanno colpito nel dicembre del 2004, con la morte del nipote Moses e del grande amico Dimebag Darrell (l'ex Pantera).