Sparklehorse

Sparklehorse

È una band, ma anche no.
Gli statunitensi Sparklehorse sono sostanzialmente una persona sola, con la quale collabora di volta in volta un sacco di gente diversa (anche se Scott Minor è spesso della partita). Il nome di questo centro gravitazionale è Mark Linkous, cantante, compositore e multistrumentista.
Il ragazzo suona un pop lo-fi con venature rock e il suo debutto discografico, a metà degli anni Novanta, lo trasforma in un piccolo fenomeno della scena indipendente: il disco si intitola "Vivadixiesubmarinetransmissionplot" e corona molto positivamente il contratto firmato poco tempo prima con Capitol Records (è soprattutto il singolo "Someday I Will Treat You Good" a conquistare un buon successo di pubblico).
Insomma: un inizio molto promettente.
Peccato che Linkous rischi di morire.
Succede tutto all'inizio del 1996: dopo un concerto tenuto a Londra, un cocktail di Valium, antidepressivi e alcol lo fa collassate nella sua stanza d'hotel. Passano quasi 14 ore prima che lo trovino e nel frattempo le sue gambe sono rimaste per tutto il tempo schiacciate sotto il suo corpo. Risultato: ci vogliono mesi di interventi chirurgici e di riabilitazione prima che Mark Linkous possa tornare in piedi.
Non è un caso, allora, se molti critici intravedono nei toni lugubri del disco "Good Morning Spider" (1998) un chiaro riferimento a questa esperienza. Sia come sia, nel 2001 il terzo album lungo cambia rotta e propone atmosfere decisamente più solari: "It's A Wonderful Life" (un titolo che parla da solo) inaugura anche un diverso approccio alla produzione. Mentre infatti i primi due lavori erano stati pensati e registrati nello studio casalingo di Sparklehorse, quest'ultimo conosce un iter più tradizionale (e tra l'altro vanta la partecipazione di gente del calibro di PJ Harvey e Nina Persson).
Poi è tempo di una pausa.
Prima di un nuovo disco lungo Mark Linkous si cimenta col cinema (sono suoi alcuni brani della colonna sonora del film "Laurel Canyon", cui partecipa anche in un cameo) e con la produzione (per l'album di Daniel Johnston "Fear Yourself", del 2003).
Poi ecco arrivare "Dreamt For Light Years In The Belly Of A Mountain" (2006), che conferma le collaborazioni eccellenti (Tom Waits, Danger Mouse) e che propizia una nuova tournée.