Spirit

Spirit

I primi a capire davvero la lezione di Hendrix, e a spiegarla al mondo del rock psichedelico.
Progressive, hard rock, guitar pop, psichedelia, revival folk: difficile incasellare gli Spirit di Randy California in un solo genere. La band di Los Angeles resta un caso unico nel panorama della musica rock a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta. Oggi è davvero sorprendente vedere come, a fronte di presunti capolavori dell'epoca spesso invecchiati malamente, rivelando una costruzione sonora irrimediabilmente datata, i dischi degli Spirit siano ancora freschi e innovativi. Non solo: ascoltando i lavori di gruppi come Led Zeppelin, Pink Floyd, Deep Purple, ma anche Mercury Rev e Flaming Lips, si capisce che la formazione di Randy California ha esercitato un'influenza molto maggiore di quella che la critica ufficiale le riconosce. Il ruolo degli Spirit si può riassumere nella divulgazione in ogni direzione della lezione di Hendrix, in maniera più varia, accessibile e modernista degli stessi Love, spesso considerati a torto gli unici veri eredi del leggendario axeman di Seattle.

Un lontano pomeriggio californiano
Narra la leggenda che un pomeriggio assolato il quattordicenne Randy Wolfe entrò in un negozio di dischi di Los Angeles. A frugare tra gli scaffali trova un teenager che nel quartiere è già considerato un mito per la straordinaria capacità con cui suona la chitarra. Si tratta di Jimi Hendrix che invita il ragazzino a unirsi a lui in un gruppetto garage chiamato Jimmy James And The Flames. Randy è molto meno preparato tecnicamente di Jimi, ma fa rapidamente progressi da gigante. L'altra differenza tra i due è che Randy è innamorato della musica folk e dei suoni elettro-acustici. Il suo bagaglio tecnico è dunque più ristretto, ma in quanto a cultura musicale non ha nulla da invidiare al collega. Forte di questa convinzione, Wolfe, presto ribattezzato nella scena locale 'California', pensa a mettersi in proprio. Si unisce così a Ed Cassidy, un batterista dal curriculum formidabile. Molto più anziano di Randy, Ed ha infatti suonato con Thelonius Monk, Art Pepper, Cannonball Adderley, Gerry Mulligam, Taj Mahal e Ry Cooder. Dunque la crema del jazz e del blues. La strana coppia formata dal maestro Ed e dal ragazzino Randy assolda altri prime mover della scena rock californiana: il bassista Mark Andes, il chitarrista ritmico Jay Ferguson e il tastierista John Locke. Nasce così la prima lineup degli Spirit, che con "Mechanical World" approdano al primo singolo, presto reso desueto, nella sua semplice formula flower pop, dall'album di debutto, "Spirit" (1968). La cosa che colpisce subito al primo ascolto è che in questo capolavoro Randy lavora attentamente sullo stile chitarristico mutuato da Hendrix, cercando di integrare meglio gli effetti e l'uso sistematico della pedaliera all'interno del suono corale del gruppo. Nasce così il folk rock evoluto di "Taurus", un brano in cui si intrecciano harpsycord, flauto e violino, mentre il momento più freakedelico è costituito dalle distorsioni e dallo zigzagare del pedale wah wah di "Fresh Garbage". Folk lovers dei Jefferson Airplane, devoti del woodoo sound di Hendrix e progsters sono finalmente accomunati dal culto per questo gruppo capace di pagine di straordinario eclettismo, come nell'album successivo, "The Family That Plays Togheter" (1969), che cambia il tiro, virando verso un hard rock primordiale, bagnato dalla lezione del blues scurissimo e del garage. "I've Git A Line On You" è il manifesto di questo nuovo corso. Nel contempo però compaiono le suite, tanto in voga all'epoca, che dilatano all'infinito la struttura-canzone, privandola dell'immediatezza pop dell'esordio.

I dodici sogni del dottor Sardonicus
Il vero tributo di Randy California al guitar sound è pagato però nel disco successivo, "Clear Spirit" (1969). Si tratta di un lavoro di hard rock immediato e tiratissimo, tale da far impallidire i Led Zeppelin (che peraltro hanno rubato agli Spirit l'arpeggio su cui è costruita la leggendaria "Starway To Heaven"). Il lavoro per cui però molti ricordano la band è "Twelve Dreams If Doctor Sardonicus". Qui gli Spirit utilizzano lo studio di registrazione come un vero e proprio strumento aggiunto. È il produttore Dave Briggs, 'prestato' da Neil Young, a rimodellare il suono del gruppo. Briggs convince la band a ricorrere spesso a un cantato corale, recuperando così lo stile vocale psicobeat in voga nella California del decennio precedente. Ognuno dei componenti della band dà peraltro fondo alla propria perizia strumentale. Ed Cassidy riscopre così le proprie profonde radici jazz e rhythm'n'blues, Randy California inscena veri e proprio sketches chitarristici, con fraseggi ultra acidi e passaggi di feedback puro, cui fanno da contrappunto dolci tastiere lisergiche, delicate intavolature di accordi acustici e svisate solari di sax. Il capolavoro di "Sardonicus" produce però una frattura all'interno della band, che entra in una fase di stallo creativo, culminante nello sconclusionato sequel "Feedback" (1971). Ciascuno degli Spirit sembra pensare più alla carriera solista che alle fortune del gruppo, e la discografia della band conosce una lunga pausa, sino al 1975. Il loro rientro, con , "Spirit of '76" (1975) è però deludente, e prelude a opere sempre meno convinte. Un destino nero sembra infine avvolgere i protagonisti di "Twelve Dreams Of Doctor Sardonicus", se è vero che Briggs muore nel 1995 e Randy California lo segue nel 1997, alle Hawaii, mentre cerca di salvare il figlio dalle onde dell'Oceano.