Stacie Orrico

Stacie Orrico

Musica commerciale con l'aiuto di Dio, questa è la scommessa di Stacie Orrico. E le premesse sembrano buone, visto che a 16 anni siamo già al secondo disco di successo e che tutto ciò, nell'anno del signore 2003 sembra aver scatenato il terremoto nel mondo del teen pop americano.
Stacie nasce nel 1986 a Seattle, da una numerosa famiglia (5 fratelli) di chiare origini italiane e di matrice cristiana, elemento molto importante per la sua crescita personale e musicale. Presto la combriccola si trasferisce a Denver (Colorado), ma continua l'educazione gospel oriented della piccola Stacie. La sua passione per la musica è travolgente fin dall'infanzia, tanto che a 12 anni vince il concorso musicale all'Estes Park Christian Artist Seminar e uno dei giudici, un executive della Forefont Records la addocchia subito, fiutandone il talento. La reazione: "La mia famiglia non ha mai cercato queste cose, sapevamo solo che se Dio voleva che succedesse, sarebbe successo. Ed è successo". I suoi modelli? Whitney Houston, Lauryn Hill e Ella Fitzgerald.
Il debutto sul mercato discografico avviene nel 2000, con la Forefront Records, che pubblica "Genuine", prodotto da Michael W. Smith: il disco entra a sorpresa nelle classifiche Billboard Heatseekers al #1 e Stacie viene catapultata nell'olimpo delle teen star d'oltreoceano, un settore in cui la concorrenza è spietata (Britney, Aguilera & co.). "Geniune" e "Everything" sono i singoli che viaggiano per le Tv americane grazie ai videoclip, mentre "Dear Friend", dedicata a un'amica anoressica, è il pezzo più amato. Stacie sembra incarnare il nuovo modello di artista cristiana americana (un genere molto seguito dal pubblico Usa), dopo la rivoluzione commercial-pop di Amy Grant con "Heart In Motion" del 1991: il passo avanti della Orrico consiste nell'allargare lo spettro musicale all'R&B e al new soul più commerciali.
Alcune dive poco più mature di lei, le Destiny's Child, ascoltano il christian soul della Orrico e ne rimangono colpite, così da chiamarla ad aprire i loro concerti nel tour 2001, un'occasione imperdibile per la quindicenne dello stato di Washington. La piccoletta piace per il look da lolita latina e i brani 'politically correct': la Virgin intuisce l'affare e la porta in studio per incidere un secondo, più curato album: "Stacie Orrico", che esce il 25 marzo 2003. Il CD è un R&B che divaga nell'hip hop e riprende l'inclinazione della voce di Stacie per il gospel; alla release finale hanno lavorato alcuni grandi produttori, musicisti e guru del marketing, tra cui Dallas Austin (Pink, TLC), gli Underdogs (Tyrese) e il CEO della label Matt Serletic (Santana, Matchbox Twenty, Aerosmith): sulla christian star c'è da scommettere a occhi chiusi, sembrano pensare alla Virgin.
E le attese non vengono tradite: il disco sfonda, complici anche le video di "Stuck" e le presenze a TRL di Mtv. Anche una rivista apparentemente ostica come Rolling Stone recensisce "Stacie Orrico" lodando le capacità espressive della cantante e l'intelligenza della produzione, prevedendo un futuro luminoso per la piccola figlia d'italiani. Spiritualità + sound sofisticato + ugola d'oro è la formula della Orrico, che si è staccata dal peppy-pop degli inizi per virare verso il formato più 'serio' della ballata ("I Promise", "Strong Enough" in cui suona anche le tastiere), senza trascurare il dancehall ("I Could Be The One"). Christina Aguilera, Britney e le divette pop del nuovo millennio cominciano ad essere seriamente minacciate: Stacie Orrico non è un fenomeno passeggero di soft music in salsa cristiana.