Staind

Staind

Post? Nu? Di sicuro metal crepuscolare e dilaniato.
Gli Staind nascono a Springfield, nel Massachussetts, la città dove sono cresciuti. Mike Mushok e Aaron Lewis si incontrano per la prima volta ad un a festa di Natale, ma la loro conversazione termina in modo decisamente brusco quando il padrone di casa, sbronzo marcio, rompe un muro con la testa e sbatte tutti fuori.
Il contatto tra i due, comunque, sopravvive al fallimento del party e con l'aggiunta del batterista Jon Wysocki e di un primo bassista, presto rimpiazzato con Johnny April, gli Staind tengono il loro primo concerto nel febbraio 1995. Segue il classico, scontato anno e mezzo di esibizioni in ogni locale, club, bettola e bisteccheria del New England. Nell'ottobre del 1996 il gruppo è pronto a fare sul serio e autoproduce il suo album di debutto, il devastante (psicologicamente) "Tormented".
Circa un migliaio di fan, arruolati nella mole di concerti di gavetta, partecipano alla festa per festeggiare la pubblicazione del disco, che nel giro di due anni vende più di 4mila copie e suscita recensioni positive nella stampa specializzata. Nell'autunno del 1997 capita un'occasione d'oro: gli Sugarmilk, amici degli Staind, li invitano a suonare con loro e con i Limp Bizkit offrendogli così la possibilità di conoscere Fred Durst: quello con i soldi, le donne, la gloria, le conoscenze giuste e la fissa di investire sulle band emergenti! Ed eccoci al fatale incontro (venti minuti prima di andare sul palco). Fred Durst è un tipo molto spirituale e così non apprezza la grafica del primo album del gruppo forse un po' eccessiva (una Bibbia insanguinata impalata su un coltello, con una barbie appesa a testa in giù su una croce). Fred non digerisce la crudezza blasfema, scaraventa il CD dall'altra parte della stanza e sentenzia l'esclusione degli Staind dal concerto.
Fortunatamente, Fred si lascia ammorbidire e Aaron e soci possono fare il loro show; alla fine dell'esibizione Mr Bizkit, entusiasta, ha rimosso la pulsione omicida e si offre di produrli con la sua nuova etichetta. Dopo avergli spedito una demo che lo conforta sulla bontà della materia prima, gli Staind accolgono l'invito a Jacksonville, in Florida, dove il loro neo-mentore possiede uno studio privato. Fred prima li fa entrare nella scuderia della Flip Records (costola della Elektra), poi li presenta alla società metal-rock che conta al concerto per festeggiare il disco d'oro di "Three Dollar Bill Y'All" dei Limp.
"Dysfunction", prodotto da Terry Date (Pantera, Soundgarden, Deftones) e pubblicato nel 1999, apre agli Staind la strada per il successo (venderà 1 milione di copie) nonostante una struttura a tratti monolitica, oppressiva, poco originale. Ma il valore della band comincia ad emergere e i tre singoli estratti, "Just Go", "Mudshovel" e "Home" vanno in rotazione pesante sia nelle radio che sui canali musicali.
In estate gli Staind mettono a ferro e fuoco le platee americane, suonando prima di supporto a Kid Rock, Monster Magnet e Sevendust e poi insieme a Korn e Limp Bizkit nel Family Values Tour. I fan del nuovo metallo li adottano come fenomeni emergenti, MTV ne fa le teste d'ariete del suo tour Return Of The Rock.
Le cose cominciano a girare, ma siamo ancora ai margini dell'impero. Il biglietto da visita per il grande pubblico è la splendida versione acustica di "Outside", estratta dal CD live "Family Values Tour '99": la canzone domina le radio rock americane per settimane. Tempismo perfetto, perché a breve esce il nuovo "Break The Cycle", prodotto da Josh Abraham e mixato da Andy Wallace. Nessuna rivoluzione copernicana, ma questa volta il disco è magnifico: raggiunge l'equilibrio tra il rock dilaniato di certo grunge (Alice In Chains, Pearl Jam), l'oltranzismo autoptico del metal e melodie di intensità dolorosa. Gli Staind dissezionano le emozioni con dedizione ferrea e lancinante, si immergono in un universo mentale in disgregazione.
Il primo singolo è "It's Been Awhile", che diventa anche un video per la regia di Fred Durst. Riparte l'attività live, con Stone Temple Pilots, Linkin Park, Static X e Deadsy; a luglio una manciata di fan particolarmente fortunati assiste ad un inedito set live acustico a MTV Unplugged, raccontato a chi non c'era da un DVD pubblicato in seguito.
Poi, dopo 5 milioni di copie vendute, gli Staind si eclissano dalle scene per lavorare al nuovo LP - Lewis ne approfitta anche per diventare papà di una bambina, nata lo stesso giorno in cui muore Layne Stanley degli Alice In Chains (5 aprile 2002). A lui è dedicato uno dei toni di grigio che compongono "14 Shades Of Grey": 14 canzoni, 14 sfumature d'ombra, la tappa finale della parabola di autoanalisi di Aaron.
L'attesa famelica dell'album, anticipato dal singolo "Price To Play", è soddisfatta nel maggio 2003. La risposta dei fan – ormai una folla oceanica – è immediata e lancia il disco in vetta alle classifiche di Billboard con 221mila copie vedute in una settimana. Gli Staind, ormai maturi e forti di un'identità autonoma, prendono una decisione radicale: tagliano il cordone ombelicale che li lega a Fred Durst.
Dopo una massiccia promozione e a due anni di distanza dall'uscita del precedente disco, "Chapter V" arriva sugli scaffali dei negozi ad agosto del 2005. Ovviamente segue un tour promozionale che vede la band girare anche l'Europa. A questo punto non resta che mettere insieme tutti i successi (con qualcosina in più) e pubblicare il loro primo greatesthits. "The Singles: 1996-2006" (novembre 2006) contiene infatti le hit della band ma anche tre cover eseguite durante un concerto a New York di settembre.
Il gruppo instancabile non fa passare molto tempo prima di tornare in studio di registrazione e così già ad agosto del 2008 esce "The Illusion Of Progress. Definito dalla stessa band come il disco più musicale della sua carriera, l'album arriva diretto alla terza posizione della US Billboard 200 ed esce anche in due edizioni limitate: una contenente 3 bonus track e una autografata.