Starsailor

Starsailor

La poesia del pop-rock.
James Stelfox e Ben Byrne vengono da Chorley, villaggio sperduto nel Lancashire inglese, e studiano alla scuola musicale di Wigan: altro luogo poco glorioso, in sé, ma patria degli eccelsi Verve. Hanno in testa di formare un gruppo e quando incontrano James Walsh, solitario dotato di una voce non comune, il progetto prende corpo.
James insegue la classe pura di Jeff Buckley ("Grace" gli cambia la vita), di suo padre Tim Buckley, di Van Morrison, di Neil Young. La prima incarnazione della band punta, invece, su di un suono spesso, fatto di chitarre pesanti, ma con l'ingresso in rosa del tastierista Barry Westhead gli Starsailor (il nome viene dal disco del 1970 di Tim Buckley) trovano quella vena morbida di soft rock che è loro più congeniale. Lontani dal marasma londinese, sviluppano un'identità precisa e originale.
Come dire: la purezza primitiva che viene dall'isolamento.
Nel 2000 suonano al The Social di Londra, prima uscita live ufficiale, e scatenano la fanfara di buongustai, giornalisti e talent scout, tanto che senza avere ancora pubblicato nulla approdano al festival rock di Glastonbury. NME impazzisce per loro, un demo circola tra le case discografiche e tra le varie etichette che si fanno avanti la spunta niente meno che la EMI. Il primo EP "Fever" esce sotto Chrysalis e si arrampica fino alla posizione 18 delle classifiche.
Nel 2001 suonano in TV, a T4 e a Top Of The Pops, e quindi di spalla ai Manic Street Preachers. Il singolo numero 2, "Good Souls", conferma che i ragazzi sono sauri di razza. È un anno intensissimo: affrontano il loro primo tour titolare (tutto esaurito), si esibiscono con Alfie e JJ72 al Carling Show sponsorizzato da NME (che li invita anche al suo Brats Tour), fanno da spalla ai Doves nel tour americano, girano i festival europei e non solo, fino a Sidney e Tokyo.
"Alcoholic" è il singolo numero tre, che raggiunge la Top Ten e anticipa l'uscita in ottobre del disco di debutto "Love Is Here", registrato in Galles e prodotto da Steve Osborne (U2 e Doves, tra gli altri). Vengono estratti altri due singoli, "Lullaby" e "Poor Misguided Fool". Il successo è enorme, quantificabile in un milione di copie vendute in una manciata di mesi. Sembrano lontanissimi i tempi in cui i membri della band si mantenevano lavorando nei locali, nei call center e nelle agenzie di onoranze funebri...
Il 2001 si chiude con una fortunata tournée nel vecchio continente, il 2002 si apre con una serie di concerti negli Stati Uniti, dove è stato appena pubblicato il disco. Qui avviene un incontro chiave: ad un concerto conoscono la figlia del leggendario Phil Spector, il produttore che architettò il Wall Of Sound, e scoprono che Spector è un loro fan. Possibile?
Esaurita l'orgia di concerti, osanna e tappe forzate in giro per il mondo, torna la calma e nascono lentamente le nuove canzoni (oltre alla figlia di Walsh). Poi, giunge il momento fatidico: mettersi al lavoro con Spector. Con lui gli Starsailor incidono "Silence Is Easy" e "White Dove", poi l'eccentrico mito viene arrestato all'inizio del 2003, accusato dell'omicidio dell'attrice Lana Clarkson. Gli altri pezzi sono prodotti dalla band stessa con l'aiuto di Danton Supple e di John Leckie; le registrazioni si svolgono negli studi di Abbey Road.
Nel settembre 2003 tutto è pronto. Esce il singolo "Silence Is Easy" (il secondo sarà "Born Again"), poi l'album che porta lo stesso titolo. A novembre gli Starsailor sbarcano in Italia, per tre concerti: a Modena, Torino e Milano.