Steve Winwood

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Steve Winwood

Innovatore, polistrumentista, genio versatile e frontman, Steve Winwood cavalca il rock and roll da oltre quarant'anni. E ha firmato alcuni pezzi che rimarranno nella storia maggiore del genere.
Nato Stephen Laurence "Steve" Winwood il 12 maggio del 1948 a Birmingham, Inghilterra, il piccolo Steve cresce in quell'epoca in cui i vari Muddy Waters, John Lee Hooker, T-Bone Walker, Howlin' Wolf, B. B. King, Sonny Boy Williamson II, Eddie Boyd, Otis Spann, Chuck Berry, Bo Diddley, Ray Charles e molti altri ancora sbarcavano nel Regno Unito per affrontare tour affiancati da band locali, come imponeva la legge del tempo. Oltre a non perdersi un concerto il piccolo Steve dimostra da subito una straordinaria predisposizione per la musica, passando con nonchalance dalla chitarra al piano. Affina la sua tecnica a scuola, con il sogno di creare un magico insieme di jazz, folk, blues e R&B, e già a otto anni è su un palco in compagnia del padre e del suo amico 'Muff' nella Ron Atkinson Band.
Agli inizi degli anni Sessanta Steve e Muff danno vita a una nuova band, la Muff Woody Jazz Band, con la quale ampliano il loro repertorio R&B, e quando in compagnia del suo amico d'infanzia si unisce allo Spencer Davis Group ha appena 15 anni e si presenta non solo con la sua voce soul estremamente matura e piena ma anche componendo due singoli indimenticabili: "Gimme Some Lovin" and "I'm A Man", che vanno ad aggiungersi all'altro grande successo della band, "Keep On Running" scritta da Jackie Edwards.
Nel 1967 Steve lascia il complesso per formarne uno nuovo, i Traffic, in compagnia di Chris Wood, Jim Capaldi e Dave Mason: il nuovo gruppo incarna lo spirito del prog inglese e rompe gli schemi con la storia precedente esattamente come avevano già fatto un anno prima i Cream. Rinchiusi in un cottage del Berkshire, nel giro di due anni Winwood e i Traffic pubblicano "Mr Fantasy", il primo disco trascinato dai singoli psichedelici "Paper Sun" e "Hole In My Shoe", l'omonimo secondo album "Traffic" con la gemma di Winwood "Forty Thousands Headmen" e, una volta rimasti in tre, l'ultimo disco di quella breve storia, "Last Exit".
L'album, come il nome lascia presagire, è l'ultimo dei Traffic visto che Winwood mette insieme un supergruppo, i Blind Faith, con Eric Clapton dei Cream, Ginger Baker e Rick Grech dei Family: l'omonimo disco di debutto esce nel 1969 per la Polydor e rimarrà l'unica produzione sotto quel nome, anche a causa delle pressioni da parte delle case discografiche che vogliono lanciare la superband senza lasciarle il tempo di maturare le sonorità che stavano cercando. Winwood peraltro ha già in mente la carriera solista e, dopo una brevissima esperienza nell'altro eclettico supergruppo dei Ginger Baker's Air Force, si mette al lavoro per un disco individuale, che però diventa il disco della reunion dei Traffic quando chiede la collaborazione dei vecchi amici Wood e Capaldi per incidere quello che diventerà "John Barleycorn Must Die": a questo LP di grande maturità artistica, e dopo il live "Welcome To The Canteen " del 1971 seguiranno in poco tempo "The Low Spark Of High Heeled Boys", "Shoot Out At The Fantasy Factory" e "When The Eagle Flies", che raggiungono tutti la top ten delle classifiche americane e segnano l'epoca dei virtuosismi e dei lunghi assoli continuamente variati sul tema principale. Nel 1992 uscirà un'antologia di questo periodo intitolata "Smiling Phases".
Le immancabili divergenze artistiche e alcuni cambi di lineup, compreso l'addio di Mason che si trasferisce a Los Angeles, alla corte di Leon Russell, per avviare la carriera solista, conducono alla chiusura definitiva dei Traffic e, dopo la brevissima parentesi dei Go in compagnia di Stomu Yamashta e Klaus Schulze, all'inizio dell'avventura solista dello stesso Winwood: l'omonimo disco di debutto esce nel 1977 e ripercorre sostanzialmente i lavori dei Traffic. Ma proprio in quell'anno l'Inghilterra è in piena rivoluzione punk e il disco non soddisfa nemmeno lo stesso Winwood: il segnale di uno iato definitivo la storia dei Traffic si coglie invece nel secondo disco solista, "Arc Of A Diver" del 1980, in cui il sound velato di elettronica e melodia è frutto del lavoro solitario di Winwood che, chiuso nella sua casa nel Gloucestershire suona tutti gli strumenti esattamente come nel successivo "Talking Back To The Night".
"While You See A Chance", "Arc Of A Diver" e "Valerie" sono i singoli più noti di questi album, anche se non riscuotono il successo commerciale che Winwood si era augurato. Dopo aver meditato di ritirarsi dalle scene per seguire la carriera di produttore si prende invece del tempo per elaborare una nuova idea musicale e nel 1986 esce con "Back In The High Life", disco che affina la sua antica idea di fusione dei generi e che, grazie anche al duetto con Chaka Khan in "Higher Love" lo rende una star assoluta della musica soul.
Winwood ha ormai raggiunto il massimo del suo successo commerciale e nel 1988 passa alla Virgin Records per pubblicare gli album "Roll With It" e "Refugees Of The Heart", due successi mondiali anche grazie alle hit "One And Only Man" e i dieci minuti di "In The Light Of Day". Un nuovo disco sotto il nome dei Traffic, "Far From Home" del 1994, è solo una brevissima parentesi dovuta a un riavvicinamento con Capaldi ma quello che davvero interessa a Winwood è ancora la carriera solista, che procede con la pubblicazione di un box retrospettivo di quattro CD ("The Finer Things" del 1995) e soprattutto con un nuovo disco per la Virgin, "Junction Seven" coprodotto da Narada Michael Walden. Dopo un tour con l'ennesimo superprogetto, i Latin Crossings, una jazz band alla quale partecipano anche Tito Puente e Arturo Sandoval e che tuttavia all'attività live non accompagna nessuna registrazione, nel 2003, con una nuova etichetta, la Wincraft Music, torna con l'ennesimo lavoro in studio, "About Time" seguito da un tour che, grazie all'enorme quantità di materiale composto e arrangiato, diventa un'esperienza unica e irripetibile a ogni nuova tappa. Come è giusto che sia per un monumento della musica pop contemporanea.