Stevie Ray Vaughan

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Stevie Ray Vaughan

È l'ultimo grande chitarrista blues del Novecento, capace di portare la sua Fender Stratocaster fra i territori ruvidi del rock, il sound raffinato di B.B. King e i glissando supersexy di Jimi Hendrix: il suo nome è Stevie Ray Vaughan, texano doc, da alcuni considerato l'erede di Hendrix, certamente uno dei bluesman elettrici più importanti di sempre.
La sua avventura comincia a Dallas, Texas, il 3 ottobre 1954. Ed è nella sua città natale che Stevie Ray si fa le ossa in una serie di band.
Dopo i tradizionali esperimenti coi compagni di liceo, comincia una lunga gavetta fatta di musica e formazioni che vanno e vengono: ci sono i Cobras, ma soprattutto i Triple Threat. Si tratta di un quartetto formato nel 1975 insieme a Jackie Newhouse (basso), Chris Layton (chitarra) e Lou Ann Barton (voce).
Dopo qualche anno passato a suonare in tutti i locali disposti a ospitarli, i Triple Threat perdono il cantante e decidono di continuare come trio (alla voce ci pensa Stevie Ray). Già che ci sono cambiano nome e diventano i Double Trouble (tutta colpa di una canzone di Otis Rush).
Negli anni successivi diventano il gruppo più famoso del Texas.
Non è abbastanza: se vuoi fare la storia ci vuole di più.
Basta avere pazienza, però: nel 1981 Tommy Shannon sostituisce Newhouse al basso e l'anno successivo i rinnovati Double Trouble si esibiscono al Festival di Montreux. Qui vengono notati da David Bowie e Jackson Browne: è esattamente quello che serve per fare il grande balzo.
David Bowie ospita Stevie Ray nel futuro album "Let's Dance" (1983), mentre Jackson Browne offre alla band il suo studio di registrazione a Los Angeles: gratis e per tutto il tempo che vogliono. Completa il quadro l'arrivo di John Hammond, che scrittura i Double Trouble per conto di Epic Records.
L'album d'esordio, "Texas Flood", viene registrato in meno di una settimana presso lo studio di Jackson Browne. Poi, nell'estate del 1983 viene pubblicato e fa il botto: il giro del blues diventa matto, critici rock e colleghi blues si sprecano per trovare i superlativi migliori.
Insomma: un successo clamoroso.
La tournée successiva non è da meno e ripaga Stevie Ray dello sforzo di aver rifiutato il tour insieme a David Bowie (sarebbe stato il suo chitarrista solista). Rientrati in studio di registrazione i Double Trouble si mettono subito al lavoro sul secondo album. A maggio del 1984 "Couldn't Stand The Weather" affronta la prova del nove: se è un altro successo è fatta, altrimenti il rischio è quello di sembrare un fuoco di paglia. Risultato: esito anche migliore dell'esordio, soprattutto presso il pubblico (diventa disco d'oro entro la fine del 1985).
L'album #3 si intitola "Soul To Soul", esce ad agosto del 1985 e sancisce l'ingresso in formazione del tastierista Reese Wynans: la critica modera gli entusiasmi, il pubblico continua a premiare la band, Stevie Ray comincia a darci dentro con alcol e droghe. Dopo un estenuante tour in giro per gli States diventa necessaria una pausa in clinica di riabilitazione: è il 1987.
Per rivedere la band in studio di registrazione bisogna aspettare i primi mesi del 1989: il risultato si intitola "In Step" e diventa il più grande successo di vendite nella carriera di Stevie Ray (ormai è chiaro che senza di lui i Double Trouble non esistono). La ciliegina sulla torta è la consegna del Grammy Award per il miglior disco di blues contemporaneo.
27 agosto 1990: dopo un trionfale concerto, cui partecipa anche Eric Clapton, Stevie Ray Vaughan sale su un elicottero diretto a Chicago. Qualche minuto più tardi l'apparecchio precipita uccidendo i suoi passeggeri. Stevie Ray ha 35 anni.
A ottobre del 1990 viene pubblicato "Family Style", l'album che aveva inciso insieme al fratello Jimmie in primavera. Un anno dopo esce "The Sky is Crying", collection di brani registrati fra il 1984 e il 1989: il disco diventa di platino nel giro di 3 mesi.
È l'inizio di una serie di pubblicazioni postume destinate a un successo paragonabile a quello delle release in vita. È anche l'inizio della leggenda di Stevie Ray Vaughan.