Suzanne Vega

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Suzanne Vega

Un'americana anomala.
È l'atmosfera intellettuale e creativa newyorkese, ossia quella più europea fra le città americane, a far da culla alla musica e alla genuina ispirazione narrativa di Suzanne Vega. Una sensibilità articolata, composita, e tuttavia intensa e diretta come solo quella dei grandi narratori sa essere. Cresciuta dall'età di due anni nella Grande Mela, la nostra Suzanne dai molteplici talenti si trova nell'adolescenza, sembrerebbe, come indecisa su quale debba essere la sua vera strada. Se fin da bambina è la scrittura ad appassionarla (come testimoniato dalle poesie raccolte in volume dalla stessa autrice), musica e danza arrivano ben presto a contendersi il primato dei suoi interessi.
Di conseguenza, la scelta più logica non può che essere quella di iscriversi alla High School for The Performing Arts. Vi ricordate Saranno Famosi? Bene, è proprio qui che, in mezzo ad altri talentuosi e più o meno fortunati futuri artisti dello spettacolo, Suzanne affina le proprie capacità di danzatrice, mentre tornerà alla letteratura qualche anno più tardi iscrivendosi al Barnard College. Se di giorno sono i poeti e i romanzieri del passato a occupare il suo tempo, di sera è la musica a pretendere attenzione. Suzanne presenta quasi quotidianamente nel circuito dei folk-club del Greenwich Villane canzoni in cui convergono in maniera creativa i suoi interessi ad ampio raggio. Scrittura in musica, ecco finalmente la via da seguire!
Notata per l'originalità dei suoi testi e la bellezza delle melodie, all'età di venticinque anni firma un contratto per la realizzazione di un album che esce nel 1985. "Suzanne Vega" diventa ben presto un successo (sia pure di culto) internazionale, grazie soprattutto al singolo "Marlene On The Wall" e ad altri brani di straordinaria intensità quali "The Queen And The Soldier" e "Small Blue Thing". Per la cronaca, in tempi recenti la critica ha inserito "Suzanne Vega" fra gli ottanta migliori album degli anni ottanta.
Il vero e proprio successo, a questo punto, non si fa attendere molto: "Solitude Standing", l'album successivo, diventa disco d'oro e viene trainato da "Luka", il singolo che giunge ai primi posti in tutto il mondo denunciando la sempre maggiore diffusione della violenza sui bambini. Un brano di Suzanne viene impiegato per la colonna sonora del film "Pretty In Pink" e il geniale quanto cerebrale Philip Glass decide di contattarla per collaborare alla realizzazione del suo "Songs For Liquid Days".
"Days Of Open Hand" (1990), il terzo album, appare soltanto tre anni dopo e, nonostante gli apprezzamenti della critica (che saluta una nuova vena poetica nei testi dell'artista), non ottiene dei buoni risultati dal punto di vista commerciale. Tuttavia, quello stesso anno, "Tom's Diner", un brano di "Solitude Standing", viene ripreso dai DNA: i due DJ inglesi costruiscono intorno alla linea melodica una struttura dance, riportando la voce di Suzanne in testa alle classifiche.
Nel 1992 esce "99.9° F", un album che condivide lo stesso destino del precedente: applausi dalla critica e scarsi risultati di vendita. Nonostante la costruzione pop dei brani, che riprende il modello inaugurato da "Tom's Diner", il grande pubblico sembra voltare le spalle al talento di Suzanne. Dopo un lungo periodo di silenzio, nel 1996 esce un quinto album. "Nine Objects Of Desire" nuovamente non ottiene quanto meritato, ma ci presenta un'artista sempre più ispirata e consapevole dei propri mezzi espressivi.
Una pausa dalla musica le consente la promozione del suo libro "The Passionate Eye: The Collected Writing Of Suzanne Vega". Il 2001 è l'anno di "Songs In Red And Grey", album che riporta Suzanne nel mondo da cui è partita la sua carriera: quello della musica acustica. Il disco è più personale rispetto agli altri (anche perché prende spunto dal suo divorzio appena avvenuto) e fatto di canzoni 'rosse e grigie' che esprimono chiaramente il suo punto di vista su molti fatti della vita.
Nel 2003 esce il suo primo greatest hits "Retrospective: The Best Of Suzanne Vega" dopo di che la musicista scompare per un po' dalla scena internazionale per tornare solamente nel 2006 in un modo davvero particolare: su Second Life. Suzanne infatti è la prima big a esibirsi in questo mondo virtuale attraverso un suo avatar ospitato da un programma radiofonico. Lo stesso anno si esibisce anche in carne e ossa a Central Park durante la manifestazione di beneficenza a favore dell'organizzazione non profit The Save Darfur Coalition.
Tra un reading poetico e la sua passione per la scrittura Suzanne riesce a trovare il tempo anche per un tour e soprattutto per iniziare a lavorare al materiale per il suo primo album per la prestigiosa Blue Note Records. "Beauty & Crime", registrato tra New York e Londra e prodotto da Jimmy Hogarth, arriva sugli scaffali dei negozi a luglio del 2007 ed è anticipato dall'uscita del singolo "Frank & Ava". Il disco è una raccolta di undici racconti intimisti e suggestivi che si muovono su melodie che uniscono chitarra acustica a suoni sintetizzati. Ovviamente non poteva mancare il tour promozionale che vede Suzanne passare anche per l'Italia.