Sylvester

Sylvester

Sylvester è stato la prima pop star dichiaratamente gay. E, a differenza dei Village People, non era una caricatura. I suoi spettacoli erano selvaggi, la sua personalità eccentrica, ma, sotto sotto, si trattava di un intrattenitore sincero e talentuoso.
Sylvester nasce Sylvester James e viene cresciuto da sua nonna, Julia Morgan, cantante di blues. Le prime prove come cantante sono in un coro gospel, ma presto voce e sessualità lo portano lontano: il debutto sul palcoscenico è con i Cockettes, un gruppo vocale di travestiti. È il capodanno del 1970. Segue la fondazione della Hot Band, il contratto con l'etichetta Blue Thumb e una schiera di fan fedeli, soprattutto nell'ambiente gay di San Francisco.
Nel giro di pochissimo tempo diventa una star della disco grazie a hit come "Dance (Disco Heat)", "Can't Stop Dancing", "Do You Wanna Funk" e "You Make Me Feel (Mighty Real)" (rifatta anche da Jimmy Sommerville prima e da Byron Stingily dopo): sono brani che influenzeranno la dance music per anni, ancora oggi ballati nelle discoteche di tutto il mondo.
Suoi compagni di avventura nella Hot Band sono Patrick Cowley (sintetizzatore) e due back vocals del calibro di Izora Rhodes e Martha Wash (conosciute anche come Two Tons O' Fun e, più tardi, come The Weather Girls).
Il declino della disco coincide con problemi fisici sempre più gravi: Sylvester si ammala di AIDS e non ottiene particolare successo svoltando verso il rock e l'R&B.
La morte lo coglie in una giornata d'inverno del 1988.
L'ultima estate della sua vita aveva preso parte all'annuale Gay Pride della sua amata San Francisco: in sedia a rotelle, circondato da amici e da decine di persone ignare che fosse un'icona della dance e del movimento gay.
Divine e Ru Paul sono state incoraggiate e ispirate dal suo estro sul palcoscenico, e più persone sostengono che il suo stile vocale (che spaziava dal registro basso al falsetto) ha influenzato quello di Prince.