Talk Talk

Talk Talk
  • New Wave, Synth Pop, New Romantic, Post-Rock/Experimental, Alternative/Indie
  • Dal new romantic al celestiale, etereo post rock. È davvero una strana parabola quella dei Talk Talk, [... altro]

Life's What You Make It

Dal new romantic al celestiale, etereo post rock. È davvero una strana parabola quella dei Talk Talk, gruppo tra i più noti e celebrati negli anni '80 e poi nascostosi nelle pieghe di una sperimentazione in anticipo almeno di 10 anni.
La storia comincia a Londra, negli anni settanta, quando Mark Hollis lascia la facoltà di psicologia e approda nella capitale squassata dal punk: suo fratello Ed, dj e produttore con un sacco di giri interessanti, lo aiuta a mettere in piedi una band, i Reaction, con i quali Hollis registra alcuni demo per la Island Records e un singolo che finisce in una delle prime compilation della giovane Beggars Banquet. Quel singolo è "Talk Talk" e tornerà quando, dopo qualche singolo (tra cui "I Can't Resist") i Reaction si sciolgono e Hollis, sempre con l'aiuto del fratello che gli presenta il bassista Paul Webb, il batterista Lee Harris e il tastierista Simon Brenner, non forma una nuov band. I Talk Talk appunto.
È il 1981, il gruppo registra qualche demo con Jimmy Miller e firma un contratto con la Emi la quale mette i Talk Talk nelle mani di Colin Thurston, l'uomo che aveva firmato il debutto di un certo gruppo chiamato Duran Duran. L'idea della label è chiara e nemmeno troppo originale: fare dei Talk Talk il contraltare dei Duran Duran e guarda caso dopo un paio di singoli ("Mirror Man" e la ripresa "Talk Talk") li manda in tour con Simon Le Bon e soci. L'album di debutto "The Party's Over" è figlio dei suoi tempi, con gran profusione di synth pop e atmosfere appunto da new romantic. Dopo il successivo singolo del 1983, "My Foolish Friend", Simon Brenner molla il colpo e lascia il gruppo e questo è già un piccolo segnale che anticipa quello che succederà di li a qualche anno: anche Colin Thurston lascia la produzione di quello che a Hollis sembrava ormai un progetto dalle vedute troppo strette e quando il leader incontra Tim Friese-Greene la direzione artistica comincia davvero a mutare.
Gli effetti dell'arrivo di questo quarto uomo, mai ufficialmente nella band ma sempre presente nei successivi lavori dei Talk Talk, si vedono già nel secondo album, "It's My Life" che esce nel 1984: la title track diventa il pezzo di quella stagione (clamorosamente soprattutto in Italia) mentre il singolo successivo, "Such A Shame" mostra già dettagli più raffinati, seducenti e malinconici. Memorabili rimarranno anche i due video, in cui Hollis si scatena con le sue mimiche facciali.
Passati due anni il terzo album "The Colour Of Spring" è il manifesto di una nuova stagione, come il titolo programmatico lascia intuire nemmeno troppo velatamente: i Talk Talk hanno salutato i modi e i vezzi di una moda che si stava ormai esaurendo e, grazie anche a un numero considerevole di ospiti (da Steve Winwood a David Rhodes) confezionano un disco sospeso, malinconico e rarefatto (come non è il singolo di lancio "Life's Is What You Make It" con cui i Talk Talk si presentano anche a Sanremo, ma come invece dice "Happiness Is Easy", il pezzo apripista).
Nel 1987 i Talk Talk si chiudono in una chiesa sconsacrata e cominciano a lavorare al loro quarto album mentre la Emi spinge per avere in fretta il nuovo lavoro: dopo aver più volte superato la deadline per la consegna ed essere finiti abbondantemente fuori budget Hollis comunica alla label che non ci sarebbero stati singoli di lancio, che i Talk Talk non sarebbero stati in grado di ricreare on stage i suoni del disco e che quindi non avrebbero fatto date live a supporto dell'album. Finalmente, dopo 14 mesi di lavoro, esce "Spirit Of Eden" acclamato dalla critica ma tiepidamente accolto dal pubblico: la Emi decide di far uscire comunque un singolo ("I Believe In You") di questo disco meditativo, complesso e ormai vicino al jazz, e con i Talk Talk si ingaggia una guerra legale che si conclude con la ragione dalla parte della band, la rottura del contratto e il passaggio alla Polydor.
Con la nuova label i Talk Talk perdono Paul Webb ma producono un nuovo disco, "Laughing Stock", che esce nel 1991 e segna la definitiva rottura con il passato del gruppo. Nonostante la forma sperimentale e l'estrema novità di questo lavoro, "Laughing Stock" non apre una vera nuova stagione, ma anzi chiude la storia dei Talk Talk: Webb e Harris si riuniscono nella breve esperienza degli 'O'Rang prima dell'incontro di Webb con Beth Gibbons con la quale collaborerà al suo "Out Of Season" sotto il moniker di Rustin' Man. Mark Hollis invece scomparirà dalle scene musicali dopo aver dato alle stampe l'omonimo debutto solista del 1998. Una profusione di raccolte (da "Asides Besides" del 1998 a "Missing Pieces" del 2001) perpetuerà il mito di questo gruppo capace di liberarsi dal gioco del genere più bistrattato degli anni Ottanta per approdare con largo anticipo a quello che diventerà di li a poco slow-core e post-rock.