Terry Callier

Terry Callier

Una leggenda vivente del black folk americano.
Terry Callier è uno dei cantautori simbolo dei favolosi anni '60 e '70, ripiombato alla grande nel musicbiz negli anni '90 in seguito a una canzone ("Don't Want To See Myself Without You", inno dell'acid jazz) e ad alcune importanti collaborazioni con artisti moderni, tra cui Beth Orton, Paul Weller, Koop e 4 Hero.
Nasce a Chicago nel 1945 - la stessa città di Jerry Butler e Curtis Mayfield - studia pianoforte fin dall'età di 3 anni, a 11 scrive la sua prima canzone e durante l'adolescenza canta regolarmente negli spontanei gruppi doo-wop di quartiere.
Mentre frequenta il college impara a suonare la chitarra, fedele compagna di tutta la sua carriera, e nel 1962 entra in contatto con Charles Stepney, arrangiatore della Chess Records, che dopo aver ascoltato la sua voce profonda diventa il produttore del singolo di debutto di Terry, "Look At Me Now".
Due anni dopo il diciannovenne Terry Collier conosce Samuel Charters, producer dell'etichetta Prestige, e l'anno successivo entra in studio di registrazione per incidere l'album completo "The New Folk Sound Of Terry Callier". Purtroppo però, quando le cose sembrano finalmente andare per il verso giusto, accade l'imprevisto: Charters parte per il Messico portandosi dietro le incisioni e il disco è costretto a rimanere in stand-by fino al 1968, anno in cui viene finalmente pubblicato, e non senza un certo clamore.
Per alcuni anni Collier è una delle attrazioni maggiori della club scene di Chicago e nel 1970, insieme al suo partner Larry Wade, intraprende una collaborazione con il Chicago Songwriters Workshop del suo amico d'infanzia Jerry Butler.
Tra il materiale composto figura anche "The Love We Had Stays On My Mind", una super hit pubblicata per Chess and Cadet (dove Callier ritrova la sua vecchia conoscenza Charles Stepney) che traina Callier alla pubblicazione del suo secondo album. "Occasional Rain", che vede la luce nel 1973, è una felice fusion di elementi folk e jazz che getta le basi per il sound ancora più contaminato del terzo album, "What Color Is Love", pubblicato nel 1974.
Intorno a Callier si forma una schiera di fan devoti e quando la critica parla di lui non risparmia elogi e lodi sperticate. Eppure Terry Callier non riesce ugualmente a vendere quella quantità spropositata di dischi che ci si aspettava. Per questo motivo nel 1975, dopo il quarto album "I Just Can't Help Myself", viene scaricato dalla Cadet.
E dal momento che le sfortune non vengono mai sole, l'anno seguente arriva un altro dispiacere quando Butler è costretto a chiudere il Songwriters Workshop.
Il 1978 è l'anno della rinascita: grazie alla label Elektra che gli pubblica l'album "Fire on Ice", Callier compie una rentrée in grande stile e prepara il terreno per scalare finalmente le pop charts. Opportunità che il soul singer non si lascia sfuggire con il follow-up dell'anno seguente: "Turn You To Love" e il singolo "Sign Of The Times" sbancano le classifiche d'oltreoceano.
Una volta esaurito il rapporto con la Elektra, Callier prosegue le sue esibizioni dal vivo per un paio d'anni prima di cadere nell'oblio degli anni ottanta, durante il quale si dedica ad altre attività (lavora come programmatore di computer e si iscrive al college per conseguire la laurea in sociologia) e sempre meno alla musica.
Tuttavia continua a comporre canzoni nei ritagli di tempo finché nel 1991 riceve una telefonata a sorpresa da Eddie Pillar, gran capo dell'etichetta britannica Acid Jazz. Il discografico lo convince a ripubblicare per la sua etichetta un brano poco conosciuto, risalente al 1983, intitolato "I Don't Want To See Myself (Without You)". La sua voce calda e i suoi testi tra il mistico e il visionario piacciono ancora e il pezzo si rivela un successo stratosferico nel circuito dei club britannici e Callier vola immediatamente in Gran Bretagna per una serie di fortunati concerti.
Nei mesi che seguono le esibizioni si moltiplicano sempre più, su entrambe le sponde dell'Atlantico, e nel 1996 Callier registra un dico live, "TC in DC". Nel 1997 registra un paio di tracce in coppia con Beth Orton, che la cantante britannica inserisce nel superbo EP "Best Pit".
Tornato sulla breccia a tutti gli effetti, Callier ritrova lo smalto dei bei tempi e produce a raffica nuovi album per le major (dopo quasi 20 anni), riedizioni di suoi vecchi dischi e collaborazioni importanti. Tra il 1998 il 2003 vedono la luce "Timepeace", "Lifetime", "Live at Mother Blues: 1964", "Alive", "Speak Your Peace" (che vanta un duetto con Paul Weller) e, quasi a chiudere il cerchio, "The New Folk Sound Of Terry Callier", ristampa del disco d'esordio contenente alcuni inediti.
Nel giugno del 2003 Callier è l'ospite d'onore al Blue Note di Milano dove è protagonista di tre memorabile serate del vivo.