Tesla

Tesla

Jeans, maglietta, poche ciarle e tanto rock'n'roll. I Tesla nascono così, già controcorrente in un'epoca in cui andavano di moda capelli cotonati, tutine in pelle e chili di trucco in faccia.
Rock star atipiche, i cinque ragazzi di Sacramento formano la prima band all'inizio degli anni Ottanta, la chiamano City Kidd e si guadagnano una certa fama a livello locale. Nel 1985 la svolta: Jeff Keith (voce), Frank Hannon (chitarra), Tommy Skeoch (chitarra), Brian Wheat (basso) e Troy Lucchetta (batteria) ottengono un contratto con la Geffen, entrano in studio a registrare il loro primo disco e decidono di trovarsi un nuovo nome. Su consiglio del manager, il nuovo monicker si ispira alla figura di Nikola Tesla, eccentrico inventore e ingegnere elettrico nato nel diciannovesimo secolo.
I Tesla debuttano nel 1986 con "Mechanical Resonance", album di pop-metal impreziosito da influenze blues e hard-rock anni Settanta. Nell'epoca del glam, mentre sintetizzatori e sovraincisioni la fanno da padrona, il gruppo di Sacramento punta tutto su chitarre, voce, basso e batteria, sfornando un rock sincero con una travolgente carica live.
Il singolo "Modern Day Cowboy" entra nella Top 40, "Mechanical Resonance" vende bene e la casa discografica decide di aspettare il momento giusto per mandare la band on the road. I ragazzi tornano ai loro vecchi lavori, ma l'attesa non è lunga: David Lee Roth li vuole come gruppo d'apertura, poi i Tesla partono per una tournée in Europa e aprono qualche show di Alice Cooper. Prima di rientrare in studio, c'è anche il tempo per un tour mondiale di otto mesi insieme ai Def Leppard.
Nel 1989 i Tesla lanciano il disco che li fa sfondare definitivamente. "The Great Radio Controversy" entra nella Top 20 e lancia tre singoli scalaclassifiche: "Heaven's Trail (No Way Out)", "The Way It Is" e soprattutto la ballad "Love Song", forse la canzone più amata e famosa della band.
Entrati nel giro grosso, i Tesla continuano a mantenere un basso profilo rispetto al cotonato mondo glam che li circonda. Anzi, muovono addirittura un passo verso il minimalismo nel percorso che porta a "Five Man Acoustical Jam" (1990). Durante il tour di promozione a "The Great Radio Controversy", su invito di Queenie Taylor, leggendaria promoter di San Francisco, la band organizza una serie di concerti acustici che, nonostante qualche perplessità iniziale, fanno andare i fan fuori di testa.
I Tesla, nella nuova dimensione unplugged, ci stanno felici come dei bambini la mattina di Natale, "Signs" - cover della Five Man Electrical Band suonata in radio quasi per caso - scala le classifiche, alla fine diventa logico e naturale registrare un album. "Five Man Acoustical Jam", uno dei più grossi successi commerciali della band, diventa un lavoro pionieristico, che aiuta a inaugurare la dorata stagione dei live acustici immortalata dalla leggendaria serie degli MTV Unplugged.
Nel 1991 i cinque di Sacramento tornano alla carica con il terzo studio album, "Psychotic Supper". Suonato quasi in presa diretta, onesto e conciso, il disco vende bene – pur senza piazzare hit al livello di "Signs" o "Love Song" – e riesce a tenere testa ai nuovi fenomeni grunge che iniziano a conquistare i negozi di dischi. Per promuovere il disco, i Tesla vanno per la prima volta on the road come headliner negli stati uniti. Più in alto di così non si può andare, e il vento che soffia da Seattle spazzerà via buona parte della guardia del pop-metal anni Ottanta.
I Tesla, contrariamente a molti colleghi, sembrano incassare bene il cambiamento di mercato: "Bust A Nut" (1994) vende più di ottocentomila copie, un gran risultato vista l'aria che tira. I problemi, però, arrivano su altri fronti: la dipendenza dai tranquillanti di Tommy Skeoch diventa ingestibile, il chitarrista si prende una pausa per entrare in riabilitazione e la band va avanti senza di lui. Come quartetto, però, i Tesla non funzionano, manca qualcosa della magia di un tempo e nel 1996 Keith e soci decidono di sciogliersi.
Proprio Keith e Skeoch, nel 1998, si rimettono a fare musica insieme, fondando i Bar7 e riprendendo il discorso musicale lasciato in sospeso con i Tesla. Nel 2000 il nuovo gruppo pubblica "The World Is A Freak", disco in cui risulta evidente quanto peso artistico avessero Keith e Skeoch nella loro band storica. I fan lo capiscono, i musicisti lo capiscono e con il chitarrista nuovamente in salute non c'è motivo per non rimettere in pista la vecchia truppa.
Jeff, Tommy, Frank, Brian e Troy tornano a suonare insieme per qualche data celebrativa, ma la reunion del 2001 ha un successo tale da portarsi dietro un tour di sette mesi. L'accoglienza è calorosa, lo smalto quello dei tempi d'oro e la band si trova per le mani tanto materiale da decidere di pubblicare un doppio album live, "RePlugged Live" (2001).
Nel 2002 il rock old-style suona la riscossa, e i Tesla prendono parte insieme a Dokken, Skid Row e Vince Neil al Rock Never Stops Tour, festival itinerante di vecchie glorie anni Ottanta.
Sull'onda dell'entusiasmo, i Tesla decidono di tornare in studio per pubblicare, a dieci anni di distanza, il successore di "Bust A Nut". Co-prodotto con Michael Rosen (già in cabina di regia con Testament e AFI), "Into The Now" (2004) è un album potente, melodico e rock'n'roll fino al midollo. Fan vecchi e nuovi lo apprezzano, il disco entra nei primi trenta della Billboard charts e la band torna on the road.
Durante il tour, Skeoch è nuovamente fermato da problemi di dipendenza, ma si ripulisce e rientra nei ranghi abbastanza in fretta.
Nell'estate del 2006, con il sesto capitolo discografico in fase di lavorazione, i Tesla partono per l' Electric Summer Jam Tour con Dave Rude a fare compagnia a Frank Hannon alle sei corde. Tommy Skeoch, spiega il sito ufficiale, è nuovamente fuori dal gruppo. Questa volta, però, in modo indolore: da poco diventato padre, ha deciso di dedicare più tempo alla sua famiglia. Salutato un pezzo della loro storia, i Tesla vanno avanti per la loro strada.