The Ataris

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The Ataris

Più pop-rock che punk, gli Ataris hanno il piglio sfizioso di un MC-frullato – e la stessa consistenza. Non che a loro interessi passare per incazzati inconoclasti, chiaro. E in effetti quello che fanno, lo fanno abbastanza bene da piacere a molti. E da mandare la bile in circolo ai punk oltranzisti! La storia inizia nel 1997, quando il fondatore dei Vandals Joe Escalante, in occasione di un concerto della sua band, incontra il musicista solitario Kris Roe – ancora senza soci - e rimane colpito dal demo che questo tizio gli fa ascoltare. Joe gli offre di registrare un disco per la sua Kung-Fu Records, a patto che Kris rimedi un gruppo vero. L'occasione richiede una mossa radicale: Roe si trasferisce in California e recluta il chitarrista Marco Peña (in seguito sostituito da Johnny Collura), il bassista Mike Davenport e il batterista Derrick Plourde, ex Lagwagon, a sua volta rimpiazzato più avanti da Chris 'Kid' Knapp. La musica c'è, il gruppo pure: nel 1997 gli Ataris pubblicano "Anywhere But Here" per la Kung-Fu, secondo i patti. Il disco giunge all'attenzione di Fat Mike dei NOFX, che si fa avanti offrendo al quartetto un'occasione di quelle che capitano una volta sola. In breve gli Ataris passano alla Fat Wreck Chords, per la quale incidono subito l'EP "Look Forward To Failure" (1998), prodotto da alcuni membri dei Descendents. Nei primi del 1999 arriva il secondo LP, "Blue Skies, Broken Hearts... Next 12 Exits", che segna il ritorno immediato in casa Kung-Fu e dà il via ad un anno di concerti insieme a MxPx, Blink 182 e Homegrown. Nel 2000 gli Ataris, che scrivono canzoni allo stesso ritmo di riproduzione dei conigli, hanno già pronto "Let It Burn", split con gli Useless ID, e nel 2001 il nuovo LP "End Is Forever". Roe e compagni, nell'anno che segue, si tramutano in un'innarestabile macchina da concerti: suonano con Jimmy Eat World, Social Distorsion, Blink 182, Hives e 311 (tra gli altri), partecipano al Vans Warped Tour come headliner e seminano il caos in Europa, Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Nel 2002 la Kung Fu concede una seconda edizione a "Anywhere But Here", da tempo fuori stampa. Dopo mesi di lavoro e il passaggio sotto la major Columbia (fatto che da sempre scatena l'idiosincrasia dei puristi indie), nel 2003 gli Ataris pubblicano "So Long, Astoria". Il disco è prodotto da un esperto in materia, Lou Giordano, uno che in curriculum annovera Goo Goo Dolls, Samian, Sugar, Paul Westerberg e Hüsker Dü; il video del primo singolo "In This Diary" è affidato al regista Steven Murashige, autore di clip per Incubus e Rage Against The Machine. Il procedimento in atto è lampante: alleggerimento (punk-emo-core al minimo storico), restyling leccato, patinatura, gli Ataris vogliono diventare dlle rockstar e l'ex mentore Joe Escalante è il primo a farlo notare. Ma "So Long, Astoria" mantiene una dignità easy listening.