The Beach Boys

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The Beach Boys

I Beach Boys sono surf, California, canzoni memorabili e Brian Wilson. Una band spesso sottovalutata, ma che ha un posto d'onore nella storia del rock e che ha influenzato un'epoca intera.

California 100%
È Hawthorne la cittadina d'origine del gruppo, un sobborgo di Los Angeles vicino alla costa del Pacifico. Qui, verso la fine degli anni Cinquanta vive la famiglia Wilson, con mamma Audree e papà Murray, squinternato e amante della musica: Brian, Dennis e Carl crescono a due passi dall'oceano, vivendo nel culto del surf (che solo Dennis in realtà pratica) e della musica vocale dei Fifties proposta da gruppi come i Four Freshmen e gli Hi-Lo's. Nei locali di casa Wilson, di notte, si tengono session vocali guidate dal maggiore dei fratelli, Brian, a cui partecipano anche Al Jardine (un suo compagno della squadra di football scolastico) e il cugino, Mike Love. I genitori aiutano i ragazzi a procurarsi gli strumenti: Brian sceglie il basso, Carl la chitarra, Dennis la batteria. Sempre con l'aiuto dei familiari, nel 1961 il gruppo, che si fa chiamare The Pendletons, si paga lo studio di registrazione per incidere "Surfin'", una canzoncina di Brian e Mike. Il pezzo esce per la Candix e ottiene un buon successo, garantendo un contratto con la Capitol al quintetto, appena ribattezzato Beach Boys. La formazione si completa con l'uscita di scena di Jardine (va in un college a est) e l'ingresso di David Marks; dell'amministrazione si occupa papà Murray.

Gli esordi con il surf
Il debutto del gruppo con la Capitol avviene nel 1962, con la release di "Surfin' Safari", che entra nella Top 20 e diventa l'alfiere della musica da surf in tutta la California, attirando per la prima volta l'attenzione del pubblico verso la costa ovest. Perché il surf, visto che i Wilson lo praticano a malapena? Perché è lo sport nazionale della California, perché Dick Dale è il personaggio del momento, perché da quelle parti non è solo uno sport ma anche una cultura, perché è figlio della borghesia bianca, che guarda con sospetto i nuovi ritmi tinti di nero provenienti dai ghetti e dal sud degli Stati Uniti. Il successivo "Surfin' U.s.a." (1963) accede alla top ten e diventerà l'inno più famoso e venduto del gruppo; è un adattamento di " Sweet Little Sixteen" di Chuck Berry, con le 12 battute blues e claphand in controtempo. Nel frattempo Jardine torna nella band e la Capitol pubblica due album, ovvero due raccolte di 12 brani ("Surfin' Safari" e "Surfin' U.s.a."). Brian Wilson però, curioso per natura e portato alla sperimentazione, tende a sganciarsi dalle session di studio con i producer della label per cercare una nuova via al sound dei Beach Boys, uscendo dagli stereotipi del surf rock. La mente della famiglia ha un senso spiccato per la polifonia e un talento innato per la canzone, paragonabile solo a quello del duo Lennon-McCartney; il suo gusto per l'incontro tra l'impianto classico, le armonie vocali, il rockabilly, il gospel, i testi da teenager e i riff alla Chuck Berry danno vita a un blend semplice e di grande effetto, e a liriche senza tempo che rivoluzioneranno la musica leggera e saranno all'origine dell'esplosione Rock'n'Roll. Nella storia Brian sarà anche considerato un innovatore sia nell'arte dell'arrangiamento che nella tecnica del basso; proprio per questo, dopo la pubblicazione dei primi singoli spacca-classifica, i limiti rigidi del surf cominceranno ad andargli stretti.

Gli anni d'oro
La qualità musicale dei componenti del gruppo non è elevatissima e Mike Love non può reggere il confronto con le altre star dell'epoca, ma nei primi anni Sessanta i Beach Boys mietono successi dopo successi. "Surfer Girl" è il terzo album per la Capitol, più curato negli arrangiamenti rispetto ai primi due, con singoli come "In My Room" e "Surfer Girl" e "Little Deuce Coupe", che sarà il titolo dell'album successivo, uscito solo un mese dopo. I ritmi di produzione sono sostenutissimi, con Brian che scrive le canzoni praticamente da solo, mentre gli altri eseguono come bravi soldatini. All'alba del 1964 i BB hanno già collezionato un bel po' di dischi d'oro (nella loro lunga storia arriveranno a conquistare 35 dischi di platino, con oltre 100 milioni di copie vendute in tutto il mondo). Sempre nello stesso anno esce "Shut Down Volume 2", con "Fun Fun Fun" e "Don't Worry Baby" (con Hal Blaine alla batteria)a fare terra bruciata nelle chart e nelle radio.
"All Summer Long" è un altro lavoro del 1964, ma dal tono completamente diverso dagli altri: è considerato il primo album sperimentale di Wilson, che esce dai territori consueti per avventurarsi in strutture più complesse, di cui sono massima espressione brani come "I Get Around" e "All Summer Long". Da questo momento Brian Wilson si ritira dal gruppo come bassista (sostituito da Bruce Johnston) e rimarrà dietro le quinte con l'anomalo e misterioso ruolo di 'compositore'. I motivi della scelta sono svariati: un esaurimento nervoso, la conclamata tossicodipendenza, la voglia di cimentarsi con nuove sfide. Brian continuerà ad essere l'anima dei BB, anzi la band verrà sempre più identificata in lui, che passerà le sue giornate a studiare nuove tecniche di produzione e a scrivere brani sempre più lontani da quelli degli esordi.

Gli anthem del mito
Il 1965 è un'altro anno d'oro. Il capolavoro "Help Me Rhonda", fa parte dell'album "Today", mentre a leggendaria "California Girls" è contenuta in "Summer Days", in cui si sentono le influenze del nuovo rock e delle produzioni in stile Phil Spector; l'altrettanto famosa "Barbara Ann" è una delle perle di "Party". Mentre l'America scopre Dylan, la protesta contro la guerra del Vietnam, i problemi razziali e i complotti della Cia, i BB continuano imperterrito con il loro disimpegno wasp 'à la californiana', fatto di sport, ragazze, picnic in spiaggia, serate danzanti, onde da cavalcare e piccole cose di tutti i giorni. Ma l'operazione di Wilson non si limita a raccontare questa middle class: la eleva a mitologia, paradossalmente proprio attraverso lo stile 'familiare' nell'immagine e nelle produzioni.
Wilson si spreme anche al massimo anche durante il 1966, l'anno di "Pet Sounds". Il disco è il capolavoro della band e uno dei più rappresentativi della storia del rock (la rivista Rolling Stone lo inserirà al secondo posto tra i migliori album di tutti i tempi). È un concept album cha racconta la formazione di un giovane in tono pessimistico, suonato con una orchestrina (trombone, armonica, clavicembalo, campanelli, violini) e percorso da un mood variopinto, fatto di ballate romantiche, sonate da camera, ritmi nervosi; curiosamente, sarà il full lenght meno venduto della band. "Good Vibrations" è un altro anthem mitico, lavorato con sapienza al synth nel disco "Smiley Smile", sempre del 1967, che segue il tentativo incompiuto dell'album di sperimentalismo vocale intitolato "Smile" (parte del quale verrà riproposto in alcuni dischi successivi e quasi per intero nel box quintuplo del 1993). Il fallimento di "Smile", i problemi di droga e, si dice, la rabbia per… l'ascolto di " Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" dei Beatles, sono le cause del crollo psicologico di Brian Wilson, che esce di scena e per 10 anni non sarà capace di risollevarsi, nonostante la giovane età (24). Il musicbiz lo considera ormai pazzo, e perso.

La lunga ultima fase
I BB tornano così alla semplicità del loro repertorio con "Wild Honey", una sorta di reazione alle provocazioni di Brian. "Heroes And Villains" (1967) strizza l'occhio alla psichedelica, così come "Sunflower", ma ormai i BB sono fuori dal giro del rock che conta. Con Brian fuori fase, il produttore diventa Carl, che riesce a sfornare una gemma come "Surf's Up", considerato inferiore solo a "Pet Sounds". Seguono diversi altri dischi, fino al ritorno del vecchio leader, nel 1976, con "15 Big Ones", una raccolta di cover blues e inni rock. Brian rientra completamente con "Love You" del '77, un disco influenzato dai nuovi ritmi dance e dall'elettronica, e sempre nello stesso anno si dà al primo lavoro solista, con "Pacific Ocean Blue"; nel frattempo escono decine di raccolte, greatest hits, live della band, assurta a culto mondiale e riferimento per quel genere di musica festosa e melodica.
"Keepin' The Summer Alive" (1980), "Beach Boys" (1985), sono decisamente raffazzonati, mentre "Endless Harmony" (1998) custodisce due rarità come "Soulful Old Man Sunshine" e "Loop De Loop". Nel 1983 intanto Dennis, l'unico surfista dela famiglia, muore annegato, dopo una vita di alcolismo. Nonostante il loro tempo sia passato, i BB si riuniscono nel 1988 e con la colonna sonora "" tornano nelle top ten americane: Brian Wilson riesce così a dimostrare di non essere caduto nella follia come molti sostenevano.
Dopo il pagamento dei diritti in sospeso a Mike Love (5 milioni di $), Brian vede pubblicato un documentario su di sé, per cui scrive il brano "I Just Wasn't Made For These Times" (1995). Si continua così, tra dischi anonimi, collection, il box quintuplo "Good Vibrations" e live, mentre Brian è diventato un'icona del rock alternativo e oltre a scrivere, viene chiamato a dare il suo tocco creativo al lavoro di diversi artisti. Il futuro economico dei BB è più che assicurato, ma non tutti riescono a goderselo: anche Carl scompare, nel 1998, per un cancro al polmone.