The Cars

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The Cars

Gli anomali della new wave.
Se infatti il post punk americano è caratterizzato dalla tendenza alla sperimentazione e alla commistione tra impulsi poliritmici, funk urbano al calor bianco e schegge impazzite di rumorismo puro, il gruppo guidato da Rick Ocasek riconduce punk e art rock entro i più tranquilli binari di un pop sorvegliato scrupolosamente dal metronomo, ed inesorabilmente spinto alla ricerca di refrain capaci di far presa al primo colpo. Pur muovendosi dunque sulla falsariga di un suono mainstream, i Cars finiscono comunque per influenzare, con le loro fragili ma ineccepibili architetture melodiche, alcune tra le band che più avanti riproporranno il suono più commerciale degli anni Ottanta, dagli Strokes ai Killers.
Attivo sin dalla fine degli anni Sessanta nell'underground di Cleveland, Rick Ocasek arriva precocemente a maturare un'idea di suono sospeso tra le tipiche melodie orecchiabili che la fanno da padrone sulle stazioni FM radio e il proto-punk di formazioni moderatamente rivoluzionarie come i Blondie. Rick riunisce attorno a sé il fantasioso chitarrista Elliott Easton, il drummer David Robinson, in possesso di uno stile scarno e terribilmente essenziale, il bassista Benjamin Orr e il tastierista Gregg Hawkes, fondamentale alla coloritura del basic pop della band. Inizialmente il gruppo si chiama Cap'n'Swing. Ma per far breccia nell'attenzione degli ascoltatori Ocasek ha la trovata di dedicare molti dei testi delle prime canzoni suonate dalla band all'intramontabile binomio donne e motori. Il passo seguente è praticamente obbligato, con il cambiamento del nome della formazione e la pubblicazione dell'omonimo album d'esordio "Cars" (1978). Il riscontro è immediato: in un momento in cui Talking Heads e affini praticano una ricerca sonora volta a rinnovare violentemente il profilo della musica da consumo, i Cars sono in realtà un gruppo conservatore che opera in controtendenza, adatto a tutti i palati, mascherato dietro le vaghe e mai troppo stridenti dissonanze similpunk di alcune tracce. Canzoni come "Just What I Needed", "My Best Friend's Girl" e "Let The Good Times Roll" non tardano a sfondare, grazie a una programmazione radiofonica in heavy rotation. Un altro tratto distintivo della band è l'eccezionale perizia mostrata in studio, con produzioni curatissime che riecheggiano le pratiche degli ingegneri del suono che sovraintendono ai capolavori rock dei primi anni Settanta e che nulla hanno a che fare con le brutali session casalinghe con cui vengono forgiati i primi seminali album di punk rock.
La band dell'Ohio via via ripulisce il proprio suono dagli inserti chitarristici più fragorosi, spostando il baricentro verso le tastiere di Gregg Hawkes. Ocasek e compagni si dotano di uno studio di registrazione personale a New York, equipaggiandolo con strumentazione d'avanguardia. Il lavoro successivo "Candy-O" (1979) incarna già a pieno la svolta elettronica, che fa dei Cars dei veri e propri sinth-heroes della prima ora. La formazione è molto attratta anche dall'aspetto visuale con cui supportare le proprie hit, e commissiona all'entourage di Andy Warhol i primi, pioneristici clip. "Panorama" (1980) completa la maturazione artistica della band, che diviene in un certo senso a sorpresa uno degli idoli della cultura degli yuppies, la spericolata e carrierista generazione di manager in erba che popola i grattacieli di Manhattan e i romanzi di formazione di Jay McInerney e Bret Easton Ellis. Un effetto forse non calcolato dallo stesso Ocasek, che continua invece a ispirarsi nei propri testi ai poeti beat, pur creando algide sinfonie techno-pop come l'avveniristica "Touch And Go".
Se "Shake It Up" (1981) mostra un suono sempre più dance-oriented, in virtù di canzoni ballabilissime come la title track e "This Could Be Love", l'obbiettivo dei Cars è però pervenire a uno stile meno intaccato dalla deperibilità del pop d'immediata fruizione. Così nei lavori solistici Ocasek dà sempre più spazio alla propria personale vena di alchimista da studio e sperimentatore elettronico. E anche i lavori della bad risentono di questo desiderio di perfezione formale a tutti i costi. "Heartbeat City" (1984) saluta il tramonto della new wave e inaugura un nuovo filone, scopertamente adult rock oriented. Inserti sorprendenti di hard rock, riprocessato attraverso i sequencer della band, vanno a fondersi con una ricerca elettronica che per molti versi anticipa l'epoca del sampling, in virtù di un lavoro attento sulla rielaborazione maniacale di ogni sorgente sonora. Nel contempo Rick sperimenta uno stile vocale sempre più distaccato e straniante: è così che l'album diventa una sorta di pietra miliare della cultura metropolitana di quegli anni. Si tratta però anche dell'ultimo miracolo pop dei Cars, che da quel punto in poi mirano a snaturare il proprio sound, iniettando album dopo album un easy rock a presa rapida, come nel caso di "This Side Of Paradise" (1986), che viene apprezzato soprattutto per il singolone "Tonite She Comes", doppiato da un videoclip programmatissimo. "Door To Door" (1987) è l'ultimo lavoro realmente significativo del gruppo, i cui membri sono sempre più impegnati con le rispettive carriere solistiche. E se Orr, l'anima melodica della formazione, muore dopo una lunga malattia nel 2000, Ocasek si scopre negli anni Novanta arguto talent scout di indie band, nonché ricercatissimo producer e icona vivente della pop wave. Dei Cars resta questa capacità formidabile di combinare elettronica, white noise e melodia, destinati a far scuola sino al terzo millennio.