The Coral

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The Coral

Il rock è un gioco di squadra.
Nei primi anni del 2000 The Coral si rivela una delle band più talentuose del panorama rock indipendente inglese. La genesi e lo sviluppo del gruppo trovano il loro humus ideale nel tranquillo borgo di Hoylake, un villaggio nei pressi di Liverpool sulla costa occidentale della Gran Bretagna. In questo luogo - siamo nel 1996 - 6 giovanotti tra i 13 e i 16 anni mettono a confronto le loro esperienze e le loro vocazioni musicali per dare vita ad un progetto comune, 'corale' appunto.
La formazione è così suddivisa: James Skelly è il chitarrista/vocalist, alle percussioni troviamo Ian Skelly, Nick Power è il tastierista/vocalist, il chitarrista/trombettista risponde al nome di Bill Ryder-Jones, Lee Southall ricopre il ruolo di tastierista/vocalist e Paul Duffy è l'uomo del basso e del sassofono.
Caleidoscopici, eclettici e inclini alla sperimentazione, The Coral vengono etichettati dalla critica specializzata come esponenti del brit rock psichedelico. Tuttavia non è facile circoscrivere una band del genere ad un ambito musicale ben definito: la loro natura aperta li porta a spaziare tra più stili, anche poco conciliabili tra loro – come fondere, ad esempio, una classica ballad con il country western – e a prendere ispirazione dagli argomenti più disparati: il Wrestling, la guerra civile americana, le corse di biciclette Bmx.
A porli all'attenzione del grande pubblico sono i due EP pubblicati nel 2001:"Shadows Fall" e "The Oldest Path". Dai primi lavori emerge il punto di forza di The Coral: quello cioè di riuscire a mantenere uno stile originale pur attingendo a piene mani da modelli musicali differenti - da Bob Marley ai Beach Boys, dai Doors ai Clash.
I due brani in questione preparano la strada all'edizione, l'anno successivo, dell'omonimo primo album:"The Coral". Gli undici pezzi riscuotono subito un ottimo successo di critica e di pubblico, proiettando il sestetto – messo sotto contratto da Sony Music – nell'elite delle Next Big Thing inglesi. Dopo l'uscita dei singoli "Goodbye" e "Dreaming Of You" (ottobre 2002), non bisogna attendere molto per la prova d'appello: l'anno successivo, con "Magic And Medicine", un disco che non delude le aspettative.
Meno sperimentale e allucinato dell'album precedente, ora testi, suoni e produzione sono più curati e il gruppo sembra preoccupato di rivisitare le vibrazioni che emanava il primo rock britannico dei favolosi sixties, sebbene filtrato attraverso molteplici influenze ska, jazz e blues.
Neanche il tempo di far decantare il nuovo album che, sei mesi dopo, i Coral ne tirano fuori un altro dal cilindro: questa volta tocca a "Nightfreak And The Sons Of Becker" stupire fan e critica con 11 brani ad alto concentrato di neo-psichedelia.
Anche nel 2005 vale la regola 'anno nuovo, disco nuovo', così i prolificissimi Coral, alla soglia dell'estate, colpiscono ancora una volta il mercato discografico con il quarto LP in tre anni: in "The Invisible Invasion" la giovane band sguazza con disinvoltura tra decine di stili e ambienti differenti, con una playlist senza cadute di tono in cui spiccano i brani "So Long Ago", "The Operator" e "Arabian Sand".